Ben quindici sono stati i droni che questa notte hanno attaccato le barche della Flottilla.
Sono state colpite le imbarcazioni di Italia, Inghilterra e Polonia con velivoli che hanno sganciato sostanze urticanti, bombe sonore e ammennicoli vari, non letali, ma abbastanza da danneggiare le barche.
Magari ora dovremo ascoltare le parole del Capezzone di turno che ci dirà che le fonti non sono attendibili, che le bombe se le sono lanciate da sole, che in fondo si tratta di una banda di radical-chic in cerca di visibilità, che portare viveri a Gaza significa dare sostegno ad Hamas.
E così con un colpo solo va a farsi fottere quel “prima gli italiani” tanto a caro a Salvini il quale invece continua nei suoi peana in memoria di Kirk che pure i riti funebri riservati da Priamo a Ettore sono stati più brevi e meno lancinanti.
Nella sfida su chi odia di più, tra destra e sinistra, ora tocca al destronzismo dare il meglio di sé.
Alla Camera c’è stata bagarre per la indifferenza degli esponenti della maggioranza mentre il governo ha Crosetto in Lituania e non può parlare.
Il Ministro riferirà in parlamento domani.
Certo che etichettare la Flottilla alla italiana quando è da ben 45 paesi che sono partite barche è da analfabeti funzionali.
Cosa credono i destronzi che in Polonia, Spagna, Francia, Inghilterra, Portogallo e compagnia cantante ci sono le stesse divisioni che ci sono in Italia o il tenore del confronto è lo stesso?
Sono proprio dei provinciali.
Perché su questa storia della Flottilla va detto quel che va detto.
E non è certo solo per contrapposizione politica che si può avvallare l’operato di Netanyahu e dei suoi uomini.
A Gaza c’è una strage di civili, donne e bambini e qualunque cosa venga fatta, qualunque iniziativa venga presa, anche se solo simbolica, può servire a fermare o rallentare quel massacro.

