Mentre le vittime sono salite a 137, tra cui dei bambini, e i feriti sono 180, la Russia ha vissuto una domenica di lutto nazionale.
Bandiere a mezz’asta, eventi e trasmissioni tv cancellati.
Sul luogo della strage è proseguita la processione di gente che ha deposto fiori e si continua a scavare tra le macerie. Quasi 500 sono persone al lavoro e moltissimi sono i cittadini pronti, in lunghe code, a donare il sangue per i feriti dell’attacco.
Frattanto proseguono le indagini per identificare i mandanti della strage di Mosca.
Si lavora, fra l’altro, sulla pista del presunto predicatore che avrebbe arruolato i killer via Telegram, promettendo loro mezzo milione di rubli, circa cinquemila euro.
Le immagini dei terroristi in azione venerdì alla Crocus City Hall hanno fatto il giro del mondo, comprese le ultime diffuse ieri dall’Isis nelle quali si vedono gli attentatori che danno la caccia agli spettatori.
Ma imperversano sui media e sui social anche quelle della cattura di quattro dei terroristi e del trattamento che le teste di cuoio russe gli hanno riservato, (ad uno di essi è stato tagliato un orecchio).
Già due sospettati avrebbero ammesso la loro colpevolezza ma sui social circolano foto di torture con l’elettricità e un altro era ieri in aula in sedia a rotelle.
Gli aggressori, secondo i media russi, provengono dal Tagikistan, ex repubblica sovietica dell’Asia centrale a maggioranza musulmana, confinante con l’Afghanistan.
Nel balletto delle responsabilità Putin cerca di ignorare le rivendicazioni dell’Isis e insiste sulla tesi delle responsabilità Ucraine.
Ha parlato di un corridoio di fuga attraverso il paese che si affaccia sul Mar Nero ma pare che i terroristi siano stati catturati in prossimità della Bielorussia che di confini con la Russia ha solo quelli tracciati sulla cartina geografica.
Il risultato è una intensificazione delle operazioni militari contro Kiev.
L’esercito russo ha colpito otto Regioni con 29 missili da crociera e 28 droni. L’attacco ha riguardato Dnipropetrovsk Kherson, Mykolaiv, Odessa, Sumy, Kiev, Volyn e Leopoli. Le forze armate ucraine hanno sottolineato che si è trattato del terzo potente bombardamento sul Paese in quattro giorni. Secondo le autorità locali non ci sono state vittime o danni a Kiev, mentre un’importante infrastruttura è stata colpita a Leopoli ed è esploso un gigantesco incendio.
Un missile russo ha sconfinato in Polonia, occupando il suo spazio aereo per 39 secondi e un
jet di Mosca, inoltre, ha intercettato due bombardieri Usa in volo sul Mare di Barents.
Dall’altro fronte, Kiev ha invece informato che le forze armate ucraine hanno colpito nella notte a Sebastopoli, in Crimea, due grandi navi anfibie russe, la Yamal e l’AZov, oltre al centro di comunicazione e alcuni siti infrastrutturali della flotta della Federazione nel Mar Nero: uccisi undici ufficiali russi.
Kiev ha negato di nuovo e fermamente qualsiasi collegamento con gli aggressori.
Mihailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha ribadito che “Putin sta seguendo una precisa strategia: prima di tutto vuole distogliere l’attenzione dalle recenti azioni massicce contro il nostro Paese. Il 22 marzo ha fatto lanciare missili sulla centrale idroelettrica a Zaporizhzhia. Una diga”.
La vicepresidente Usa Kamala Harris ha ribadito che “non c’è nessuna prova che Kiev sia dietro l’attentato”.
A credere a una precisa strategia dello “zar” per allargare la tensione in Ucraina è anche il ministro delle Finanze britannico Jeremy Hunt: “Putin sta creando una cortina di fumo propagandistica”.
Dopo l’attentato di Mosca e l’avvicinarsi delle festività di Pasqua, torna centrale anche in Italia il tema sicurezza per il rischio di attacchi terroristici.
Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha dichiarato che “la minaccia non è tanto quella di gruppi organizzati”, quanto l’autoattivazione di lupi solitari “come capitato in altri stati Europei” e “il fronte più preoccupante è il reclutamento online, per il quale da anni avviene un contrasto anticipato”.
Sono 28.000 i possibili obiettivi sorvegliati e oggi è prevista al Viminale una riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Pure la Francia alza al livello massimo l’allerta anti-terrorismo e Parigi parla di pericolo attentati.
L’ombra della paura si addensa sull’Europa.
Resta un drammatico interrogativo.
Perché Mosca ha ignorato gli allarmi lanciati dalle Ambasciate Usa e Inglesi, perché alla Crocus City Hall non c’era l’ombra di un poliziotto e i terroristi sono entrati e hanno agito come la lama di un coltello nel burro fuso, perché i sistemi di sicurezza russi noti in tutto il mondo per la loro efficienza anche in tempi di non allarme erano assenti, perché a un evento che ha radunato 6.000 persone non c’erano pattuglie esterne quantomeno per regolare l’afflusso degli spettatori. Perché proprio venerdì è venuto a mancare totalmente il servizio di sicurezza pubblica?

