E parliamo ancora di Olimpiadi, anzi della cerimonia di apertura.
In effetti non si poteva evitare perché, per amor di verità, una sottolineatura in rosso marcato alla stupidità tombale di una polemica che si è innescata in coda alla manifestazione, andava data.
L’antefatto è uno dei quadri dell’evento che vede un gruppo di drag queen che conclude la sua esibizione mettendosi in posa dietro una pedana quasi fosse un lungo tavolo.
I primi a insorgere sono stati il Vescovo di Parigi e altri porporati avignonesi che hanno parlato di immagine blasfema e offesa alla religione ufficiale dell’occidente.
A costoro si è subito allungato un codazzo di politici internazionali, tutti pescati dal “tradizionalismo” tipico dei destrorsi e dei sovranisti che, Orban in testa, hanno intonato il coro della indignazione.
In Italia sono spiccati per solerzia il solito Salvini e Eugenia Roccella, ministro per la famiglia.
In particolare il buon Matteo ha immediatamente postato un commento su facebook cui si sono accodate alcune migliaia di italioti.

Il motivo di tale indignazione e di vibrante protesta è il fatto che i vescovi francesi, e a cascata tutto questo codazzo, hanno accostato la immagine dell’evento con il celebre affresco di Da Vinci che raffigura “L’Ultima Cena” uno dei passaggi più importanti della passione di Gesù, ma anche dell’intero impianto teologico del crsitianesimo.
Io ho visto tutta la cerimonia dal primo all’ultimo minuto e quando è apparso questo quadro (che tra l’altro non mi è paciuto) a tutto ho pensato tranne che all’affresco leonardesco e al drammatico passaggio del Vangelo.
In effetti nella immagine resa nella manifestazione di venerdì a Parigi non c’è nulla, ma proprio nulla che richiami il dipinto di Da Vinci se non il fatto che ci sono alcune persone dietro una struttura piana che sembra un tavolo.
Non lo richiama la figura (di Bacco) sdraiata davanti, non la richiama la figura singola della donna procace con la corona che sostituisce la mistica figura centrale di Gesù e Giovanni, con tutti i ghirigori sulla vera identità di quella figura, non la richiama il numero delle figure presenti, non la richiama il fatto che sono in piedi, non la richiama la figura dell’altra donna a sinistra di quella centrale.
Al contrario, trattandosi della celebrazione di un evento che trae le sue origini nella Grecia antica ho pensato subito a qualcosa che avesse a che fare con la mitologia greca anche se, non conoscendo a fondo il mondo dell’arte, non riuscivo a trovare un collegamento preciso.
Del resto non è che ogni volta che vediamo una immagine di un gruppo di persone dietro un tavolo o un ripiano siamo obbligati a pensare che debba per forza essere una parodia dell’Ultima Cena.

Con tutto il rispetto per i cardinali e i vescovi francesi, vedere in quella immagine un riferimento all’affresco leonardesco è una evidente forzatura, faziosa e anche abbastanza sgradevole, dettata o da una sorta di integralismo religioso, cui Santa Romana Chiesa non è affatto immune, o da una superficialità di maniera comunque funzionale a fare polemiche strumentali.
È sempre il tradizionalismo culturale che emerge e comincia a essere anche abbastanza retrogrado.
E il codazzo italiota che parte da Salvini che a sua volta ha fatto appello ai valori spirituali, fideistici e religiosi, fa solo ridere se pensiamo alla vita privata del tutto trasgressiva del Capitano, che agita i rosari, invoca la Madonna, inveisce contro le drag queen ma poi è timorato di Dio quanto Rodrigo Borgia e passa le giornate al mare a fare l’aerosol tra le tette esplosive delle cubiste.
Una ipocrisia che galoppa e che fa il paio con il silenzio, di quella stessa gente, rispetto a immagini pubblicitarie di brand di abbigliamento o comunque commerciali, che veramente hanno richiamato all’affresco leonardesco, come ha mirabilmente richiamato e descritto in un suo post su facebook che riportiamo integralmente, la professoressa Anna Marinucci, una docente mia concittadina, dotata di una spiccatissima capacità di ragionamento e di critica e di un gradevolissimo senso dell’ironia.
Nei giorni successivi ci sono state le giustificazioni degli autori dell’evento (secondo me non dovute) mossi forse da ragioni diplomatiche che hanno spiegato a cosa si riferisse il quadro delle drag queen, non certo all’Ultima cena.
Quei tanti che bratelavano hanno parlato di “toppa” peggio del “buco”, e hanno continuato a inveire contro quella che hanno definito una scandalosa offesa alla cristianità e a tutta la cultura occidentale.
Ma fatemi il piacere.
Nessuna toppa e nessuna anticristianità in quella immagine.
Era una figura sicuramente un po’ trash (come è successo tantissime altre volte con personaggi dello spettacolo, pensate ai Maneskin) ma che non aveva alcun significato sovversivo o, come si è scritto, blasfemo e offensivo.
Io trovo invece davvero offensivo e arrogante volerci vedere per forza quello che è stato detto, a cominciare dai vescovi francesi.
Offensivo e arrogante perché questo vittimismo e questi continui piagnistei che provengono da una parte che invoca il tradizionalismo sociale, culturale e morale (che così come Vannacci lo definisce normale, normale proprio non è) offende l’intelligenza delle persone davvero normali che pensano che la conservazione ha l’odore stantio della arretratezza e che invece, come me e tanti altri, vorrebbero respirare la fresca brezza del progresso.

