Assolto perché il fatto non sussiste.
Per i non addetti ai lavori è la formula assolutoria più ampia possibile.
La tensione di compagni di partito e simpatizzanti venuti a Palermo si è sciolta in un lungo applauso liberatorio dopo un’attesa che sembrava infinita.
Otto ore, tanto ci hanno impiegato i giudici della seconda sezione del tribunale di Palermo a pronunciare la sentenza.
Sentenza giusta, sotto il profilo tecnico, e noi l’avevamo detto molto prima di qualche illuminato politico d’alto bordo dell’ultima ora.
Sentenza giusta ma non era quello il tribunale davanti il quale Salvini doveva essere condotto.
Quello fatto a Palermo è stato un processo che, a essere cortesi, può essere definito sbagliato.
Sia sotto il profilo tecnico che sotto quello politico.
È stato fatto un martire di chi francamente non merita nulla.
E la dimostrazione sono state le sue prime parole dopo il verdetto:
“Difendere la patria non è reato. Chi pensava di usare i migrati per fare politica ha perso e torna in Spagna con le mani in saccoccia”.
Ancora! Ancora con questa storia della difesa dei confini della patria?
Salvini non sei Leonida alle Termopili e neanche Ettore sulla spiaggia di Troia.
Per essere un eroe omerico era necessario che ci fosse un Achille davanti a te e non un barcone di disperati per lo più donne e bambini.
Quale attacco ha subito il nostro paese, la nostra gente, la nostra terra perché ci fosse bisogno di un eroe che lo respingesse e la difendesse.
No Salvini, non sei un eroe.
Piuttosto sei una persona molto povera sotto il profilo politico, povera di idee, povero di capacità, povero di buon senso, povero di storia e di cultura.
Il processo che avrebbero dovuto farti non era nell’aula di un Tribunale ma difronte al giudizio della storia.
Perché tenere in mare un paio di centinaia di disperati non è un atto di coraggio è un atto di vigliaccheria, da parte di chi ha fatto della guerra alla immigrazione il suo cavallo di battaglia: dei meridionali quando era il leader di un partitino che prendeva consensi solo al nord, e degli africani quando l’area di consenso si allargata al sud.
È l’unico tema della sua azione politica.
E solo in un paese abbrutito un personaggio del genere poteva mietere consensi, tra l’altro poi svaniti. Solo tra gente che mette l’elmo con le corna poteva avere successo.
Salvini come ministro è un fallimento. Quando era gli interni ha di fatto smantellato le forze di pubblica sicurezza lasciandole senza risorse manco per far uscire una volante.
Da ministro delle infrastrutture si bea della riforma del codice della strada (una somma di boiate) quando andrebbero rese sicure le strade.
I corridoi europei sono ancora una chimera e la innovazione di tratti ferroviari peggio.
E sì festeggiamo il ponte di Messina e siamo contenti.
Fumo agli occhi.
Questo sa fare Salvini.
La condanna vera e pesante caro ministro è quella pronunciata dal giudizio della storia.
E su quella dovresti, tu e i tuoi accoliti, versare delle lacrime.


1 commento
Stamani, ossia dopo la sentenza, ho sentito più d’uno sostenere la tesi che quel processo non andava neppure iniziato perché ne mancavano i presupposti, ma allora mi chiedo (e non sono il solo a farmi questa domanda) come mai lo si sia avviato, e su quali basi se “il fatto non sussiste”, ossia la formula assolutoria più ampia possibile come qui leggiamo, e quanto poi alla premessa riportata nel precedente articolo dell’Autore, del 26 settembre, ovvero che “nei processi non conta quel che il PM chiede ma quel che il Tribunale decide”, va tenuto nondimeno conto, io penso, cosa implica l’essere portato a processo, sia in termini di preoccupazione, semmai lunga di qualche anno, per l’esito che lo stesso potrà avere, sia in ordine alle spese da sostenere.
Riguardo alla difesa dei confini della Patria, la possiamo considerare una iperbole e una evitabile forzatura, ma sta di fatto che le azioni allora condotte, al di là del caso in questione, portarono ad una significativa riduzione degli sbarchi o arrivi, stando almeno a quanto si legge, il che fa supporre una pari diminuzione di traversare e viaggi che non di rado hanno avuto tragici seguiti od epiloghi, a meno di pensare che rispetto al fenomeno migratorio non vi sia soluzione praticabile e l’unica strada percorribile sia un’accoglienza generalizzata (il che sembra essere in buona sostanza il pensiero della sinistra, anche se suoi esponenti, anche miei interlocutori, dicono che dovrebbe esservi una qualche regolamentazione, salvo poi non dire in quale modo metterla in atto).
Paolo Bolognesi 21.12.2024