Signore e signori, è inutile fare gli struzzi. Qui le cose vanno dette: la giustizia italiana ha patteggiato con l’imperatore Elkann, che a fronte di miliardi sottratti al fisco italiano, adesso se ne uscirà con un anno di “lavori socialmente utili”. John Elkann ha evaso tasse su oltre un miliardo di euro ma se la caverà senza processo. Tradotto in termini tecnici: la Procura di Torino ha espresso parere favorevole alla richiesta di sospensione del procedimento per frode fiscale e falsa dichiarazione, mell’ambito delle indagini relative all’eredità di Marella Agnelli, comminandola la messa alla prova per John Elkann,
La decisione è stata presa in un’anonima aula del tribunale di Torino. Ma anonimi non sono i protagonisti. Affatto. L’indagine era stata aperta dalla procura del capoluogo piemontese un anno fa, e condotta dalla guardia di finanza.
La vicenda parte dalla rinuncia all’eredità firmata da Margherita Agnelli, madre degli Elkann e figlia di Gianni e Marella. Eredità stimata per un valore complessivo di oltre un miliardo di euro.
L’accordo fu stipulato nel 2004 secondo il diritto della Svizzera, dove Marella Caracciolo risultava residente, ma non sarebbe stato possibile in Italia, dove simile rinuncia non ha alcun valore legale.
Attraverso questo accordo, e con lo spostamento di diversi asset della famiglia in un apposito trust estero, gli Elkann erano riusciti a trasferire l’eredità dalla nonna grazie al “comodo” diritto svizzero, senza però pagare le tasse previste dal diritto italiano.
La legge italiana, infatti, prevede un’imposta di successione del 4% per tutti i patrimoni superiori al milione di euro. Secondo la procura torinese, però, Marella Caracciolo (morta nel 2019) non avrebbe trascorso in Svizzera più di metà dell’anno precedente al decesso, e quindi non poteva definirsi “fiscalmente” residente.
Con queste premesse, l’eredità avrebbe dovuto essere tassata in Italia e i nipoti avrebbero dovuto versare al fisco circa 175 milioni di euro di imposte di successione.
Durante il processo, và detto, sono stati accertati ulteriori redditi non dichiarati ai fini Irpef per 248,5 milioni di euro.
Le posizioni sono state sanate dal versamento, da parte dei tre fratelli indagati (John, Lapo e Ginevra Elkann) di 183 milioni di euro all’erario, “somma che estingue integralmente il debito tributario, complessivo di sanzioni e interessi” – scrive in un comunicato il procuratore Giovanni Bombardieri.
Questo sul piano del diritto tributario. Ma per il diritto penale? Che pena è stata inflitta a John Elkann? La cosiddetta “messa alla prova”, per il solo reato di truffa ai danni dello Stato. Proprio come accadde a Silvio Berlusconi, che nel 2014 presto’ i suoi servigi in una residenza per anziani, come parte della pena comminatagli per frode fiscale. Per Lapo e Ginevra, invece, è stata perfino disposta l’archiviazione di tutti i reati contestati.
Il commercialista degli Elkann, Gianluca Ferrero (nonché presidente della Juventus) ha avanzato proposta di patteggiamento per i reati a lui contestati: truffa ai danni dello Stato e falso in atto pubblico. Proposta accettata dai pm titolari dell’inchiesta, Mario Bendoni e Giulia Marchetti.
La “messa alla prova” per John Elkann si tradurrà in 10 mesi di lavori socialmente utili. Potrebbero quindi aprirsi per lui le porte di un’istituzione salesiana torinese, dove sarà chiamato a svolgere lavori di pubblica utilità o socialmente utili. Dovrà deciderlo il giudice per le indagini preliminari. Ad oggi c’è solo il parere favorevole dei due pm che hanno coordinato le indagini, ma bisognerà attendere ancora qualche settimana.
Il GIP dovrà ratificare anche il patteggiamento proposto da Gianluca Ferrero con una pena che sia ritenuta congrua da tutte le parti (e che,stando all’evoluzione alquanto morbida del processo, non dovrebbe prevedere detenzione).
Il fatto che Elkann abbia già versato al Fisco 183 milioni di euro per estinguere il debito tributario, insieme alla sua accettazione di scontare la pena facendo lavori socialmente utili, per i suoi legali “non configura un’ammissione di responsabilità”.
Và detto che queste decisioni non rilevano per la causa civile in cui, sempre a Torino, Margherita Agnelli chiede di dichiarare la nullità dei patti successori del 2004, parti con i quali rinunciò alle sue pretese ereditarie.
Intanto il tabaccaio, il macellaio, il meccanico, l’arrotino e il postino si stanno chiedendo se la giustizia è davvero uguale per tutti.

