Un eroe e un martire come Giacomo Matteotti questo Alexej Navalny, leader dell’opposizione russa, morto nella colonia penale numero 3 di Kharp in Siberia. Sì in Siberia, dove ai tempi di Stalin venivano spediti i presunti oppositori alla sua spietata dittatura. Eroe, perché, pur sapendo che il tiranno sanguinario gliel’avrebbe fatta pagare, Navalny é rientrato in patria dopo l’esilio tedesco. Come Matteotti aveva denunciato le violenze fasciste nella campagna elettorale del 1924, tra le quali spicca il brutale assassinio di Antonio Piccinini, candidato del Psi reggiano, prima ammazzato e poi appeso a un ferro lungo i binari di una ferrovia, anche Navalny aveva denunciato gli orrori di Putin, già prima dell’aggressione all’Ucraina, con le guerre in Cecenia, Georgia e Crimea. Martire come lui, perché ucciso, come tanti altri (a fronte degli omicidi di Putin impallidiscono quelli di Mussolini) dopo una passeggiata e la testimonianza di coloro che l’avevano visitato era che si trovasse in buona salute. Già il fatto che un oppositore sia tenuto per anni in una cella di tre metri per due in Siberia malnutrito e senza libri, grida allo scandalo, ma sono troppi gli episodi precedenti che accusano Putin per pensare che Navalny, che era già stato avvelenato e si era salvato, non sia stato vittima dell’ennesimo atto di violenza ad personam ordinato dallo zar. Prima di Navalny era stato il turno di Euvgheny Prigozhin, morto in un incidente aereo lo scorso agosto, prima fedelissimo di Putin e poi suo oppositore tanto da muovere i suoi mercenari del gruppo Wagner verso Mosca. Andava punito. Nel 2013 fu la volta dell’ex oligarca Boris Berezovsky, ufficialmente suicida, ma che dall’Inghilterra attaccava il regime russo. La giornalista di Novaya Gazeta Anna Politkboskaya che aveva seguito la tragica guerra in Cecenia e le violenze dei russi, poi testimone delle presa di ostaggi del teatro Dubrovka e dell’assalto alla scuola di Berlsan in Ossezia, fu trivellata di colpi davanti a casa sua. Era il 2006. Nello stesso anno moriva in un ospedale di Londra l’ex agente del Kgb Aleksander Litvinenko, avvelenato dal polonio. L’ex agente si era rifugiato in Inghilterra dopo aver denunciato il regime russo. Nel 2018 viene avvelenato anche Sergej Skripal che sopravvive ad una dose del potente veleno Novichock a Salisbury. Lo stesso veleno usato per tentare di ammazzare Navalny e Vladimir Clara Murza, che riuscirono a sopravvivere E che dire dei presunti suicidi degli oligarchi in questi ultimi due anni (ben sette, cinque legati a Gazprom)? E’evidente che occorra sempre di più aiutare la resistenza ucraina, perché la vittoria di Putin, che affronterà le elezioni e sarà rieletto contro nessuno (é stata invalidata la presentazione di un candidato alternativo), sarebbe la vittoria di un regime sanguinario, autoritario, aggressivo e guerrafondaio. Voi pacifisti, che volete la resa dell’Ucraina, rendetevi conto delle sue conseguenze. Questo non significa che non occorra avviare un negoziato. Ma come ad Israele non si può chiedere di trattare con un gruppo terroristico come Hamas, non si può pretendere che l’Ucraina abbassi la testa di fronte a un criminale.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


5 commenti
Era un politico molto popolare e forse lo temevano anche ee era in carcere. Spero sia eseguita un autopsia per appurare quale è la causa della morte.
Non è possibile che nel 2024 vi siano presidenti che agiscono sopprimendo i nemici politici come nel MEDIOEVO. IL POPOLO RUSSO COME REAGIRÀ ALLA NOTIZIA DELLA MORTE DI NAVALNY?
Navalny era un agente MI6, un nazista e un truffatore, e sarebbe il caso di raccontare le cose come stanno per dovere di cronaca anziché cercare di far aderire la realtà alla narrazione sdoganata da un Occidente ormai in fase terminale, e per fortuna.
E voler credere e far credere che Putin sia tanto idiota da aver avuto bisogno di ammazzare Navalny in concomitanza con le prossime elezioni è ben oltre il grottesco, ma non mi stupisce.
Viviamo in un Occidente dove persino dire “stop al genocidio” ad uno stupido festival di canzonette è considerato “fomentare odio” proprio da parte di quelli che lo stanno attuando il genocidio, ma guai a dirlo, di genocidio ce n’è uno e tutti gli altri son nessuno!
Ai russi non solo non interessa nulla di Navalny, ma a malapena sanno chi fosse. Oppositore? Sì, ma solo per la Von der Leyen che è una pessima attrice e lo ha già ampiamente dimostrato in Ucraina.
Ma dimentico sempre che tutti vedono fascisti e nazisti dappertutto tranne che in Ucraina appunto, dove hanno ammazzato il giornalista Gonzalo Lira e nessuno si è stracciato le vesti mi pare, come per Assange.
E’ sempre molto comodo considerare le vittime come fasciste o naziste e assolvere i carnefici. Per me sono martiri tutti coloro che vengono ammazzati da regimi autoritari senza regolare processo. Io personalmente sono anche contrario alla pena di morte.
Aggiungo che nel 2021 il Parlamento europeo ha attribuito a Navalny il premio Sacharov per aver combattuto la corruzione e rischiando di morire. Poco prima anche Amnesty international lo aveva riconosciuto come perseguitato politico.
Argomentazione alquanto deboluccia.