Il 95% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico e il 40% del territorio nazionale è classificato area ad elevato rischio sismico. Ogni anno gli eventi estremi provocano danni stimati per circa 7 miliardi di euro, pesando solo in parte sulle casse dello Stato, e lasciando tutto il resto a carico di famiglie e imprese. Siamo tra i più colpiti dai disastri naturali ma anche i meno assicurati al mondo. Faticano a crescere, nel nostro paese, le polizze assicurative per disastri ambientali.
Ma l’estate 2025 sarà un banco di prova cruciale per il Paese.
La crisi climatica corre veloce. In Italia da inizio anno a metà maggio sono stati 110 gli eventi estremi registrati dall’Osservatorio sul clima di Legambiente, in aumento del 31% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tra gli eventi meteo più ricorrenti da inizio anno: allagamenti da piogge intense (34), danni da vento (23) ed esondazioni fluviali (14). Dati che confermano l’insufficienza delle politiche attuali su mitigazione e adattamento, e che rendono urgente un cambio di passo.
Come ha segnalato l’Istat nella sua relazione annuale, l’Italia è tra i Paesi europei maggiormente colpiti per perdite economiche dovute ad eventi climatici estremi: nel periodo 1980-2023, stando all’Agenzia europea per l’ambiente, si collochiamo al secondo posto nell’UE con circa 134 miliardi di euro di danni, piazzandosi subito dopo la Germania (con 180 miliardi) e prima della Francia (con 130 miliardi).
Negli ultimi cinque anni abbiamo registrato un aumento esponenziale di fenomeni meteorologici estremi.
Secondo l’ISPRA, il 2024 ha segnato un record negativo con oltre 300 eventi calamitosi tra alluvioni, incendi e frane. Le Regioni più colpite sono state Emilia-Romagna, Toscana, Sicilia e Calabria, ma nessun territorio si è salvato dagli effetti del cambiamento climatico.
L’estate scorsa ha visto andare in fumo oltre 60.000 ettari di boschi, un dato preoccupante che si inserisce in un trend in costante crescita. Le alte temperature, con una gestione del territorio ancora troppo carente, incentiva il disastro.
E la siccità da sola minaccia l’agricoltura e le riserve idriche: il Po è ai minimi storici, e i bacini idrici del Centro-Sud sono già in sofferenza.
Se da un lato manca l’acqua, dall’altro gli eventi di “bombe d’acqua” e alluvioni improvvise hanno devastato interi centri urbani. L’inadeguatezza delle infrastrutture di drenaggio e la cementificazione selvaggia hanno trasformato le piogge intense in veri e propri disastri. L’alluvione in Toscana e il disastro dell’Emilia-Romagna nel 2023 sono esempi ancora vivi nella memoria collettiva.
Nonostante i ripetuti appelli degli esperti, l’Italia continua a investire troppo poco nella prevenzione. La mancanza di fondi strutturali per la messa in sicurezza del territorio resta una ferita aperta. Secondo Legambiente, servirebbero almeno 5 miliardi di euro all’anno per affrontare seriamente il dissesto idrogeologico.
Nonostante gli annunci del governo su prevenzione e potenziamento delle risorse per Vigili del Fuoco e Protezione Civile, gli interventi rimangono spesso legati all’emergenza, più che alla prevenzione.
Gli esperti propongono diverse soluzioni:
- Riprogettare le aree urbane con sistemi di drenaggio sostenibili,
- Incentivare la riforestazione e la gestione attiva delle aree boschive,
- Creare piani di gestione delle risorse idriche più efficienti,
- Investire nella cultura della prevenzione attraverso campagne informative.
La sfida climatica non può più essere rimandata: serve una visione politica e strategica che metta al centro la sicurezza del territorio e dei cittadini. Solo così l’Italia potrà smettere di rincorrere le emergenze e iniziare a costruire un futuro più sicuro e sostenibile.

