Le mattanze in Sudan sono all’ordine del giorno. Usiamo questo termine che, come e’ noto, descrive la fase finale della pesca del tonno durante la quale i grossi pesci vengono sottoposti a tortura e ripetutamente colpiti con arpioni, per descrivere i massacri, gli stupri, le violenze che, quasi quotidianamente, il Rapid Support Forces, e cioè il gruppo paramilitare che non si e’ integrato, dopo il colpo di stato militare dell’ottobre 2021, nell’ esercito regolare., sta compiendo nel Paese.
La Repubblica del Sudan e’ uno Stato arabo africano situato sotto l’Egitto lambito dal Mar Rosso e attraversato dal Nilo con circa 42 milioni di abitanti di cui la stragrande maggioranza abbraccia l’Islam ma con forti concentrazioni di cristiani e di animisti soprattutto nella parte meridionale. Appunto nell’ ottobre del 2021 l’esercito sudanese arresto’ l’allora Premier di un Governo di transizione Abdalia Hamdok e prese il potere. Fu eletto un nuovo Presidente Abdel Fattah al Burhan ma il capo del Rsf , temendo di perdere il potere attuo’ una sorta di golpe nel golpe continuando a combattere e conquistando gran parte del Darfur occidentale, regione musulmana nel deserto del Sahara.
I metodi utilizzati sono massacri di ogni genere con fosse comuni dove vengono accumulati i cadaveri degli uccisi e scene raccapriccianti di abusi ed esecuzioni di massa che vengono spesso filmate e riprodotte come avvertimento alla popolazione atterrita. Ormai nella capitale Khartoum e nella citta’ gemella di Omdurman, situata sull’ altra sponda del Nilo, gli scontri tra le fazioni militari sono diventati una consuetudine con l’utilizzo di armi pesanti anche in quartieri densamente popolati. Ma se nelle due principali città la situazione e’ sempre più preoccupante, nel Darfur si sta sfiorando la catastrofe.
L’ONU teme un genocidio. Coloro che riescono a fuggire nel vicino Ciad riferiscono di ondate di omicidi a sfondo etnico compiuti contro le persone di etnia masalit, popolazione musulmana ma non araba (la loro lingua ha caratteri latini).. Lo scorso 2 novembre e’ stata compiuta una strage di oltre 1300 persone ammazzate piu’ centinaia di feriti. I miliziani del Rsf sarebbero entrati nelle case separando gli uomini dalle donne, uccidendone moltissimi, soprattutto giovani. Le strade erano piene di cadaveri: si e’ trattato dell’episodio piu’ brutale dall’ inizio delle ostilità tra le due fazioni militari. Ormai sono poco meno di 5 milioni gli sfollati che hanno cercato protezione nei Paesi limitrofi e gran parte dei rimanenti necessita di aiuti umanitari.
Per questo motivo si stanno mobilitando i mediatori internazionali ma che non sono arrivati a realizzare un cessate il fuoco e la ripresa delle trattative tra i contendenti. Anche il nostro Paese partecipa a questo sforzo finanziando la realizzazione della cosiddetta cittadella della salute a Kassala, località situata nei pressi del confine con l’Eritrea.
Verranno realizzati 120 posti letto, un centro diagnostico, una banca del sangue e un reparto pediatrico oltre ad altri presidi ospedalieri. Una goccia di speranza in un mare sempre più desolante di necessità e problemi. Da cui non si riesce ad uscire. I colloqui tra le parti in conflitto patrocinati dagli Stati Uniti e gestiti dall’ Arabia Saudita con l’Unione Africana non hanno dato alcun risultato positivo e le tregue che sono state firmate negli ultimi mesi non sono state rispettate. Il Sudan, oggi, può veramente definirsi un Paese senza alcuna prospettiva di rilancio e di ripresa.

