Sulla pagina web del movimento, la prima cosa che leggerete è questa:
Hanno sfidato i nostri tribunali, deportato americani, fatto sparire persone dalle strade, attaccato i nostri diritti civili e ridotto i nostri servizi. La corruzione è andata troppo oltre. Niente troni. Niente corone. Niente re.
E continuano ricordando che “Il 14 giugno, il Giorno della Bandiera, il Presidente Trump vuole carri armati in strada e una dimostrazione di supremazia degna di un film televisivo per il suo compleanno. Uno spettacolo che dovrebbe apparire come forza. Ma il vero potere non si mette in scena a Washington. Si manifesta ovunque“.
Ma chi sono, questi No Kings? Cos’è questa manifestazione in piazza attraverso tutti gli Stati Uniti? Ce lo dicono loro:
No Kings è una giornata nazionale di sfida. Dagli isolati alle piccole città, dai gradini dei tribunali ai parchi cittadini, stiamo agendo per rifiutare l’autoritarismo e mostrare al mondo cos’è veramente la democrazia. Non ci riuniremo per alimentare il suo ego. Stiamo costruendo un movimento che lo lasci indietro.
E alle intenzioni segue il proclama: “La bandiera non appartiene al presidente Trump. Appartiene a noi. Non stiamo guardando la storia accadere. La stiamo creando“.
Ieri, ad eccezione del Minnesota, dove tutte le manifestazioni sono state cancellate dopo l’uccisione di una deputata statale, Melissa Hortman, del Partito Democratico, e di suo marito Mark. Un’ondata di manifestanti ha occupato le strade delle maggiori città nordamericane.

No Kings è un’espressione usata da tempo, negli States, per riferirsi alle manifestazioni di protesta contro figure o istituzioni monarchiche o autoritarie. Oggi, in particolare, contro Donald Trump. In altre parole, i “No King” sono individui o gruppi che si oppongono ai leader percepiti come autoritari, spesso utilizzando la frase “Not my King” per esprimere il loro rifiuto.
Tra le promesse finora non mantenute dal presidente svetta la pace sugli scenari di guerra internazionale. E lo dice chiaramente Holly Dickstein, insegnante di letteratura americana e dirigente dell’organizzazione in Italia:
“Trump ha fatto un sacco di promesse che non riesce a mantenere. Il problema è che lui è uno showman e lui dice le cose che la gente vuole sentire, ma non è capace di fare pace. Era amico di Putin, ha umiliato Zelensky alla Casa Bianca, il suo piano non era mai la pace, era solo di essere eletto. Sta pensando solo agli Stati Uniti e a quello che sta facendo all’interno”.
Ieri, nonostante a Washington siano state vietate tutte le manifestazioni anti-Trump affinché non facessero ombra alla mega parata militare organizzata per il compleanno del presidente e il contestuale compleanno dell’Esercito americano, in tutta l’America si sono svolte oltre 2.000 proteste per il ‘No Kings Day’.
“Siamo persone che rispettano i diritti degli altri e un mondo in pace e un mondo dov’è la legge che comanda e non le persone di potere”. Dice uno dei manifestanti. E non è il solo. Come lui ne sono convinti molti altri che hanno manifestato la loro solidarietà agli americani anche in altre parti del mondo: dal Cairo fino a molte città francesi e arrivando a Tokio, le voci dei cittadini statunitensi contrari al presidente Donald Trump si alzano proprio nel giorno del suo 79esimo compleanno.
Anche a Torino la protesta è scesa in piazza Carignano, proprio dove ha sede il palazzo in cui nacque il re Savoia. Con slogan e cartelli, l’organizzazione “democrats abroad” del partito democratico statunitense all’estero ha coinvolto decine di italiani nell’evento. “C’è forte malcontento per l’autoritarismo dell’amministrazione Trump e lo sperpero di denaro pubblico: la parata è costata 45 milioni di dollari“.
Dal conflitto tra Iran e Israele, alla guerra a Gaza, fino alle proteste in California contro la deportazione dei migranti, il mondo è in fiamme: “Io ho ottant’anni e non l’avevo mai immaginato, è possibile che negli anni sessanta le cose stessero peggio di adesso – dice una manifestante – Ma avevamo la speranza di un mondo migliore ora non più”.
“Non tolleriamo i tiranni” hanno urlato i cortei nelle strade americane ieri. A Los Angeles i manifestanti hanno trasportato una costituzione gigante per le vie della città, altri hanno agitato palloncini a forma di Donald Trump. A Philadelphia oltre 100.000 persone sono scese in piazza nonostante la pioggia per chiedere il ripristino della democrazia. Perfino a Washington qualcuno più facinoroso ha comunque manifestato contro la la parata per i 250 anni dell’esercito: “Non abbiamo bisogno di parate, quelle le fanno in Cina e in Corea del Nord”.
“Noi siamo qui per proteggere il nostro paese“, ha detto uno dei manifestanti alla CNN, evidenziando che non è giusto per le truppe americane sfilare mentre in Medio Oriente c’è una guerra.
Anche se siamo ben lontani dalla rivoluzione francese, il profumo di libertà sembra tornato nelle strade di un’America che ci sembrava addormentata. Staremo a vedere.


1 commento
So che c’è rabbia negli USA per come evolve la guida trumpiana. Avranno il coraggio e la volontà per mettersi alla guida della protesta i democratici o resteranno compressi dal Deep State del quale erano strumenti?