di Matteo Bettini
Ogni tanto, come un fantasma che non trova pace, si torna a parlare di nucleare.
C’è chi lo invoca come la panacea di tutti i mali energetici: pulito, moderno, sicuro.
Una favola che dimentica però la fine tragica di tutte le sue versioni precedenti.
Ma sia chiaro: non è una posizione ideologica ma una visione razionale, informata, politica nel senso più alto, che mette la sicurezza e la libertà dei cittadini davanti agli interessi economici di pochi.
Di quale “nuovo nucleare” parliamo?
I cosiddetti reattori di quarta generazione, quelli piccoli, modulari, miracolosi — non esistono ancora. Sono sulla carta, nei laboratori, nei comunicati stampa.
Se oggi decidessimo di costruire centrali, dovremmo usare le vecchie tecnologie, le stesse di venti o trent’anni fa: costose, lente, e tutt’altro che sicure.
Mentre qualcuno sogna di accendere nuove centrali, nessuno dice una parola sui rifiuti radioattivi che non sappiamo ancora dove mettere.
Centinaia di tonnellate di scorie che nessun territorio vuole, e che continueranno a emettere veleno per migliaia di anni. Chi si prenderebbe la responsabilità di un’eredità così pesante?
In tempo di pace, il nucleare è già una minaccia silenziosa.
In tempo di guerra, è un bersaglio perfetto: un colpo solo, e il disastro è servito. Nessuna tecnologia, nessun muro di cemento, potrà mai cancellare questa verità.
Il referendum popolare, quel doppio “no” pronunciato dagli italiani, non fu un capriccio, ma un atto di direzione politica chiara e civile.
E oggi, chi parla di “rivalutare” il nucleare, in realtà sta chiedendo di cancellare quella volontà popolare, come se la democrazia fosse una parentesi da chiudere quando non conviene, per poi stupirsi ogni qualvolta si vede la percentuale dei votanti calare .
Il futuro non ha la forma di un reattore, ma di un progetto civico condiviso fatto di energia rinnovabile, pulita e decentrata.
L’idea di un’Italia radioattiva non è piaciuta e non piace, gli italiani la chiedono libera dal petrolio e dall’uranio, capace di guardare avanti senza rimettere piede nelle sabbie mobili del passato.
Questo non è un atto di paura, ma di ragione.
E in tempi come questi, la ragione è già una forma di coraggio


1 commento
Ah beh, e questa sarebbe una posizione razionale e non ideologica quando scrivete cose come “tecnologie di 30 anni fa”, “tutt’altro che sicure” e “è un bersaglio perfetto” quando i fatti e i dati mostrano l’esatto opposto. Fate il piacere di non arrampicarvi sugli specchi e ammettete che avete un bias e vi piace fare disinformazione.
Il design europeo EPR2 è iniziato 10 anni fa, non 20 o 30, anche se i principi base sono gli stessi non direste che un’auto ibrida del 2025 è vecchi come la Ford model T.
Portate una fonte per il fatto che non siano sicure, statisticamente le morti per kWh del nucleare sono le più basse al pari dell’eolico contando anche Chernobyl e ad oggi non esiste una singola morte per radiazione legata ad un reattore di design occidentale.
Intanto in Ucraina la centrale di zaporizhzhia non ha subito alcun disastro e stranamente hanno preferito come bersagli centrali a gas e la diga di kakhovka che ha allagato centinaia di mi quadrati e causato 50 morti dirette (quasi le stesse di Chernobyl), se siamo razionali applichiamo la logica e smantelliamo tutte le dighe idroelettriche in Italia dato che abbiamo pure c’è stato il vajont, no? Diventate i consiglieri di Putin e informatelo che ci sono svariate centrali che potrebbe bersagliare, perché o i suoi generali sono davvero stupidì da non considerale o quello che dite è falso.
Se dovete fare i NIMBY senza un’opinione informata almeno fate il piacere di non tirare in ballo razionalità e fatti che vi contraddicono