Nelle recenti elezioni municipali a New York, la vittoria di Zohran Mamdani, Sindaco autodefinitosi socialista, ha sorpreso l’opinione pubblica americana e internazionale. Ma ciò che stupisce ancora di più è il dato sull’affluenza: ‘mai così alta’ negli ultimi anni.
Questo risultato porta con sé un messaggio politico chiaro, forte e valido ben oltre i confini degli Stati Uniti: quando un candidato è davvero vicino al popolo – sempre, non solo in campagna elettorale – il popolo risponde, partecipa, vota e si mobilita.
Mamdani ha costruito la sua credibilità non su slogan, ma su un impegno quotidiano accanto ai cittadini: nei quartieri popolari, nelle scuole, nei mercati, nelle fabbriche. È stato presente ’prima, durante e dopo’ il voto, ascoltando i bisogni reali, denunciando le disuguaglianze e proponendo soluzioni concrete: trasporto pubblico gratuito, affitti congelati, assistenza all’infanzia, negozi alimentari gestiti dalla città.
Questo è il messaggio che i Socialisti italiani devono raccogliere.
Dopo anni di marginalità politica, dispersione e frammentazione in mille rivoli e sigle, il Socialismo in Italia potrebbe tornare ad essere forza di governo. Ma per riuscirci deve uscire dai salotti, dalle autoreferenzialità, dai linguaggi stanchi e soprattutto dalle divisioni interne e dalle diatribe. Deve tornare tra la gente, interpretarne i sogni e i bisogni, farsi carico delle disuguaglianze, delle periferie, della sanità negata, del lavoro precario, dell’abbandono giovanile, dell’emigrazione intellettuale.
La gente non ha smesso di credere nei valori del Socialismo: ha smesso di credere in chi li rappresentava male. La giustizia sociale, l’uguaglianza, la dignità del lavoro, l’accesso alla cultura e alla salute, sono ancora i temi più sentiti, soprattutto dalle nuove generazioni.
La vittoria di Zohran Mamdani non è un caso isolato: è un segnale potente, che parla anche all’Italia. Ma solo se sapremo ascoltarlo.
Chi si dice socialista non può presentarsi al popolo solo per raccogliere voti ogni cinque anni. Deve esserci sempre, nei quartieri dimenticati, nei piccoli comuni, nei luoghi del disagio e del conflitto sociale.
E soprattutto non può abbandonare la Sicilia nelle mani di un feudatario che da socialista, quale si definisce, non fa nulla per la propria terra, ma poi si allea finanche con la destra pur di ottenere il classico strapuntino.
I problemi qui in Sicilia sono tanti e non possono essere tralasciati per pensare solo agli interessi personali e tanto meno solo agli interessi e ai problemi del resto d’Italia e poi avere pure il coraggio di venire a chiedere i voti in campagna elettorale.
Bisogna pensarci prima, risolvendoli i problemi e non gestendoli per tenere la gente in attesa, alimentandone la speranza per poi deluderla. Solo così potrà ricostruirsi quella fiducia spezzata e tornare a rappresentare una speranza credibile.
Il futuro del Socialismo italiano non dipende dalle sigle o dai leader, ma da una scelta etica e politica precisa: essere al servizio del popolo, non sopra di esso.
Come insegna New York, il popolo lo riconosce e lo premia.
Angioletta Massimino


2 commenti
Cara Angioletta, chi darebbe questo feudatario che si autodefinisce socialista, ma che non disdegns gli strapuntini della destra? Seu una bella penna. Lieto di leggerti. Affettuosita’. Franco Altamore
Francesco Altamore puoi arrivarci da solo! 😁
Grazie