di Emanuele Pascuzzi
Oggi le infrastrutture tecnologiche sono quasi invisibili nelle nostre città, e proprio per questo sempre più essenziali per la vita quotidiana. Trasporti, servizi pubblici, pagamenti, comunicazioni: gran parte della nostra vita scorre attraverso reti digitali che raramente vediamo, ma da cui dipendiamo ogni giorno. Nella chimica dei materiali esiste un concetto affascinante: le vacanze reticolari. Quando in una struttura cristallina manca un atomo, si crea un piccolo spazio vuoto. A prima vista sembra irrilevante, ma quel vuoto può diventare un punto di debolezza in cui si inseriscono impurità e difetti, compromettendo la stabilità dell’intera struttura.
Questa immagine scientifica ci aiuta a comprendere una delle sfide più urgenti del nostro tempo: la sicurezza digitale delle nostre società. Spesso pensiamo alla cyber security come a un problema tecnologico, legato a sistemi complessi, firewall e centri di intelligence. Ma esiste un livello più quotidiano e fragile: i comportamenti delle persone, la formazione diffusa e la solidità delle istituzioni locali. Anche nelle nostre società digitali ci sono delle “vacanze” nel sistema: piccoli vuoti che, se ignorati, diventano punti di ingresso per problemi più grandi. Basta una password troppo semplice, un’email di phishing aperta per distrazione o un sistema pubblico gestito senza adeguata preparazione del personale. Se questi vuoti non vengono colmati, le fragilità si propagano rapidamente e mettono a rischio la sicurezza collettiva.
La cyber security non è solo un problema tecnico: è una questione civica. Le vulnerabilità nascono dal basso, e le soluzioni devono partire dal basso, seguendo il principio di sussidiarietà e della piramide inversa. Comunità locali, scuole e amministrazioni possono così diventare protagoniste attive della sicurezza
Soluzioni concrete
Educazione civica digitale nelle scuole: così come insegniamo le regole della convivenza civile o la sicurezza stradale, dobbiamo formare cittadini consapevoli dei rischi e delle responsabilità digitali.
Formazione dei dipendenti pubblici: simulazioni, programmi periodici e protocolli chiari riducono le vulnerabilità della PA, spesso bersaglio di attacchi informatici.
Supporto agli amministratori locali: sindaci e assessori guidano territori sempre più digitalizzati, ma spesso mancano strumenti per comprendere i rischi informatici. Formazione, linee guida e collaborazione con università o centri di ricerca rendono i Comuni più resilienti.
La sfida della sicurezza digitale riguarda anche il modo in cui abitiamo il mondo tecnologico che abbiamo costruito. San Francesco d’Assisi ci ha insegnato che la vita umana si regge su relazioni di cura e responsabilità reciproca. Se questo vale per la natura e la società, lo è oggi anche nello spazio digitale: le reti tecnologiche non sono solo strumenti, ma ambienti in cui si sviluppano fiducia, servizi e relazioni tra le persone. Le “vacanze” nel sistema – vuoti di consapevolezza, formazione o responsabilità – possono diventare punti di debolezza. Colmarle significa investire nelle persone, nelle comunità e nelle istituzioni locali. Solo così la sicurezza delle nostre infrastrutture tecnologiche dipende dalla solidità del tessuto umano che le sostiene.
Se vogliamo città digitali sicure, dobbiamo partire dall’educazione civica digitale: solo cittadini consapevoli e istituzioni preparate possono proteggere la nostra vita online.
Emanuele Pascuzzi è un ingegnere e IT Project Manager con esperienza nei servizi di mobilità e nei digital payments. Nel corso della sua attività professionale ha contribuito allo sviluppo e alla gestione di soluzioni tecnologiche per l’innovazione nei sistemi di trasporto e nei pagamenti digitali. Da sempre attivo nel dibattito pubblico sui temi della sussidiarietà, delle politiche sociali e dell’innovazione tecnologica, è membro di Azione.

