Il fallimento delle Commissioni parlamentari per le riforme costituzionali non solo non ha reso possibile il perseguimento degli obiettivi di revisione della parte seconda della Costituzione, ritenuti necessari per la modernizzazione della societa` italiana, ma ha determinato una situazione di paralisi della vita democratica. La riforma della parte seconda della Costituzione rispondeva non solo alla necessita` di adeguare alcuni istituti dello Stato ma nasceva anche dalla necessita` di europeizzare la vita politico-amministrativa, attraverso la semplificazione dei poteri decisionali e la costruzione di una rete di maggiore protezione democratica per il cittadino. Il mancato raggiungimento degli obiettivi che erano la base delle riforme costituzionali non puo` determinare l’abbandono di ogni ipotesi di riforma costituzionale. L’eventuale utilizzazione della procedura di revisione costituzionale, prevista dall’articolo 138 della Costituzione, non fa ritenere possibile migliore sorte rispetto al tentativo fatto con le Commissioni parlamentari. Le obiezioni che si potrebbero fare all’utilizzazione dell’articolo 138 sono di principio e di opportunita`. Non si capisce come sia possibile immaginare che l’attuale Parlamento, incapace di dare risposte all’esigenza di revisione della parte seconda della Costituzione possa farlo con la procedura ordinaria. Le stesse forze che si sono opposte nel recente passato non si comprende per quale motivo dovrebbero rendere agevole la revisione costituzionale con la procedura ordinaria. Ne´ appare possibile procedere alla riforma costituzionale con una maggioranza parlamentare che, a causa del sistema elettorale, non sarebbe maggioranza nel Paese. La revisione della Costituzione non puo` che essere fatta da legislatori che rappresentino la maggioranza dei cittadini italiani. Per questi motivi, fallita la via parlamentare per le riforme costituzionali, non rimane che un’Assemblea costituente eletta a suffragio universale con il metodo proporzionale, alla quale demandare esclusivamente il compito di operare, entro un termine ristretto, la riscrittura della parte seconda della Costituzione. Solo in tal modo tutte le idee presenti nel Paese saranno rappresentate e la maggioranza di questa Assemblea sara` anche la maggioranza del popolo italiano. A questo proposito, una proposta di legge costituzionale deve prevedere che l’Assemblea costituente sia composta da un numero di membri sufficiente ad assicurarne la rappresentativita`, eletti attraverso un meccanismo rigorosamente proporzionale. A tal fine si prevede l’impiego della disciplina prevista per l’elezione dei rappresentanti italiani in seno al Parlamento europeo con la sola rilevante modifica rappresentata dalla ripartizione di un numero di circoscrizioni elettorali piu` elevato, analogo a quello previsto dalla legge elettorale per l’elezione della Camera dei deputati per la parte relativa ai seggi da assegnare con il sistema proporzionale. La proposta di legge costituzionale si deve proporre la revisione della parte seconda della Costituzione, ritenendo che gli articoli che vanno da 1 a 54 siano attuali, in quanto prefigurano una democrazia moderna e partecipata e rappresentano bene lo spirito repubblicano che deve permeare una societa` avanzata. La revisione, in particolare, riguarda alcuni nodi che vanno sciolti per ridare slancio alla vita democratica del Paese, ad iniziare dal bicameralismo, che con la doppia lettura dei provvedimenti legislativi, sebbene dia garanzie di un processo di formazione della legge estremamente riflessivo, tuttavia appare troppo poco adeguato alla necessita` di avere processi di formazione delle leggi estremamente rapidi e di sostituire l’attuale Senato Con il Senato delle Regioni come in Germania. Vi e` poi la necessita` di favorire governi stabili, stante lo stretto legame che nelle societa` moderne ha la stabilita` dell’esecutivo per favorire lo sviluppo economico evitando l’elezione diretta del capo del governo che porrebbe fine alla democrazia parlamentare che è la vera espressione del potere del popolo e rendendo il Capo dello Stato non più una forza equilibratrice tra la sovranità del Parlamento e l’esigenza di funzionalità del Governo.. Infine, occorre sottolineare lo spinoso problema della giurisdizione, che non puo` sfuggire alla necessita` di coniugare la sicurezza collettiva con le liberta` individuali per giungere al tema, centrale nella vita di oggi, di dare definitiva sistemazione costituzionale alla Repubblica delle autonomie. A questo proposito, al fine di raccordare l’attivita` dell’Assemblea all’ordinamento regionale, si e` reputato opportuno fare salva la possibilita` dei Consigli regionali, dell’Assemblea regionale siciliana e dei Consigli delle province autonome di Trento e di Bolzano di presentare proposte di legge costituzionale. Tutto questo in una ottica coerente con la nuova Europa che con la revisione dei trattati deve divenire una vera unità politica che possa competere con i nuovi equilibri politico economici mondiali.


1 commento
No al premierato è il minimo.
Coi tempi che corrono e con lo stato dei partiti attuali mi sembra meglio non rischiare con una nuova costituente, perché, come si dice “al peggio non c’è mai fine”.