I disastri nella storia nascono sempre o quasi sempre per l’incapacità di dialogare. Il dialogo e il conseguente, si spera, compromesso tra le due posizioni possono spesso significare mantenimento della pace, dell’ordine costituito e soprattutto della ragione.
Alla base di questo dev’esserci, però, riconoscimento e/o rispetto reciproco, nonostante le differenze, e dev’esserci, inoltre, disponibilità a capirsi, empatizzare, comprendere, accettare, oppure, quantomeno, semplicemente la volontà di evitare conflitti poco utili.
Abbiamo già sperimentato, in Italia, l’assenza di queste buone pratiche: il fascismo, prima. Poi, durante la prima Repubblica, il terrorismo, rosso o nero che sia. Esperienze slegate e opposte al nostro sistema democratico, sprezzanti la democrazia borghese e l’eguaglianza in nome di un nuovo mondo distruttore da costruire.
Oggi la situazione si è ribaltata. Negli anni venti le squadracce che spargevano sangue a destra e a manca disprezzavano la democrazia e ne facevano vanto. Qualche decennio dopo le BR che sequestravano l’On. Moro minavano consapevolmente la stabilità delle istituzioni democratiche perché le ritenevano, appunto consapevolmente, nefaste e da abbattere.
Si sarebbe mai messo, Mussolini, in Piazza Venezia a elogiare lo stato di diritto per poi mandare Dumini ad ammazzare Matteotti? Avrebbe mai, Mario Moretti, difeso il funzionamento del nostro sistema parlamentare per poi uccidere l’On. Moro?
Non credo.
Oggi avviene il contrario. Una parte di coloro che si professano democratici, che difendono strenuamente la Costituzione, che cantano i nostri sacri canti della resistenza, perpetuano poi, nei fatti, delle pratiche violente e antiliberali.
Parlo, precisamente, di alcuni gruppi studenteschi universitari, di alcuni collettivi, e di coloro che in cattiva fede li finanziano. Costoro negli ultimi mesi si sono resi protagonisti di decine di episodi di censura, con picchi di violenza di stampo antisemita. Vittime tutti coloro i quali la pensino diversamente. Al centro, ovviamente, un modo di fare politica ideologico e dogmatico e delle modalità d’azione intolleranti e manichee.
Per fare qualche esempio, in ordine cronologico:
-15 Marzo, Napoli, annullato convegno di Molinari all’Università Federico II per intimidazioni e violenze da parte della Rete Studentesca per la Palestina;
– 7 Maggio, salta il convegno “L’unica democrazia del Medioriente. Israele tra storia e diritto Internazionale “, presso la Statale di Milano per, come spiega il rettore in un comunicato, mantenere “l’incolumità dei relatori”.
-15 Maggio, Torino, bloccato, per ragioni di sicurezza, il convegno dell’Unione Giovani Ebrei Italiani all’Università.
E si potrebbe continuare, citando, per esempio, le varie aggressioni subite dall’autore del Manifesto per il diritto allo studio, un importante documento per la tutela della libertà di parole negli spazi universitari, Pietro Balzano.
Il Governo Netanyahu sta compiendo in Palestina uno scempio della storia, ma se questo ci legittimasse a discriminare Israele e gli Israeliani e a guardare con sospetto le persone di religione ebraici, allora per coerenza non dovremmo parlare con nessuno, perché non esiste, al mondo, bandiera che non sia sporca di sangue e di merda.
A questi signori chiedo: Che ruolo ha, in questi casi, la libertà di parola dell’articolo 21 che tanto sbandierate quando vi fa comodo? Dov’è l’articolo 3 a cui vi aggrappate quando siete voi a sentirvi discriminati? Dove la tolleranza che tanto predicate? Qualcuno scriveva che non c’è niente di peggio del fascismo degli antifascisti, e forse aveva ragione. I nostri giorni lo testimoniano. Testimoniano, ancor di più, quanto pericoloso e incoerente possa essere l’uomo che si abitua a sostituire l’esercizio della ragione con le emozioni e le pulsioni.
E ancora, vi dico: l’evangelizzazione del bene contro un male assoluto da un punto di vista comunicativo è una vaccata. Non convinci nessuno Crei solo odio. Se vi interessa davvero convincere, toccare gli animi, responsabilizzare, piuttosto che creare due schieramenti di gente incattivita e intollerante, cambiate metodo.
Continuate invece, se volete, per questa strada, ma badate che con questo approccio manicheo non farete altro che perpetuare divisioni sociali e, soprattutto, butterete nel cesso il “si vis pacem para pacem”, dell’umanissimo segretario comunista il cui poster è sul muro della vostra cameretta e le cui citazioni sulla bacheca del vostro Instagram

