Premessa
Come anticipato, proseguo con la seconda parte dell’articolo dedicato alle incongruenze, ai mancati approfondimenti, e agli interrogativi che ne scaturiscono, che ho riscontrato in seguito alla lettura e conseguente analisi della documentazione a mia disposizione riguardante la scomparsa, il 7 maggio 1983, di Mirella Gregori.
Sappiamo che la quindicenne di via Nomentana n.91 viveva una vita ordinaria, scandita da attività tipiche della sua età. Frequentava assiduamente il gruppo di amici di Centocelle, composto dalle compagne di scuola e dal fidanzatino, Massimo Forti, suo coetaneo. Le sue giornate si dividevano tra la scuola, lo studio con le amiche e momenti conviviali, spesso era ospitata e a sua volta ospitava le compagne di classe a casa per pranzi e per studiare insieme nel pomeriggio.
Particolarmente legata a Sonia De Vito, Mirella condivideva con lei non solo il tempo libero in città, generalmente visitandola presso il bar Italia, situato sotto casa e di proprietà dei genitori dell’amica, ma anche occasionali escursioni verso località vicine come Guidonia o Fregene. Trascorreva inoltre molti momenti con la sorella e il fidanzato di quest’ultima, Filippo Mercurio, partecipando talvolta a pomeriggi in discoteca la domenica. Nonostante una vita sociale attiva, Mirella era molto attenta nel non destare apprensioni alla famiglia, rispettando gli orari e mantenendo una routine priva di anomalie o segnali preoccupanti.
Questo contesto rende ancora più enigmatica la vicenda che ne ha segnato il destino. Mirella Gregori, descritta da chi la conosceva come una ragazza serena e ben integrata, è oggi il centro di una delle storie irrisolte che continuano a sollevare interrogativi, mettendo in discussione la realtà apparentemente tranquilla in cui viveva.
Uscite e vita sociale
Dalla lettura dei diari della giovane scomparsa, emerge con chiarezza che Mirella aveva intessuto una fitta rete di amicizie e relazioni sociali che, però, salvo casi eccezionali, non interagivano tra loro ma restavano fortemente relegate ai rispettivi ambiti ed ambienti.
Quanto sostenuto dal cognato della scomparsa, Filippo Mercurio, in sede di audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta, ossia che:
«Anche quando usciva, usciva sempre assieme, con noi o con la madre»
non corrisponde alla realtà, tant’è che, nella medesima audizione, il marito di Maria Antonietta Gregori, la sorella, si smentisce da solo, parlando delle frequentazioni di Mirella con Sonia De Vito, il gruppo di Centocelle e “quelli del lunapark”.
I diari di Mirella, soprattutto quelli del 1983, ci presentano una ragazza che godeva di una certa libertà e indipendenza. Le uscite con le amiche di scuola e il fidanzatino, sono relegate prevalentemente al pomeriggio e, solitamente a Centocelle; nonostante la distanza di quasi un’ora con i mezzi pubblici, avevano una cadenza quasi quotidiana, a dispetto di quanto la narrazione comune ha fino ad oggi riportato. Dal diario di Mirella:
25 Febbraio 1983
«Oggi siamo andate io, Cinzia e Rossana a fare matematica a a casa di Giovanna. Naturalmente dopo aver fatto gli esercizi siamo uscite con Massimo, Fabrizio e Roberto e siamo andate a prendere Simona a piano. Al ritorno siamo andati a trovare Cesare che sta ancora male.. Massimo mi ha accompagnato fino a S. M. Maggiore alla fermata del 3»
26 Febbraio 1983
«Oggi abbiamo detto tutto a Simona. Nel pomeriggio siamo andate io Giovanna e Rossana a via Alatri e là, dopo aver incontrato i nostri “boy”, siamo andati a piedi fino al Quarticciolo a prendere Simona»
1 marzo 1983 (scrive Rossana sul diario di Mirella)
«Oggi Mirella viene a pranzo da me insieme a Simona. Nel pomeriggio verranno anche Cinzia, Giovanna, M. Vittoria e (spero) Paola, per far matematica […] Nel pomeriggio siamo uscite con i nostri boy-friends»
2 marzo 1983
«Oggi sono venute Simona, Rossana, Giovanna e Vittoria a fare i compiti. Cinzia era a pranzo. E’ venuta anche Laura e Alessia. Dopo aver fatto poco e niente di matematica sono venuti Massimo, Cesare, Fabrizio e Roberto»
Con l‘amica del cuore Sonia, si incontrava quasi quotidianamente, come già detto, al bar sotto casa. Le loro uscite sconfinavano anche nel dopocena e, di tanto in tanto, prevedevano alcune gite fuori porta, prevalentemente a Guidonia Monte Celio e nella località balneare di Fregene. Queste contemplavano di trascorrere la notte fuori. Niente di straordinario, attività comuni a qualsiasi adolescente di ieri e di oggi.
Leggiamo così dalla stessa mano di Mirella:
«La sera sono uscita alle 19.30 con Sonia e siamo andate in via Salaria, dove lei ha consumato in un bar un frullato e io una pasta. Poi c’era venuto il pallino di andare in un bar e consumare un cioccolato caldo ed infatti così abbiamo fatto, siamo andate a un bar alle 20.30 e ci siamo sedute ai tavoli e abbiamo preso un cioccolato con una pasta! Mi sono divertita!»
Gli inquirenti hanno in più occasioni cercato di verificare se la famiglia De Vito fosse proprietaria di un immobile in qualche zona balneare ma non ci sono stati riscontri positivi all’indagine. Dobbiamo quindi presumere che le ragazze si siano recate nella spiaggia di Fregene, partendo dalla proprietà dei De Vito di Guidonia Monte Celio.
Della gita a Fregene parla anche una compagna di classe di Mirella, Simona Bernardini, con la quale la Gregori aveva instaurato un solido rapporto di amicizia:
«So, per sentito dire da Mirella che in alcune circostanze, specie il fine settimana, ella, Mirella e Fabio si recavano al mare, in una località che non so precisare, dove il padre di Sonia possiede una villa comunque un appartamento. Quivi si intrattenevano fino alla domenica, incontrando altri amici che non conosco. I genitori di Sonia non partecipavano a queste gite...»
Gli ambienti di Mirella
Nell’articolo Dietro le quinte della quotidianità, ho raccontato il mondo che si muoveva intorno a Mirella, nelle zone a lei più familiari, ovvero l’area circostante la sua abitazione di via Nomentana, quella del bar di famiglia all’angolo tra via Volturno e via Montebello, e i dintorni della sua scuola in via dell’Olmata. Proseguo dunque contestualizzando gli altri luoghi che la ragazza frequentava con una certa assiduità:
Centocelle
Il quartiere di Centocelle era abituale punto di ritrovo per la compagnia di amici della quindicenne scomparsa, composta prevalentemente dalle compagne di scuola e dai rispettivi fidanzatini. Si tratta di un quartiere periferico, che presenta tutte le caratteristiche e le criticità tipiche delle zone suburbane.
Soffermandosi soprattutto sugli anni 1982 e 1983, quelli in cui Mirella bazzicava il quartiere, possiamo notare che la zona era punto nevralgico di diverse attività criminali: Centocelle vantava il triste primato di centro dello spaccio e del consumo di eroina, nonché uno dei principali quartieri di riferimento e di azione per il racket. Numerosi sono in quei mesi gli episodi di danneggiamenti, generalmente tramite ordigni anche rudimentali, messi in atto da taglieggiatori intenti a ritagliarsi la propria fetta di profitto, e non mancano gli scontri tra bande rivali determinate a detenere il controllo di quella piazza.
Numerosi gli episodi di violenza, spesso difficili da motivare, come il caso del giovane senzatetto, affetto da importanti disturbi mentali, freddato nelle strade del quartiere da quella che apparve subito essere la mano di un professionista.
Nelle vie di Centocelle, in quegli anni e anche nei precedenti, avevano trovato dimora numerosi estremisti politici, soprattutto membri delle Brigate Rosse e delle forze armate comuniste. Anche il mercato della prostituzione conosceva fortuna in quell’area suburbana, unitamente ai fenomeni di speculazione edilizia, numerose in quell’hinterland in grande espansione urbanistica.

E’ infatti importante il numero di complessi abitativi e palazzine erette in quegli anni; tra i nomi a noi noti spicca quello della famiglia Scimone, che in via Latisana, a una manciata di metri dalle abitazioni di Massimo Forti e Roberto Tiberti, conta alcuni immobili di proprietà e un’attività commerciale in via Romano, a soli 90 metri da casa dell’amica di Mirella, Giovanna Manetti, mentre l’amica Paola Fagiani, residente in via Greve, alla Magliana, abita a 35 metri dalla casa di Enrico De Pedis in piazza Certaldo e a circa 100 metri dalla residenza del boss dello spaccio della Magliana, Massimiliano Tulli.
Se quanto appena esposto, nulla ha a che spartire con la vicenda della quindicenne di via Nomentana, e risulta funzionale al solo fine di contestualizzare i luoghi dalla stessa calpestati prima del 7 maggio 1983, di maggior interesse sono indubbiamente gli altri tre casi di scomparsa, verificatisi a Centocelle, qualche mese prima e qualche mese dopo, la sparizione di Mirella Gregori.
Felicia, Claudia e Cinzia
Sappiamo che tra il 1982 e il 1983 sono numerosi i casi di scomparsa di giovanissime adolescenti romane, al numero che fornirono le cronache dell’epoca è necessario sottrarre coloro, ossia la maggior parte, che fecero ritorno a casa o, in ogni caso, vennero rintracciate. E’ tuttavia importante il peso numerico di chi non fece ritorno sparendo, di fatto, nel nulla. E’ questo il caso di Felicia, Claudia e Cinzia, tre giovani di Centocelle, scomparse e mai ritrovate.
Felicia
Felicia D. nasce i primi di settembre del 1965 da mamma Eugenia e papà Francesco. Vive a Centocelle e frequenta il secondo anno di ginnasio. Porta i capelli corti alla “maschietto”, è castana chiara con occhi nocciola e viso ovale, di corporatura magra e alta 165 cm. La sera del 20 ottobre rientra alle ore 20.00 e ha un piccolo battibecco con la madre a causa del ritardo. La mattina seguente, il 21 ottobre 1982, esce alle ore 9.00 per recarsi al liceo, con sè ha L. 200.000 e nessun documento. Indossa dei jeans, scarpe da tennis blu con strisce bianche, un pullover sempre ci colore blu e un giacchetto di pelle nera. Per quanto ci è dato sapere, Felicia non rientrerà mai da scuola.
Claudia
Claudia L., nasce a Roma nel giugno del 1965. Di lei sappiamo solo che viveva nel quartiere di Centocelle da cui scompare, senza fare ritorno, il 1° marzo del 1983.
Cinzia
Cinzia C. nasce a Roma nel dicembre del 1968. Non ha ancora compiuto 15 anni quando la mamma Concetta ne denuncia la scomparsa. Secondo quanto riportato dalla signora ai carabinieri, la ragazzina, che dopo la bocciatura in prima media non aveva proseguito gli studi, la mattina del 2 luglio 1983 esce di casa alle ore 13.00, senza farvi più ritorno. Un amichetto di Cinzia, pochi minuti prima che la donna sporgesse denuncia, la informava che il giorno precedente, intorno alle ore 13, quindi appena uscita di casa, era stata notata mentre si intratteneva a chiacchierare con una ragazza zingara di Torre Spaccata. L’informazione è in linea con quanto riportato da altre due amiche della quindicenne, che sostengono di averla vista la sera del 2 luglio cenare in una trattoria del Quarticciolo con alcuni zingari. Cinzia è una ragazzina di robusta costituzione, alta appena 150 cm. capelli lunghi neri, occhi scuri e viso ovale dalla pelle olivastra.
Via Nomentana n.91
Se c’è una persona che nella vicenda Gregori, a livello testimoniale, lascia un certo grado di perplessità, è sicuramente Fabio De Rosa, all’epoca fidanzato e oggi marito di Sonia De Vito. Il punto sul quale però l’uomo mantiene una certa linearità, è il suo sospetto che Mirella, nel congedarsi dal Bar Baffo, sia rientrata nel palazzo dove risiede, a detta dell’uomo abitato anche da individui “sui generis”:
«[…] Dato che la madre diceva che aveva lasciato i documenti a casa, che era uscita senza portafoglio, io ho sempre pensato che lei fosse tornata a casa. Io ho sempre pensato dentro quel condominio che cosa poteva essere successo. Se uno va verso Porta Pia, ma possibile che qualcuno non veda che una ragazza viene rapita, gettata in un furgone o in una macchina? Io mi sono sempre chiesto se dentro quel condominio le indagini siano state fatte come si deve: c’era Enzo il portiere, Giuseppe Calì, detto Marco, abitava lì. Hanno mai indagato nel condominio? […] Dopo il 30 novembre, quando hanno avuto l’incidente, io sono andato al bar. Mio suocero e la mia ragazza avevano avuto un grave incidente e quindi ho dato una mano a mia suocera al bar. Ho conosciuto gente strana dentro quel condominio. Ma lì nessuno ha mai indagato? […]».
Avendo trovato legittima la contestazione di De Rosa, ho ritenuto utile provare a reperire qualche informazione in più sull’edificio in questione. Quello di via Nomentana 91 è un condominio, o meglio, un complesso condominiale di una certa importanza. Ho contato la presenza di almeno 62 famiglie e un’unità immobiliare adibita a copisteria. Quest’ultima ci suggerisce la presenza quotidiana di persone estranee alla realtà residenziale.
Passando in rassegna i nominativi, il primo ad attirare l’attenzione è Tommaso L., sicuramente conosciuto dalla Gregori, dal momento che è possibile trovarne il contatto telefonico, riportato però sotto il nominativo di una familiare dell’uomo, Raffaella, nelle agende di Mirella.
La presenza nel condominio di via Nomentana 91 di Tommaso L. è interessante, dal momento che stiamo parlando di un soggetto all’epoca più volte indagato – e poi prosciolto- per azioni legate ad un’attivismo politico di tipo eversivo, attenzionato dal Sisde, e punto di contatto con altri individui in diversa maniera collegati al caso Orlandi-Gregori, come Marco Accetti ed Alberto Laurenti.
Informazioni sul coinquilino dei Gregori, possono essere ricavate dalle note stilate all’epoca dai Servizi Segreti. Il documento del Sisde da me analizzato, fornisce un’analisi dettagliata di un’indagine su figure legate all’estremismo di destra in Italia negli ultimi anni ’70 e nei primi anni ’80, con particolare attenzione all’area di Roma e Ostia.
Tra i soggetti monitorati figura appunto Tommaso L., nato a Roma nel gennaio 1950. L’uomo è incluso in un elenco di estremisti di destra collegati ai Gruppi di Ricerca Ecologica (G.R.E.), un’organizzazione che, sebbene apparentemente dedita alla protezione ambientale e alla ricerca naturalistica, viene identificata come una copertura per attività eversive. Sotto l’egida del G.R.E. si organizzavano raduni, convegni e attività di proselitismo ideologico. Questi eventi servivano anche per mascherare operazioni logistiche e il reclutamento di simpatizzanti.
L’area di Ostia è menzionata come uno dei punti centrali delle attività di questi soggetti. Luoghi come il bar De Pine’s e altri locali della zona quali il bar Algida e il Gipy, erano frequentati regolarmente dagli estremisti, che li utilizzavano come punti di ritrovo. La pineta di Ostia, nello specifico, viene indicata come un probabile nascondiglio di armi e un luogo per incontri clandestini tra i membri del gruppo. Secondo quanto riportato, la pineta serviva anche per organizzare sessioni di addestramento e pianificare azioni sovversive. È documentato che nei pressi di Ostia venivano talvolta trovati materiali sospetti, sebbene non sempre riconducibili direttamente ai soggetti monitorati.
Le attività del G.R.E. non si limitavano a Ostia: si segnalano anche raduni in altre città, come Latina, ma anche Rieti e Terni, che fungevano da punto di raccordo per membri provenienti da diverse aree del Lazio. Uno di questi raduni, datato 12 maggio 1982, è stato sorvegliato dagli inquirenti e vi è stata registrata la partecipazione di figure già note alle autorità per precedenti attività criminali.

Durante questi incontri, spesso mascherati da convegni ambientalisti, si discutevano questioni logistiche e si organizzavano attività ideologiche. Tra gli eventi di rilievo vengono segnalati Partecipazione il 2° Congresso Nazionale della Scuola Regionale, organizzato dal Fronte della Gioventù e svoltosi nei giorni 23, 24 e 25 settembre 1977 a Sabaudia (LT), nonché alla manifestazione culturale e musicale denominata “Programma Domani“, tenutasi a Borgo Bainsizza (LT) negli stessi giorni. Un altro evento significativo è riportato al 23 settembre 1983, sempre a Latina, dove il gruppo si incontrava per coordinare le attività future.
Tommaso L., pur non essendo esplicitamente menzionato per un ruolo chiave, è indicato come parte di questa rete di estremisti che utilizzava le attività del G.R.E. per nascondere le proprie operazioni. L’inclusione del suo nome tra i soggetti monitorati suggerisce un coinvolgimento diretto o indiretto nelle azioni del gruppo, anche se il documento non specifica la natura esatta della sua partecipazione.

Inoltre, il rapporto menziona frequenti collegamenti tra i membri del G.R.E. e altre organizzazioni estremiste, alimentando il sospetto di una rete più ampia di collaborazione tra diversi gruppi ideologicamente affini, spesso in contatto e collaborazione con altri gruppi e organizzazioni criminali.
In conclusione, il documento offre una visione dettagliata dell’attività degli estremisti di destra nell’area di Roma e Ostia, evidenziando come il G.R.E. abbia fornito una facciata apparentemente innocua per operazioni sovversive e illegali. Tommaso L., insieme ad altri soggetti, viene inserito in questo contesto come parte di un’indagine più ampia sulle attività eversive di quegli anni.
Tra i nomi dei partecipanti ai raduni, presenti nella lista stilata dal Sisde emergono figure rilevanti, inclusi ex membri di Alleanza Nazionale, oggi parte di Fratelli d’Italia, il principale partito della coalizione di destra attualmente al governo, e personaggi controversi come Marco Fassoni Accetti.
In questa lista figurano anche i fratelli Laurenti. Marzio Laurenti era già noto per essere vicino a gruppi neofascisti ed era oggetto di attenzione da parte dei servizi segreti. Alberto Laurenti, nato a Cerveteri nel maggio 1964 e residente a Ostia, era un avventore abituale di locali frequentati da elementi legati all’eversione di destra, lo conosciamo come il ragazzo per cui Emanuela Orlandi, la giovane cittadina vaticana scomparsa nel giugno del 1983, provava una certa simpatia. I due avevano avuto modo di conoscersi alla scuola di musica di Sant’Apollinare dove il Laurenti frequentava corsi di musica e chitarra. In veste di chitarrista, Alberto Laurenti, aveva partecipato anche a tournée con il famoso cantante Roberto Murolo, il quale nel 1955 fu condannato per il reato di corruzione di minore.
Mida e Kandy Varen
Tra i condomini di via Nomentana 91, Mida e Kandy Varen sono indubbiamente quelli che suscitano maggiore curiosità, anche per l’aura di mistero che li avvolge: a più persone abbiamo domandato notizie circa questi nomi, ma pare che in alcuno suscitino ricordi. Eppure Mirella li conosceva e li frequentava. Dovevano essere noti anche alla coppia De Vito – De Rosa dal momento che pare occupino, al medesimo tempo, un appartamento di via Nomentana 91, e due a Guidonia Monte Celio, uno dei quali risulta essere l’immobile che i De Rosa avevano venduto alla famiglia De Vito nel 1983 ma dagli stessi abitato, e con utenza telefonica, già nel 1982.
Innanzi tutto sarebbe utile risalire alle generalità di queste persone. Non è possibile, allo stato attuale, determinare se ci troviamo di fronte a due persone di sesso femminile, oppure ad un uomo e una donna, ipotesi per cui verrebbe da propendere qualora si trattasse dei nomi propri e non di diminutivi. Stabilire poi, che si tratti di una coppia, di fratello e sorella (o due sorelle), di madre/padre e figlio/figlia, è altrettanto impossibile.
Risulta complesso anche stabilire l‘origine geografica del cognome che, pare, nulla abbia a che fare con il francese Varenne, ma abbia due possibili e opposte origini: baltiche-nord europee se l’accento è posto sulla prima vocale, la a, oppure turco-irachene qualora l’accento cadesse sulla seconda vocale, la e. Tutto ciò che conosciamo di Kandy e Mida Varen proviene da Mirella Gregori stessa e dai suoi diari.
Diario 1982-83. Giovedì 17 marzo 1983
«Mida Varen: Dai Mirè ceniamo insieme da me?
Mirella: Non posso, perché devo studiare storia!
Mida Varen: Ma dai, tanto tu devi mangiare lo stesso, e poi lo sai che c’è anche un altro motivo, e lo sai…
Mirella: Lo so che è il tuo 11° anniversario con il tuo AMORE cioè ….. segreto!!!
Mida Varen: Ciao! Mida Varen»
Questo scambio di battute, avvenuto sul diario di Mirella, ci fornisce qualche informazione in più su Mida Varen la cui calligrafia, a occhio, appare piuttosto femminile. La conversazione verte intorno a due temi: l’anniversario e l’invito a cena. Il fatto che si parli di un undicesimo anniversario, di matrimonio o fidanzamento che sia, ci suggerisce che l’interlocutore di Mirella è una persona più adulta, mentre l’invito a cena ci suggerisce che la ragazzina di via Nomentana aveva una certa confidenza e frequentazione con Mida Varen.
Dove abitano i Varen
Gli interrogativi intorno alle figure di Mida e Kandy Varen si estendono anche alla loro residenza che, a quanto pare, analogamente a Sonia De Vito, oscillano tra via Nomentana: 91 nel caso dei Varen, 157 nel caso dei De Vito e Guidonia Monte Celio: 47/c Mida e Kandy Varen, 51 Mida Varen mentre 47/c e 50 per la famiglia De Vito. Da questi numeri salta immediatamente all’occhio che c’è qualcosa di insolito. Ed è così, ma proviamo a capirci di più.
Dalle agende e dalla rubrica di Mirella sappiamo che Kandy Varen nel 1980-81 è residente a Guidonia Monte Celio in via Monterosa n. 50, ossia nell’immobile a cui è intestata l’utenza telefonica, quindi presumibilmente dove risiedono i De Vito nel1988. Questi appartamenti erano stati costruiti e messi in vendita dall’impresa edile dei De Rosa. Sonia De Vito compare con riferimento solo all’utenza del bar, in via Nomentana 81 e, senza utenza telefonica, all’appartamento in affitto, sempre in via Nomentana, ma al numero 157.

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C’è però una prima problematica perché, nel medesimo diario scolastico 1980-81 di Mirella, alla data del 23 aprile, troviamo un ulteriore elenco di nominativi con rispettivi recapiti; in questa pagina Kandy Varen è presente, ma con un diverso indirizzo rispetto a quello della rubrica situata nella pagine finali del diario. Qui Kandy risulta abitare in via Nomentana 91, lo stesso edificio in cui vive Mirella. Non è riportato alcun numero di telefono.


Dall‘agenda del 1982 leggiamo Sonia è per la prima volta relazionata alla residenza di Guidonia Montecelio, in via Monterosa n. 47/c. Non c’è menzione dei Varen per l’anno 1982.

Passando al 1983, possiamo notare che nel diario scolastico Sonia è annotata con il medesimo indirizzo dell’anno precedente, con utenza sia di casa, sia del bar, mentre nella rubrica l’indirizzo indicato è via Monterosa 50, anch’esso con relativo numero di telefono, che risulta essere identico a quello di via Monterosa 47/c.


Quanto riguarda Varen, le notizie si trovano nell’agenda non di Mirella, bensì di Sonia De Vito, ulteriore conferma della conoscenza tra queste persone. Come per l’anno 1980-81, la situazione abitativa dei Varen è piuttosto nebulosa; è infatti riportato che Mida Varen, in solitaria, vivrebbe a Guidonia Montecelio in Via Monterosa 51 e, al contempo, abiterebbe insieme a Kandy anche in via Monterosa 47/c, simultaneamente l’appartamento dovrebbe anche essere occupato da Sonia De Vito.
Sonia De Vito e la famiglia, nel 1983, occupano ancora l’appartamento in affitto di via Nomentana 157, e questo lo sappiamo dalla testimonianza delle compagne di scuola della Gregori che, la mattina seguente alla scomparsa, si recano a casa di Sonia per porgerle delle domande circa l’ultimo suo contatto con Mirella, trovandola ancora a letto. Questo appartamento in affitto di via Nomentana 157, l’anno successivo, sarà preso in locazione dal cameriere Giuseppe Calì che, fino a quel momento, ha abitato nel condominio della famiglia Gregori, al 91 di via Nomentana.


Come evidente, lo sforzo di cercare di mettere ordine e comprendere meglio gli ambienti in cui collocare i Varen, non ha sortito i risultati auspicati: non abbiamo ulteriori elementi validi ad inquadrare i personaggi e non è possibile determinare dove si trovasse Mirella quando scambia quelle battute sul diario con Mida, né stabilire dove si sarebbe dovuta recare per cena la giovane scomparsa.
A ciò aggiungo che, nonostante l’intervento di queste due persone nella vicenda Gregori non si sia ancora esaurito, nonostante il rapporto con Mirella fosse effettivo, come dimostrano l’invito a cena, la conoscenza di particolari personali come l‘anniversario, i compleanni, gli indirizzi e i numeri di telefono appuntati, nonostante le palesi connessioni degli stessi con De Rosa e De Vito, che non solo ne riporta i contatti sull’agenda ma pare condividesse in qualche misura addirittura l’abitazione, nessuno ha mai sentito parlare di questi/e Varen. Nessuno li/le conosce, nemmeno Mara Antonietta Gregori e Giuseppe Calì, ai quali questa domanda è stata posta personalmente.
L’appartamento di Guidonia Montecelio
In data 30 dicembre 1982, presso il notaio Mario Misiti, veniva formalizzato un atto di compravendita relativo a un immobile sito in Guidonia Montecelio, località Colle Verde, via Monte Rosa 47/Bis. La vendita era effettuata dai signori De Rosa Carmine e Iacopo Rosa a favore dei signori De Vito Cosimo, Palillo Maria e De Vito Maurizia Sonia.

L’immobile oggetto della compravendita comprendeva un appartamento contraddistinto con il numero interno 1, situato al piano rialzato e composto da soggiorno, tre camere, servizi, cucina, giardino e terrazzino.
L’atto includeva altresì un locale ad uso cantina al piano scantinato e un posto auto al piano scantinato, il tutto corredato da spazi comuni e diritti condominiali. L’acquisto prevedeva la cessione dell’usufrutto vitalizio ai primi due acquirenti e della nuda proprietà alla terza, per un prezzo complessivo di 40.000.000 di lire, regolarmente pagato e quietanzato. La trascrizione dell’atto è stata eseguita presso l’Ufficio di Roma 2 nel corso del 1983.
Come evidente l’atto di compravendita avvenuto tra la famiglia De Rosa e la famiglia De Vito, in data 1982, è inerente ad un immobile che mai viene menzionato nelle varie agende telefoniche, ossia il quello facente capo al n. 47/b. Ciò rende nei fatti impossibile determinare a che titolo sia la famiglia De Vito, sia i Varen, occupassero gli appartamenti ai civici n. 47/c, 50 e 51 di via Monte Rosa. Si aggiunge inoltre che come riportato dai documenti stilati dai Carabinieri di Roma per la richiesta di intercettazioni, nel 1988 Cosmo de Vito e Maria Palillo, i genitori di Sonia, risultano occupare l’appartamento 47/d.
Chi è Sandro?

Nel corso degli anni sono andate in onda un gran numero di trasmissioni e approfondimenti televisivi sul caso Orlandi- Gregori. In occasione di questi eventi televisivi capitò in più occasioni che giungessero alle redazioni telefonate degne di un certo interesse.
Questo portò gli inquirenti a ritenere utile procedere con l’intercettazione delle chiamate provenienti da un congruo numero di cabine telefoniche dislocate nella capitale, nonché di mettere sotto controllo, nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla messa in onda degli speciali, le utenze appartenenti a persone potenzialmente coinvolte con le sparizioni, o comunque possibili depositarie di informazioni.
Questa fattispecie si verificò anche nel 1988, in occasione di uno Speciale TG2, condotto dal giornalista RAI Franco Alfano. Moltissime furono le cabine telefoniche messe sotto controllo e, quanto riguarda le utenze private, per il caso di Mirella Gregori, furono attenzionate le utenze degli immobili siti a Guidonia Montecelio, quindi quelle appartenenti alle famiglie De Vito, De Rosa, alla coppia, all’epoca già sposata Sonia- Fabio e, forse, i Varen, dal momento che a queste tre utenze rispondono apparentemente un ampio e variegato numero di individui diversi e, a volte, non vengono indicati i nominativi delle persone ma solo, genericamente “donna” piuttosto che “madre e figlia” e simili.
All’utenza intestata a Carmine De Rosa, quindi a casa dei genitori di Fabio, spesso domandano di Luciano, e Angelo. Si presume dunque che i fratelli vivano in casa con i genitori. In un paio di occasioni leggiamo: “parlano madre con figlia“. La circostanza è curiosa perché la chiamata a casa di Carmine De Rosa è in entrata da parte della “figlia“, ma non risulta che Fabio abbia anche una sorella. Forse si tratta di una parente loro ospite, dal momento che in altre chiamate si fa riferimento a una certa Teresa.
Interessante è un’intercettazione avvenuta all’utenza del ristorante La Griglia, di proprietà della famiglia De Vito e gestito anche dal cugino Franco. Riporto testualmente:

«Ore 15.00 Parlano due uomini: l’utente dice: “Sono venute altre persone?” l’uomo dice di no; “Perché hai telefonato?“, l’utente dice: “Perché ti ho telefonato se io devo venire lì“, l’uomo dice “Ah devi venire giù“, l’utente dice “Perché ho lasciato pure la giacca, ci sta la pistola dentro e tutte cose“, l’uomo dice: “Gli devo dire di portarti la giacca?”, l’utente dice “no la lasci li, perché…. accendi il forno presto, il forno accendilo presto, perchè ieri l’ho trovato…. ci vediamo dopo“»

Di un certo interesse sono anche diverse telefonate in entrata all’utenza telefonica intestata ai genitori di Sonia, dove i mittenti cercano un certo “Sandro“. Queste telefonate non sono concentrate in poche giornate, il che potrebbe far pensare ad un ospite, ma avvengono nell‘arco di tutti i venti giorni dell’intercettazione. Chi è questo Sandro che abita a casa
dei genitori di Sonia?

Non è possibile stabilire quanto queste informazioni possano essere utili al fine dell’indagine sulla scomparsa di Mirella Gregori. Quel che è certo è che è impossibile avere un’idea chiara rispetto ai personaggi che orbitano nel mondo “De Vito“, e il loro ruolo.
Questo caos ha interessato a suo tempo anche il magistrato Simona Maisto che, oltre a richiedere informazioni e delucidazioni anagrafiche sulla stessa Sonia De Vito che, come abbiamo già fatto notare, non risulta iscritta alla sua anagrafe natale, quella di Salerno, domanda chiarimenti anche sulla composizione familiare, in particolar modo chiede se la stessa avesse fratelli.

E’ interessante notare il carattere d’urgenza con cui è formulata tale richiesta, dal momento che nel 2011 dovrebbe essere più che appurato che Sonia De Vito fosse nata a Salerno e che fosse figlia unica.
Conclusioni
Come dimostra questo secondo scritto, sono ancora molti gli interrogativi che sorgono intorno alla vicenda di Mirella Gregori, e sicuramente non si esauriscono qui. E’ singolare notare che, nell’immediatezza della scomparsa non furono ascoltati Cosmo De Vito e Maria Palillo, entrambi presenti al bar durante l’ultima visita della ragazza. Anche Paolo Gregori non è mai stato interrogato riguardo il giorno della scomparsa e, ad oggi, non non abbiamo certezza alcuna rispetto all’orario in cui la ragazza uscì di casa nè, tantomeno, siamo a conoscenza della motivazione che portò Mirella a cambiare idea e a rincasare a piedi piuttosto che attendere il padre, come riferì telefonicamente alla madre.
Incomprensibile anche la determinazione con cui Fabio De Rosa smentisca se stesso circa l’orario in cui raggiunse il Bar Italia, che inizialmente indicò nelle ore 15.00, così come difficile da capire è il suo sostenere di essere apparso davanti ai magistrati una sola volta, quando siamo in possesso di un congruo numero di verbali agli atti e riportanti le seguenti date:
10 agosto 1983: Verbale di sommarie informazioni
29 novembre 1984: Verbale di sommarie informazioni
16 ottobre 1986: Processo verbale di confronto
16 ottobre 1986: Processo verbale – esame di testimonio senza giuramento
17 maggio 2011: Verbale di assunzione di informazioni
Oltre ai documenti, abbiamo passato al vaglio anche i diari e le agende di Mirella a partire dall’anno 1979-1980. Non è emersa nessuna notizia di rilievo: la ragazza era solita, fin dalle scuole medie, utilizzare un suo “linguaggio segreto“, dapprima inventato poi, alle scuole superiori, con l’ausilio della scrittura stenografica. Da quest’ultima, fatta tradurre da un esperto, il Maresciallo dei Carabinieri Maurizio Mighetto, che ringrazio per il prezioso e puntuale esercizio di traduzione svolto a titolo completamente gratuito, si rileva solo un pensiero che può essere di interesse, che qui riporto:

«Voglio poter essere indipendente senza che nessuno mi costringa a fare cose che intendo non voglio fare Loro. Vorrei poter andare via con la persona che io so di [incomprensibile] Andare [incomprensibile] Dal mondo senza aver nessuno che ci giudichi male : abbiamo da Dire qualcosa contando su di noi. Infine nei nostri scontri non Me ne frega proprio niente che le altre persone parlino Se ci vogliamo veramente bene non ci deve importare dei giudizi degli altri. Lo amo ogni giorno di più!»
Per completezza di informazioni riporto comunque la traduzione di gran parte delle stenografie, in modo che chi legge possa eventualmente cogliere particolarità sfuggite a alla sottoscritta.
Si sottolinea che il “Massimo” citato nella maggior parte delle stenografie è Massimo Colongi, ragazzo leggermente più grande di Mirella, con il quale la ragazza intrattiene una relazione nel corso del 1982. Massimo Forti fa invece il suo ingresso solo dal febbraio 1983, epoca a cui risale l’inizio della loro frequentazione sentimentale.
I punti interrogativi sostituiscono le parole che non è stato possibile decifrare

«Oggi ho telefonato a Riccardo per dirgli di sabato e mi ha detto che lui faceva in una festa venerdì 19 e [???] tutti gli amici delle medie. Spero di divertirmi tanto anche perché voglio fare invidia a quelle stronze di amiche che ho chiara Valentina ecc….»

«Oggi devo uscire per fare il regalo a Claudio! Poi in serata andrò a mangiare la pizza con gli amici delle medie al padovano! Non vedo l’ora!».

«Oggi mi ha telefonato [???] Massimo alle [???]. Non ci credevo nemmeno che era [???] Invece mi ha telefonato, mi ha detto se un giorno ci vedevamo [???]. Ho chiesto se [???] e lui mi ha detto che era parecchio tempo che non andava, poi mi ha chiesto com’era andata la pagella. Io gli ho detto che era stata abbastanza buona e ho chiesto com’era la sua. Mi ha detto se scherzavo perché le sue pagelle non erano mai state belle, poi [???] mi ha detto che [???] salutarlo per [???] e lui mi ha detto se era [???]. Allora faccio venire mia sorella e gli ho detto che un giorno uscivamo con [???]. Non mi sembra comunque vero [???] Dopo Pasqua gli telefono, così uscirò un giorno con lui e il mio sogno si avvererà!»

«Ho telefonato a Massimo».

«Non ci uscirò perché Antonietta e Filippo non ci vogliono uscire (stronzi!)»


«Voglio poter essere indipendente senza che nessuno mi costringa a fare cose che intendo non voglio fare. Loro. Vorrei poter andare via con la persona che io so di [???] Andare [???] dal mondo senza aver nessuno che ci giudichi male: abbiamo da dire qualcosa contando su di noi. Infine, nei nostri scontri non me ne frega proprio niente che le altre persone parlino. Se ci vogliamo veramente bene, non ci deve importare dei giudizi degli altri. Lo amo ogni giorno di più!»

«Oggi alle 08:15 mi ha telefonato massimo e mi ha detto che per questa settimana non ci vediamo Perché aveva tante interrogazioni e doveva studiare mi ha (chiesto) quando mi poteva telefonare gli ho detto quando voleva sempre verso quest’ora».

«Anche oggi è passata senza ricevere nessuna telefonata da parte di massimo! Ormai mi è rimasta la speranza di domani e basta!».

«Con Sonia dalla ragioneria e ho telefonato a massimo mi ha detto che l’hanno chiamano per fare il militare e andava a fare i tre giorni andava a sabato Domenica lunedì Mattina mi ha anche detto che mi avrebbe telefonato lui lunedì o martedì alle 8 circa. Speriamo!»
II° Diario

«Oggi ha telefonato Davide ma io non ero a casa e ha detto che avrebbe richiamato lui prima di venire a trovarmi»

«Ho cenato con Massimo!»

«Oggi sono uscita con massimo siamo andati in su per la ??? mano e poi ci siamo seduti su una panchina sotto i pini»

«Ho telefonato a Massimo!»

«Oggi sono uscita con Massimo!»

«Oggi sono uscita con Massimo, ci rivediamo martedì»

«Sono uscita con Massimo. Siamo rimasti d’accordo che ci vediamo con Davide e di sicuro ci mangiamo insieme la pizza»
«Siamo andati in via Nazionale con Antonietta e la mamma»
L’unica particolarità, forse degna di nota, è che nonostante Mirella scrivesse molto, forse tutto della sua vita in questi diari, dal mese di aprile 1983, i suoi resoconti quotidiani si interrompono completamente.


76 commenti
Grazie per il post. Molto interessante. Volevo però precisare che avendo vissuto a Centocelle tutta la mia infanzia le posso rassicurare che Centocelle era un quartiere un po’ particolare ma non era il solo. Io non ho mai avuto nessun problema negli anni 80. Si abbiamo avuto la casa svaligiata un paio di volte ma non sapevamo chi erano. C’era poco da fare. Il quartiere Centocelle era un po’ un paese isolato. Ci conoscevamo un po’ tutti. La criminalità locale preferiva rimanere vicino. Andare a Via Nomentana sarebbe stato un’idiozia. Oddio tutto può essere. Però sembra inverosimile. Posso confermare la presenza delle BR ma il covo trovato era solo un covo periferico di poca importanza. Le BR prediligevano quartieri differenti, Prati, Camilluccia. Il covo di Via Montalcini era a Monteverde. Centocelle era più simile a San Lorenzo, San Basilio che a quartieri più ‘elevati’.
Sicuramente la famiglia De Rosa e la famiglia De Vito come Lei ha spigato perfettamente sanno molto. Molto di più di quello che affermano.
Comunque una ragazza di 15 anni una certa indipendenza l’aveva. Non posso pensare che Mirella sia stata casa e chiesa. Forse dobbiamo uscire un po’ da questa narrativa. Le ragazza che escono la sera e hanno una certa indipendenza non sono ragazze poco di buono. Mirella era una ragazza come tutte le altre. Anche se frequentasse discoteche o amici maturi questo non la renderebbe una poco di buono.
Grazie per l’articolo molto ben fatto
Errata
Noi sapevamo chi era stato a svaligiarci la casa. Nome e cognome.
Concordo perfettamente, se a sparire fosse stata una come me, secondo questo modo di vedere e dipingere le adolescenti, non avrebbe avuto il diritto di essere cercata…. aberrante.
Capisce perche’ Gasparri ha voluto prepotentemente presiedere nella commissione? Tenere aggiornati i vecchi amici e’ la priorita’!
Questo articolo, con tanti nomi di ragazzi apparsi, potrebbe rivelare una verità più semplice di quanto finora è stata raccontata. Ovvero che dietro la sparizione di Mirella Gregori poteva nascondersi un delitto passionale. Una relazione segreta finita tragicamente. Un delitto dettato dalla gelosia, da un litigio o cose simili. Una vicenda che potrebbe collegarsi per modalità a quella di Elisa Claps. Anche lei disse che doveva andare in chiesa e invece aveva appuntamento con Danilo Restivo che commise quello che poi ha commesso. Una idea che pare pervadere anche l’avvocato dei Gregori il quale ha parlato di un caso a “chilometro zero”. Cioè, di una vicenda che ruota intorno alle amicizie della giovane. Ricordo le parole di un colonnello dei carabinieri il quale disse che quando scompare una adolescente non bisogna cercare molto lontano: basta scavare tra le sue conoscenze e quasi sempre salta fuori l’assassino. Le chiedo: non è che il caso Gregori è stato reso un rompicapo solo perché qualcuno sciaguratamente unì la sparizione della Gregori alla quasi contemporanea sparizione della Orlandi, pur essendo i due casi completamenti sconnessi? Se Panorama non avesse pubblicato quell’articolo da titolo “Emanuela e le altre”, con tanto di foto di Mirella in udienza dal papa, mettendo in moto la farsa del rapimento terroristico, molto probabilmente il caso Gregori, come ha detto De Priamo, sarebbe stato risolto in poco tempo.
Il caso Gregori è comunque un caso complesso. Il depistaggio cominciò ben prima della sua sparizione-l’Alessandro al citofono. Il caso Elisa Claps si avvicina solo per il fatto che la polizia dovette incredibilmente aspettare 48 ore prima di prendere la denuncia di scomparsa. Per il resto la procura non ci ha capito niente o non ha voluto capirci niente volontariamente. Toccare certi ambienti è deleterio se si vuol fare carriera. Strano come il potente Don Mimì fosse intimo del potente Don Vergari. Coincidenze della vita. Comunque Restivo è stato arrestato grazie all intervento del Metropolitan Police in Inghilterra non certo dalla Polizia Italiana. Elisa Claps si collega molto di più a Emanuela Orlandi che alla Gregori. Saluti
Gira e rigira siamo sempre a puntar il fucile contro il Vaticano. Per farle capire quanto sia facile far passare delle vittime in colpevoli, le faccio un esempio personale.
A fine febbraio inizierà un processo contro di me per diffamazione intentatomi da movimento religioso che si è parecchio incazzato leggendo certi miei articoli che smascheravano le loro zone d’ombra, compresi numerosi casi di abusi sessuali e pedofilia non segnalati alle autorità avvenuti dentro il loro movimento. Il tutto corredato da un’ampia documentazione che poi ho consegnato al mio avvocato.
Lo sa il pm, nella notifica di udienza, come mi ha definito? Un individuo “mosso da un disegno criminoso”. Si rende conto dell’assurdità? Io ho portato alla luce gli scheletri nascosti nell’armadio di questo gruppo che per anni ha coperto casi di pedofilia eppure per il pm… il criminale sono io.
Stessa cosa sta succedendo per il Vaticano. Emanuela era cittadina vaticana? Allora il colpevole è il Vaticano. Mirella è stata vista in visita dal papa? Allora il colpevole è il Vaticano? Elisa Claps è stata trovata morta in una chiesa? Allora il colpevole è il parroco. Ci vuole davvero poco per far passare per colpevoli delle persone innocenti.
Basta un giornalista prezzolato e un pubblico ministero deficiente.
E cosa ti dà questa certezza incrollabile che il movimento religioso che ti ha denunciato e il Vaticano non facciano le stesse cose al proprio interno?
Per me anche dietro la morte di Sarah Scazzi c’è un movimento religioso, quello a cui la madre apparteneva/appartiene.
Sono tutti uguali.
Si ha ragione ci vuole poco per fare associazione con il Vaticano. Tre indizi fanno una prova. Comunque questo è un post sulla Gregori, non sulla Orlandi né sulla Claps.
Ho solo detto che a Mirella Gregori potrebbe essere successa la stessa cosa capitata a Elisa Claps. E il fatto che il suo cadavere non sia stato trovato, potrebbe essere la prova provata che il colpevole potrebbe essere una persona conosciuta dalla famiglia Gregori, come Danilo Restivo era già noto alla famiglia Claps. Ho voluto anche sottolineare che il fatto che io sia stato bollato da un pubblico ministero una persona mossa da un “disegno criminoso”, nonostante le numerose prove raccolte che attestano che in quel movimento religioso che mi ha querelato sono stati commessi reati connessi alla pedofilia e agli abusi sessuali sulle donne, pensate come dovrebbero essere considerate quelle persone che fino a ieri hanno accusato il Vaticano, se non addirittura il papa in persona, di essere stato colpevole della scomparsa anche di Mirella Gregori. Il tutto senza uno straccio di prova in mano.
Si può chiedere alla De Vito e Giuseppe Calì chi fossero questi Mida e Kandy Varen?
Potrebbero essere nomi di copertura, Mida comunque è un nome maschile e Kandy femminile, forse diminutivo di altro nome o appunto finto.
Ma poi tutti questi inciuci abitativi a che potevano servire? Cosa nasconde la famiglia De Vito, che riceveva pure telefonate da malviventi che parlano di pistola? Il malvivente in questione poi era sicuramente meridionale, quel “tutte cose” detto così è tipico napoletano, o siciliano, loro non mettono l’articolo dicendo “tutte le cose”.
Ma è stato rintracciato questo tizio?
Tante, troppe cose non tornano e tante persone non sono state sentite né indagate, ed è questo a mio parere che lega i due casi Gregori- Orlandi.
Ma poi, di chi era segretamente innamorata Mirella, se aveva bisogno di usare un codice per non farsi scoprire?
Non so, da una parte sembra si sia voluta allontanare da casa di sua volontà, ma avrebbe mai lasciato genitori e sorella nell’angoscia per 42 anni? Io non credo assolutamente.
A 15 anni siamo tutti un po’ ribelli, a patto che la sera rientriamo a casa e ritroviamo i nostri cari ad aspettarci per cena.
Molti dicono che la soluzione al caso sia l’applicazione del Rasoio Occam. Ci sono però molti dettagli strani che non possono essere ignorati e non confusi con i primi tentativi di depistaggio,e chiaramente molti sanno più di quanto abbiano mai detto.
Molti dicono che la soluzione al caso sia l’applicazione del Rasoio Occam. Ci sono però molti dettagli strani che non possono essere ignorati e non confusi con i primi tentativi di depistaggio.La domanda che rimane è: cosa ha spinto Sonia e la sua famiglia a rimanere immediatamente in silenzio e a non fornire mai il 100% della storia?
Ci sono persone che preferiscono semplicemente farsi agli affari propri per avere fastidi giudiziari. E le capisco, perché per la giustizia italiana se dici cose vere viene bollato come un personaggio mosso da disegni criminosi, mentre se dici bugie ti fanno santo subito.
Ci sono persone che preferiscono semplicemente farsi agli affari propri per non avere fastidi giudiziari. E le capisco, perché per la giustizia italiana se dici cose vere vieni bollato come un personaggio mosso da disegni criminosi, mentre se dici bugie ti fanno santo subito.
Va bene seguire Rossella Pera, ma io non seguo una sola versione, non patteggio per una sola persona, ma valuto anche altre diverse opinioni. Tra queste versioni, credo che valga la pena di sottolineare pure la versione della criminologa Bruzzone.
“Non ci sono delitti perfetti ma indagini imperfette. Quali sono gli errori più gravi commessi in questa storia? (Mirella Gregori, nda). Fondamentalmente il fatto di avere sottovalutato l’inizio della scomparsa. Non c’è un’attività investigativa intensa nel momento iniziale, che è anche la fase cruciale. E l’errore principale è l’aver ipotizzato, purtroppo in maniera quasi insuperabile, che vi fosse un legame tra la scomparsa di Mirella Gregori e quella di Emanuela Orlandi. Da quel momento il caso Gregori non ha più avuto speranza di essere risolto, a nostro modo di vedere”.
Condivido il pensiero della Bruzzone: l’errore più grave fu quello di collegare la sparizione di Mirella Gregori con quello di Emanuela Orlandi. E, come dice la criminologa, il caso Gregori da quel momento in avanti si è perso nel marasma di ipotesi fuorvianti che hanno reso questo caso, ahimé, potenzialmente non più risolvibile. Considerando che di Mirella non è stato trovato nemmeno il corpo. Il che rende impossibile anche rilevare tracce da sottoporre a controlli da parte della polizia scientifica. Apprezzo l’impegno della Pera, ma credo che stia seguendo dei fantasmi non si possono più afferrare.
Ecco cosa scrisse la pm Adele Rando nella sentenza di archiviazione sul caso Orlandi che tirò dentro pure Gregori. Riferendosi a quest’ultima, Rando parlò di “una strumentale connessione della scomparsa di Mirella con il caso di Emanuela, probabilmente allo scopo di accrescere la complessità del quadro investigativo di quest’ultima vicenda, rendendolo, se possibile, ancora più inestricabile”.
Mirella Gregori fu semplicemente usata da quanti volevano rendere più intrigato la sparizione di Emanuela Orlandi. Questo ci porta a una conclusione logica: Mirella Gregori finì molto probabilmente vittima di un amico e altri usarono il suo dramma per costruire inesistenti complotti che vedevano il Vaticano come regia unica. A questo punto anche una persona con scarso quoziente intellettivo capirebbe che sia la sparizione di Emanuela Orlandi sia quella di Mirella Gregori sono state usate come pretesto per mettere il Vaticano sotto una cattiva luce. E io, personalmente, ci vedo l’ombra della Massoneria dietro questa crociata.
Una domanda alla dottoressa Pera: “Lei ha notato che tutte le ragazze sparite nei primi anni Ottanta, compresa la scomparsa di Emanuela Orlandi, di Mirella Gregori e l’omicidio di Katty Skerl, vengono collegate in un modo o nell’altro al Vaticano? Lei sa cosa sono le “misure attive”? E’ un genere di “disinformazione organizzata”che punta a collegare arbitrariamente fatti sconnessi l’uno dall’altro con l’unico scopo di far ricadere la colpa su una sola persona o su una sola istituzione. In questo caso, la vittima prescelta è il Vaticano. Ovvio che ci dev’essere una qualche entità, di natura massonica, che sta portando avanti questa campagna di disinformazione organizzata per rafforzare l’ostilità contro il Vaticano, il potere per eccellenza in Italia. Lo stesso suo amico e protettore Carlo Calenda, che ha voluto la Commissione Bicamerale, è un massone. Un coincidenza? A lei la risposta.
Noto con sommo dispiacere che la dottoressa Pera non risponde alle domande che le vengono poste. Questo non è solo segno di maleducazione, ma denota una totale mancanza di rispetto verso i suoi lettori che perdono pure il loro tempo a commentare. Brava!
Tu vuoi solo provocare. Si può discutere anche avendo opinioni differenti senza scadere nel patetico come fai tu. Ma il tuo astio nei confronti della Rossella ti accieca. Nessuno ti chiede di venire qui e di leggere il materiale che viene pubblicato. Eppure sei sempre qui a dire la tua. A dare il tuo non richiesto consiglio. Nessuno obbliga Rossella a rispondere a te come a nessun altro. Si chiama libertà di scelta. La maleducazione non c’entra niente. Nessuno ti obbliga a perdere tempo qui, come dici tu. Trovati un altro blog dove le tue elucubrazioni mentali sono accettate a falla finita di rompere i cosiddetti qui. Sappiamo come la pensi. Sei un disco rotto. O cambi musica o cambi canale. Semplice.
Quello che vorrei capire è:
Mirella scompare il 7 maggio 1983, un mese e mezzo esatto prima di Emanuela.
Se i due casi sono totalmente separati qualcuno dovrebbe spiegare in modo esaustivo e convincente il perché delle indagini lacunose fin da principio e il voler depistare da subito.
Se il caso Mirella è solo un caso di ragazza che è fuggita con il ragazzo sbagliato che bisogno c’era di ingarbugliare la matassa?
E vorrei ricordare ai più distratti e tenaci difensori del Vaticano che fu proprio Wojtyla a mettere insieme i casi Gregori-Orlandi, prima di allora nessuno aveva avuto in mente di farlo, ma se il Papa lo ha fatto i motivi c’erano: far credere che fosse opera di terroristi internazionali, tenere a bada le richieste dei criminali con cui lo IOR inciuciava e far cadere il comunismo in Europa dell’Est.
Insomma al Vaticano interessa sempre solo il Vaticano e i suoi interessi, alla faccia dell’essere buoni cristiani.
E poi che facciamo, fingiamo di non sapere o ricordare che il capo della sicurezza vaticana frequentava proprio il bar dei De Vito e dei Gregori, conosceva e parlava con Sonia e Mirella e fu riconosciuto dalla madre di Mirella? Cosa che poi smentì essendo malata terminale e avendo assai probabilmente ricevuto visite e consigli…
Mi risulta che tale signore non verrà interrogato in sede di Commissione parlamentare -il che la rende ancora più inutile- e suppongo derivi dal fatto che costui fu fatto cittadino Vaticano tempo dopo il caso Orlandi, chissà come mai, e io dovrei quindi credere che il Vaticano sia puro come un giglio?
A me piace il teatro, ma non quello imbastito dalle istituzioni.
Ma le prove che il Vaticano c’entri qualcosa con la scomparsa di Mirella Gregori dove cazzo stanno????? Voi siete dei paranoici, degli schizofrenici, degli allucinati. Ma vi rendete conto che state calunniando una istituzione religiosa, offendendo la fede di milioni di cattolici, senza avere uno straccio di prova in mano e lo state facendo solo per il gusto di farlo? A voi non interessa un cazzo cosa è successo a Emanuela Orlandi e a Mirella Gregori. A voi interessa solo demonizzare e criminalizzare il Vaticano. E’ l’unica cosa vi sta a cuore. Adesso denuncio questo blog per diffamazione contro una istituzione religiosa. Così magari pure la dottoressa Lattuga Verde troverà uno stronzo di pubblico ministero che la farà passare per una delinquente mossa da un “disegno criminoso”. Io almeno le prove le ho presentate in tribunale. Voi cosa presenterete in tribunale, la carta igienica?
Puoi sbraitare quanto vuoi, le telefonate del tizio in questione furono messe sotto controllo per svariati motivi, o magari vuoi andare a dire ai magistrati dell’epoca (non so se siano ancora in vita) che sono anticlericali e che li denunci per diffamazione del Vaticano?
La madre di Mirella lo riconobbe come avventore del bar, disse che parlava con la figlia e con Sonia De Vito, la quale ha fatto secretare parte della sua audizione in Commissione.
Vuoi denunciare anche loro, una delle due post mortem?
Già che ci sei denuncia pure Calenda per Massoneria e l’intera Commissione sulla quale sputi ogni giorno.
Credo proprio che se continui così ti becchi altre denunce Barbato, inclusa quella di Rossella e Redazione.
Vedi di ripigliarti.
Altre denunce per cosa? Per avere detto che accusare una istituzione senza prove è da calunniatori e diffamatori?
Ecco! Questo è uno dei tantissimi commenti che lei ha pubblicato e che sarebbe passibile di querela:
“Divertente notare come tu non abbia invece voluto citare i commenti eccellenti dell’utente Michele Nardi, che riporta pari pari tutto ciò che di marcio è stato scoperto negli anni SUL VATICANO E IL SUO CHIARO COINVOLGIMENTO NELLA SCOMPARSA NON SOLO DELLA ORLANDI, MA DI TANTISSIME ALTRE RAGAZZE…”.
Adesso le chiedo: ha le prove per confermate queste gravi accuse o le sue sono solo convinzioni personali? Le faccio notare che in un tribunale non si entra con le “convinzioni personali”, ma con le “prove”. Prove che lei non ha e che in caso di querela di parte rischierebbe una denuncia per calunnia che nel nostro ordinamento prevede una reclusione fino a 6 anni di carcere. Che faccio, continuo a salvare i commenti e gli articoli passibili di denuncia? La faccio notare che Pietro Orlandi si è già beccato una querela dall’avvocato di Vittorio Baione per averlo definito il “carceriere di Emanuela a Londra”. E chissà quante altre querele a breve si beccherà, tanto è vero che si vede meno in tv e sui giornali, forse su consiglio di Laura Sgrò che deve avergli detto “datti una calmata con le accuse”. Lei e l’ortolana volete fare la stessa fine? Basta dirlo e vi accontentiamo subito.
E state tranquilli che io non alcun timore delle possibile querele di Rossella Pera e della redazione. Ho le spalle forti, io. Oltre ad avere le palle per dirvi in faccia ciò che penso! Quelle che non avete voi!
Ma lasciali perdere! Figuriamoci se al Vaticano interessa quello che scrive la Pera e i suoi commentatori.
Dimenticavo di dire che una volta ho mandato una lettera al direttore del quotidiano L’Avvenire. Ho chiesto, riferendomi proprio al caso Orlandi, come fosse possibile che il Vaticano subisse passivamente tutte le accuse lanciate da Pietro Orlandi e dai suoi fan contro San Pietro. La sua risposta? “Il Vaticano è abituato alle calunnie, ma non vi dà peso, perché nella storia tutti coloro che lo hanno infangato alla fine sono morti e il Vaticano è sempre lì. E di certo non basteranno degli spifferi di vento dei suoi detrattori ad abbatterlo”. Risposta migliore non potevo leggerla. Quindi, divertitevi pure ad accusare il Vaticano si essere il male assoluto dl mondo: siete come mosche che ronzano per un po’ di tempo per la testa per poi sparire. Amen!
Che risposta puerile e infantile. Se è vero che il Direttore di Avvenire ha scritto quel pattume è veramente scioccante. Ma come fa una persona cosi inetta a dirigere un quotidiano cosi importante? Se è vero comunque.
Sì il Vaticano è per sempre, perfino dopo Boston. Ahh dimenticavo. Anche a Boston migliaia di bambini ‘usati’ si sono tutti inventati di tutto. Solo spifferi di vento… Ma vallo a dire ai bambini che hanno sofferto a Boston per decenni. Vaglielo a dire in faccia però. Anzi fa una cosa. Chiedi anche questo al direttore di Avvenire però. Poi magari postaci la sua risposta. Saluti
Solo Boston?
Ovunque. La pedofilia del clero è una piaga che il Vaticano non ha alcuna intenzione di fermare.
Calunnie, ahah!
Ecco appunto, come vedi il Vaticano è assai meno incazzoso e interessato di te alle “calunnie”, e poi ha da pensare a tutti i prelati pedofili che ha al suo interno, tipo quello di Bressanone che giorni fa ha celebrato il funerale a una delle sue vittime.
Che eleganza e che finezza.
Ma pensi di intimorire e zittire chi, esattamente?
A proposito Barbato, hai minacciato di denuncia anche Nicotri per i primi libri che scrisse sulla Orlandi e sulle accuse che fece o da quando ha cambiato versione ti è più simpatico?
È “rientrato nei ranghi”? 🤣🤣🤣🤣
https://lanuovabq.it/it/orlandi-quante-piste-false-per-infangare-la-chiesa
Prima di eclissarmi, voglio dare un ultimo indizio a Rossella Pera. Questa volta non mi aspetto risposte. Il colpevole della scomparsa di Emanuela Orlandi è stato un giovane avvocato di 37 anni, impiegato alla Camera dei Deputati, amico molto stretto di Natalina Orlandi. Fu lui a far rinvenire la copia dello spartito musicale che Emanuela aveva con sé il giorno della sparizione, con su scritto i nomi delle amiche di Conservatorio che furono fatte oggetto anche delle telefonate dei finti rapitori, depositandola a Porta Angelica, a due passi dove abitava la famiglia Orlandi. Questo è l’unica cosa che mi è stato consesso di dire. Il resto lo lascio alla sua fantasia. Cerchi solo di non fare i capelli bianchi, perché il tempo non si paga, ma indietro non tornerà più.
Eclissarti tu? Ma figuriamoci.
Sei qui con uno scopo ben preciso che non riesci a ottenere, e non te ne andrai mai perché non riuscirai ad ottenerlo.
Continua pure.
Le prove Barbato, le prove….
Ti è stato concesso di dire? 🤣🤣🤣🤣
Ragazzi caso risolto! 🤣🤣🤣🤣
Voglio essere generoso e lanciare un alto assist all’autrice del blog. Lei si è mai chiesta come mai i finti rapitori elencarono dettagli su Emanuela Orlandi e sulla sorella Natalina, mentre non citarono mai Pietro, Federica e Cristina Orlandi? Facile: perché il colpevole della scomparsa di Emanuela conosceva solo Natalina, mentre non conosceva per nulla gli altri membri della famiglia Orlandi. Riesce a seguire il mio ragionamento o si è già persa nel porto delle nebbie pure lei?
Lo so che le mie rivelazioni sono poco credibili perché non contemplano il Vaticano che, essendo il luogo di residenza degli Orlandi, avrebbe dovuto conoscere i particolari di tutta la famiglia Orlandi e non solo quelli di Natalina. L’uomo che quella sera diede un passaggio a Emanuela era un amico di Natalina. Un uomo mai inquadrato nelle indagini. Un reo che, grazie a gente come voi, è vivo, libero è impunito. Immagino che non viva nemmeno più in Italia ma che si trovi all’estero e che se la stia ridendo leggendo il campionario di notizie una più falsa dell’altra che non tengono conto che la verità, troppo spesso, si trova dietro l’angolo. Purtroppo, ho notato come la Commissione Parlamentare stia procedendo verso una verità di comodo che accontenti tutti. Una realtà che ha sempre caratterizzato tutte le Commissioni che si sono susseguite nel corso della storia italiana, dal sequestro Moro alla P2 di Licio Gelli, passando per attentati terroristici e mancati golpe, inventandosi versioni “cuscinetto” che non facessero troppo rumore. Il problema è che adesso non si vuole toccare la famiglia Orlandi, perché elevata a famiglia di eroi che costruiscono parte dello spettacolo mediatico. Soprattutto se questo spettacolo mediatico fa leva su complotti vaticani che, a differenza di un predatore sessuale, fanno più notizia e, soprattutto, durano più a lungo nella narrazione mediatica, tanto da aver cambiato piste ogni volta che quella precedente non reggeva più. Il punto cruciale e che dopo anni di racconti romanzati e di tesi suggestive, adesso il pubblico non riuscirebbe più ad accettare verità molto più concrete e meno fantasiose. Personalmente li capisco e la colpa non la reputo a loro ma a chi, pur di riempirsi le tasche, ha pensato prima di riempirsi la bocca di chiacchiere e di bugie.
“A diciassette anni fui assunta come cronista in un quotidiano di Firenze. E a diciannove o giù di lì fui licenziata in tronco (…).Mi avevano ingiunto di scrivere un pezzo bugiardo su un comizio d’un famoso leader nei riguardi del quale, bada bene, nutrivo profonda antipatia anzi avversione(..). Pezzo che, bada bene, non dovevo firmare. Scandalizzata dissi che le bugie io non le scrivevo, e il direttore (…) rispose che i giornalisti erano pennivendoli tenuti a scrivere le cose per cui venivano pagati. “Non si sputa nel piatto in cui si mangia”. Replicai che in quel piatto poteva mangiarci lui, che prima di diventare una pennivendola sarei morta di fame, e subito mi licenziò. (…). No, nessuno è mai riuscito a farmi scrivere una riga per soldi. Tutto ciò che ho scritto nella mia vita non ha mai avuto a che fare con i soldi”. (Oriana Fallaci)
Non ci sono più giornalisti di una volta. Adesso ci sono solo pennivendoli asserviti ai padroni massonici.
Patrizia 25 Gennaio 2025 alle
“Ho trovato divertente il suo ultimo commento sul blog di quella che lei chiama l’ortolana. E’ arrivata Wonder Woman che crede di risolvere i misteri di tutte le persone scomparse in Italia. Solo una presuntuosa può credere a una cosa simile. Già il fatto dà retta e quel mezzo scemo di MFA è tutto un dire. La ignori che sbatterà pure lei con la testa contro il muro. Come è capitato a tutti”.
https://freeskipper.altervista.org/caso-orlandi-se-menzogne-volete-menzogne-riceverete/#comment-20835
A quanto pare una certa Patrizia (non sarà mica la stessa del commento?) diede anche fin troppa retta la notte tra il 20 e il 21 Dicembre 1983 in quel di Roma ad un fantomatico Marco ritrovandosi invischiata in un processo con accuse molto gravi per l’imputato.
Chissà chi è questa Patrizia che dava molta retta ad un uomo che amó molto nei primi anni 80 ….
NO Toro Seduto, NON sono io, quella utente “Patrizia” che riporta Barbato…
la Patrizia VERA, che sarei io, NON mi sembra proprio che diede retta quella notte fra il 20 e 21 dicembre 1983 all’Accetti, NON VI INVENTATE LE COSE, ho solo ceduto per COMPASSIONE alle sue insistenze nell’aiutarlo SOTTO la PIOGGIA a recuperare il suo furgone in panne con dentro la sua attrezzatura fotografica, quindi la mia fu solo un’azione CIVILE di una persona che IGNORAVA totalmente l’investimento stradale… NON ho dato per niente retta all’Accetti quando mi pregò di NON dire nulla del furgone incidentato ai carabinieri -che ci avevano fermato per accertamenti POLITICI: non dovevo dire niente altrimenti suo suocero di allora proprietario del mezzo si sarebbe incazzato con lui perché gli aveva fracassato il furgone… e invece io ai carabinieri dichiarai che non era vero affatto che eravamo “una coppia in cerca di intimità” (come aveva dichiarato l’Accetti) ma che io ero con lui in pineta quella notte per cercare un furgone GUASTO dell’Accetti;
quindi successivamente MAI mi sono ritrovata “invischiata in un processo” ma era un mio dovere presentarmi come teste, e ho solo portato al processo la mia TESTIMONIANZA che non fu certo a favore dell’investitore pirata MFA, anzi proprio il contrario: con le mie dichiarazioni SINCERE e SPONTANEE di quella notte ai carabinieri di Ostia, feci sì che l’Accetti venne arrestato seduta stante per PIRATERIA stradale per un investimento che io IGNORAVO… se l’Accetti finì in galera per la morte di José fu GRAZIE a ME…
e BASTA con questa FANTASIA che l’Accetti era in pineta “in missione speciale”: NON è MAI esistita una fantomatica organizzazione denominata dal Peronaci “il Ganglio” in cui questo Accetti avrebbe operato addirittura come “leader” …a me categoricamente NON risulta in nessuna maniera l’esistenza di nessunissimo raggruppamento malandrino, tantomeno poi che IO ci abbia fatto parte…
e poi MA BASTA, con questa FARSA grottesca che dura dal 2013 e continua a girare fra i mentepiattisti e cioè che io “avrei molto amato quell’uomo”! … ma amato chi?!? chi cavolo era questo Accetti? ma chi se lo è MAI CAG@t0 quella persona lì… NON SONO MAI STATA la SUA FIDANZATA, ma finitela di diffondere falsità con questa grande fandonia “del fidanzamento” che sembra diventare il fulcro di tutta la vicenda! ma BASTA, io NON HO MAI AMATO quella persona, ci ho avuto dei contatti solo TEATRALI e niente di più se non discussioni a non finire con tanto di botte per totale incompatibilità di carattere! …il fatto che il MFA insiste nel voler far credere di “quanto io lo amassi” ebbene questa è la prova granitica che è un MITOMANE.
Se ci fu una “relazione” fra me e quel MFA fu solo di CONFLITTI e discussioni, lotte psicologiche, con rivalse e rappresaglie di vendetta da parte sua, dato che è pure uno che non sa perdere e non lo ammette!
Cara Patrizia De Benedetti,
Non capisco proprio perché il suocero doveva arrabbiarsi così tanto con Marco Fassoni Accetti, se gli aveva prestato il furgone della società. Ma le domande sorgono spontanee :
1) che cosa faceva di preciso la società del suocero?
2) Marco Fassoni Accetti aveva lavorato e lavorava ancora con la società del padre di sua moglie al momento dell’incidente in pineta ?
3) perché tutto questo mistero attorno alla società del suocero? Costruiva armi per il Medio Oriente?
Cordialmente,
Toro Seduto ( ma leggermente incredulo)
Caro Toro Seduto, i fatti sono molto più BANALI e SEMPLICI di quanto voi vogliate far credere…
l’Accetti NON voleva assolutamente far sapere a suo suocero del tempo -(con cui aveva pesanti attriti personali, NON andavano assolutamente d’accordo, e il suocero lo aveva già denunciato per “circonvenzione d’incapace” per aver plagiato la figlia che Accetti aveva sposato appena 18enne senza il suo consenso)- di aver distrutto il furgone in quella notte, il furgone era di proprietà del suocero intestato ad una sua società televisiva…
1) la società del suocero dell’Accetti era una emittente televisiva privata con vari studi televisivi.
2) l’Accetti insisteva col suocero per avere spazio in televisione e fare una trasmissione tutta sua: c’erano contrasti fra loro …
3) nessunissimo mistero attorno alla società del suocero, ma cosa vi INVENTATE?!? ma quali “armi”?!? …
il suocero era un imprenditore conosciuto oltre a Roma anche a Milano… e “costruiva” programmi e trasmissioni televisive italiane che rimanevano trasmesse nel territorio nazionale e “NON esportate al Medio Oriente”…
Grazie della risposta Patrizia!!
Cara Patrizia,
E che tipi di programmi faceva la società del suocero? Forse La Corrida, oppure la Ruota della Fortuna? Bim Bum Bam?
Ma no! non era né la RAI né la Fininvest di Berlusconi (oggi Mediaset), in quell’epoca era un pullulare di altre Reti Televisive LOCALI e PRIVATE che puntavano al “commerciale”, alla pubblicità, alla vendita di prodotti, con anche degli intermezzi di intrattenimento con salotti di discussione soprattutto di argomenti sportivi o di gossip… per dire: una specie di “MaurizioCostanzo Show” dove c’erano ospiti in studio dal vivo che parlavano fra loro con il telespettatore LOCALE che poteva telefonare e interagire in diretta con chi era in studio… e il MarcoAccetti sognava di avere una sua propria trasmissione del genere dove lui conduceva il dibattito… semplicemente come ci sono ancora oggi in TV fin troppe trasmissioni del genere!
Patrizia,
Ma stai parlando di TVR Voxson e Telenova associate in EuroTv ?
Incluso te.
Questo articolo riguarda Mirella Gregori. I commenti non pertinenti non saranno da ora approvati; lo comunico preventivamente onde evitare vaneggiamenti su bavagli e censure. Grazie a tutti
Ma stai sempre a lamentarti? Ma metti la moderazione, no?! Così eviti che ti arrivino commenti fuori contesto.
Giusto! Cerchi di scoprire chi ha fatto sparire Mirella Gregori. Quando l’avrà scoperto, passi a parlare delle ragazze scomparse nel castello di Báthory. Dopodiché, vada sempre più indietro nella storia e passi alle ragazze di Netherlands.
Una domanda a Rossella:
Tu che hai avuto modo di parlare con Giuseppe Calì e Fabio de Rosa, li trovi pienamente attendibili?
Già solo il palazzo di Mirella sarebbe stato da rivoltare come un calzino per i personaggi che vi risiedevano,
ma possibile che quel giorno nessuno abbia visto Mirella uscire di casa nel pomeriggio, trafelata, in compagnia di un ragazzo/uomo e magari qualcun altro?
Se Accetti conosce le marche degli indumenti indossati da Mirella quel giorno, ha mai detto dove fu portata e che le successe esattamente?
“Nessuno obbliga Rossella a rispondere a te come a nessun altro. Si chiama libertà di scelta. La maleducazione non c’entra niente”. Non so chi l’abbia detto.
Eccomi. Non ho parlato con Fabio De Rosa, di lui ho solo la documentazione e letto le due recenti audizioni. Io non posso dare del bugiardo a nessuno, se non mettere i evidenza le contraddizioni che emergono, spesso di un certo livello. La mia personale opinione è che qualcosa non quadra: De Rosa palesemente smentisce se stesso ed è arrivato a negare gli interrogatori da lui stessi firmati e sostenuti nel corso degli anni. Quanto riguarda Calì… sono mesi che tentiamo di organizzare questa intervista, dove potrei finalmente porgli tutta una serie di domande che non capisco perchè non gli siano state fatte. Quanto ad Accetti, per il caso di Mirella ma anche di Emanuela, mi pare quasi certo, o perlomeno ovvio, che il suo ruolo sia stato fin dall’inizio quello del depistatore. Lo era allora, lo è stato nel 2013 quando spunta nell’immediatezza delle rivelazioni della Minardi, e lo è tutt’oggi. Il suo ruolo è allontanare dalla verità e dirottare altrove, quindi qualsiasi cosa dica difficilmente potrebbe essere funzionale alla risoluzione dei due casi. Penso che l’unica eventualità in cui potrebbe regalarci il colpo di scena, si potrebbe verificare qualora anche questa volta tutto finesse dipingendolo come il mitomane con magari anche l’aggiunta di essere un pedofilo, ovviamente isolato. In questo caso non credo accetterebbe, perchè comunque prestarsi a ruolo di depistatore non significa prestarsi a essere definito il mitomane pedofilo d’Italia. Sta di fatto che con lui possiamo aspettarci di tutto, significativa l’intervista a Morassut che fa chiaramente intendere che cìè una parte di commissione che non vuole assolutamente l’audizione di MFA. Ci sono in effetti delle domande a cui, chi lotta per il timbro del mitomane, dovrebbe rispondere. Ad esempio per quale motivo nel 1997, quando intercettato per la vicenda di Bruno Romano, la ex moglie lo minaccia di vuotare il sacco su Emanuela Orlandi, non fu immediatamente convocato e interrogato, dal momento che all’epoca Adele Rando stava conducendo indagini, E ricordiamoci che nel 1997 nessuno conosceva Accetti, nessuno potrebbe giustificare la mancata chiamata davanti al magistrato con la scusa del mitomane…
Grazie Rossella!
Sì ricordo il caso del bambino sparito Bruno Romano, viveva con la numerosa famiglia in un campo Rom? In una roulotte comunque.
E il fatto che non siano stati sentiti Accetti e la ex moglie a seguito dell’intercettazione la dice molto lunga sul livello di protezione di cui godeva e gode Accetti ancora oggi.
Ad Accetti preme allontanare i sospetti dal Vaticano, a me appare assai ovvio, e chiaramente tutto ciò che dice vuole dirottare altrove.
Peccato che quando parla di rivendicazioni da parte della sinistra per la questione sequestro Orlandi faccia ridere i polli, essendo lui di destra per tradizione familiare.
Non . Forse lei non lo conosceva Peronaci no lo conosceva, Nicotri non lo conosceva etc etc. Ma gli investigatori lo conoscevano e come.E lui sapeva di essere intercettato mettendo in scena quella pagliacciata di recita con la ex da veri dilettanti. Qui dimostra di essere ancora giovane per entrare in certe dinamiche. Non continui con quel buffone che con Emanuela non ha niente a che spartire. Continui con Accetti come pedofilo perche forse solo quello era, ma evidentemente questo le interessa meno come argomento! Dimenticavo: puo’ gentilmente evitare di cancellare i miei messaggi ? Come mai non cancella quelli di quel ritardato mentale di The Knight? E’ forse Accetti quello schizzo di fango? Si e’ lasciata plagiare anche lei da quel cesso di uomo.
Dottoressa Pera, la vuole una informazione preziosa? Non parlo però di Gregori, ma di Orlandi. Ho un verbale simile a una bomba atomica. Gliela cito? Legga attentamente.
Da quanto risulta da questo documento, il pm Domenico Sica, secondo titolare dell’inchiesta sulla scomparsa della cittadina vaticana, convocò il vigile urbano Alfredo Sambuco il 27 luglio 1983, ma costui non si presentò perché era in ferie. Sica lo convocò di nuovo il 12 settembre 1983, quattro giorni dopo aver saputo della storiaccia sessuale tra Mario Meneguzzi e Natalina Orlandi. Nel verbale si legge che Sica mostrò una foto dello zio di Emanuela a Sambuco chiedendogli se era lui l’uomo visto parlare con Emanuela Orlandi il giorno della scomparsa, ricevendone una risposta affermativa. Dopo l’interrogatorio, Sica chiese al giudice istruttore, Achille Gallucci, lo stesso che aveva rimosso la pm Gerunda che si era rifiutata di seguire la pista terroristica, di iscrivere il nome di Mario Meneguzzi nel registro degli indagati, con ipotesi di reato di sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere. Gallucci, però, respinse la richiesta del pm sostenendo che la testimonianza di Sambuco non era attendibile e che, in ogni caso, non costituiva una prova di colpevolezza contro Meneguzzi. Per raccogliere quelle prove, Sica fece allora pedinare l’uomo da quattro vetture civette, che dovevano darsi il cambio per non insospettire il pedinato, ma Giulio Gangi commise l’errore, chissà quanto involontario, di avvisarlo di aver la polizia alle calcagna, bruciando l’operazione e impedendo a Sica di raccogliere prove che inchiodassero Meneguzzi alle sue responsabilità. A quel punto, a Sica non restò che chiudere l’inchiesta, trasmettendo i documenti non al suo successore Ilario Martella, ma alla Segreteria di Stato Vaticano. E infatti, quando Raul Bonarelli fu convocato dagli inquirenti italiani, il suo superiore gli ordinò di non dire che il caso Orlandi era andato alla Segreteria di Stato, riferendosi proprio ai documenti di Sica, altrimenti poteva aprirsi una crepa difficile da chiudersi, con riferimento agli inevitabili attriti tra gli Orlandi e i Meneguzzi. Ecco spiegato il motivo per cui il papa improvvisamente fece calare il silenzio su Emanuela Orlandi: aveva saputo sia che Emanuela era morta la sera stessa della sua scomparsa, sia della certezza di Domenico Sica che il colpevole fosse proprio lo zio. Caso chiuso.
https://www.facebook.com/massimolugliscrittore/videos/3819362761609164?locale=it_IT
Ma non avevi detto che il colpevole era l’amico avvocato di Natalina e prima ancora qualcuno della politica e prima prima ancora l’amante della zia Anna con conoscenze nel mondo dello spettacolo. Ma in quanti l’hanno uccisa ‘sta ragazza? Tra un omicidio e l’altro è per caso resuscitata?
Mi tornano in mente i numeri di telefono centro e sudamericani nel diario di Mirella, poi risultanti in numeri di consolati e ambasciate e il fatto che nel suo palazzo vivesse Tommaso L., appartenente a gruppi di estrema destra.
I paesi del centro e sud America hanno accolto molti terroristi e appartenenti alle frange destre estreme, senza quasi mai darne l’estradizione.
È stato mai sentito questo signore riguardo al giorno della scomparsa?
E tutto questo lo sostiene una persona che millanta di essere in possesso di testimonianze e documenti di cui non ha mai dimostrato l’effettiva esistenza e che, qualora ne fosse in possesso, invece di riferire in procura, scrive articoli. Sarà il caso che prima di criticare gli altri, si guardasse un po’ allo specchio, potrebbe scoprire che il cinico spettacolo sulle spalle di una ragazzina scomparsa, lo sta facendo proprio lui.
“Ebbi il sospetto che tutti i messaggi e le rivendicazioni in prevalenza provenissero da uno stesso ambiente, la cui attività sembrava tesa soprattutto ad intralciare il nostro lavoro”. (Nicola Cavaliere, 2008).
Azione cattolica= Vaticano
E gli forniscono pure “informazioni di un certo lignaggio”.
In effetti il caso sarebbe chiuso da 42 anni, tanto tutto porta sempre là dentro e non si scappa.
Ma la farsa deve continuare.
Un’amica di Mirella Gregori ha detto ai commissari parlamentari che il rapimento di Mirella fu premeditato da chi era dedito alla tratta delle bianche e che anche lei fu pedinata da sconosciuti. Ma guarda un po’: il Paese con le ragazze più pedinate del mondo, con una organizzazione gigantesca e intoccabile che rapiva le ragazze perfino nei centro di Roma. Ahhhh! Questi testimoni!!! Tutti suggestionati da racconti di fantasia e desiderosi di inserirsi nella vicenda. La Commissione Parlamentare sta diventando peggio del Festival di Sanremo: una vetrina in cui mettersi in mostra con testimonianze che sono solo canzonette.
https://www.raiplay.it/video/2025/02/Sanremo-2025-terza-serata—Edoardo-Bennato-canta-Sono-solo-canzonette-81a6edbc-efbc-4cf4-8d47-891a2cd8864a.html
Non voglio.
In tutte le storie raccontate da Rossella finora su Emanuela, Mirella, Alessia, Ketty e José, una cosa risalta subito all’occhio: i depistaggi iniziarono immediatamente.
È questo il filo rosso sangue che lega questi casi.
Le differenze: José e Ketty vengono fatti ritrovare morti, le altre tre ragazze spariscono nel nulla.
Altro legame: Ketty e Alessia militavano nella gioventù comunista, erano molto attive entrambe.
È chiaro, almeno a me, che pur essendo Roma una metropoli di vari milioni di abitanti, le persone appartenenti a determinati gruppi studenteschi e fazioni politiche si conoscessero piuttosto bene, anche solo di nome e viso. Ed è in questi ambienti che si infiltrano persone con ben altre intenzioni.
Emanuela era di Azione cattolica, e ha conosciuto chissà chi, anche grazie al lavoro di padre e zio, quest’ultimo alla Camera dei Deputati.
Mirella ha conosciuto persone di diverse realtà grazie al suo bar, quello dei De Vito e al palazzo in cui abitava, in cui risiedevano personaggi “interessanti” e da attenzionare.
José sparisce all’EUR, altro quartiere pieno di personaggi degni di attenzione e non in senso positivo.
Nel frattempo spariranno altri/e ragazzini/e.
Ora io non sono di Roma e conosco un po’ la città, ma Rossella ha nel corso del tempo annotato sulla cartina della città le proprietà di Accetti nei pressi dei luoghi delle sparizioni, ha però anche segnato la distanza tra i vari luoghi di residenza dei ragazzini e di sparizione tra loro?
Insomma come fecero Lupacchini e Parisi in “Dodici donne un solo assassino”.
Perché a me si sta facendo chiaro in mente che c’erano una o più gang, oggi le chiameremmo così, che si spartivano il territorio e rastrellavano minorenni per vari motivi. Ogni gang secondo me aveva committenti diversi, assai probabilmente tutti pezzi grossi sicuri della propria impunità, e a seconda del committente il minore veniva ammazzato secondo un certo rituale o fatto sparire per sempre.
Dipendeva da ciò che i committenti volevano ottenere, da chi non sappiamo per certo ma un’idea ce la si fa in fretta.
Accetti faceva parte di una di queste gang e conosceva i membri delle altre, il che rende facile comprendere come mai non si voglia farlo parlare in Commissione parlamentare.
Cosa temono che dica dopo 42 anni? Ci sono questioni ancora aperte tra Accetti e il resto della gang e forse pure qualche committente ancora in vita?
Io dico che è assai plausibile.
Sotto questo articolo, come già detto, sono accettati solo commenti pertinenti o informazioni che possono essere utili rispetto alla vicenda di Mirella Gregori.
tik tok tik tok ⌛
La Leonessa vincerà
💯
Hai detto per fine Febbraio , giusto?
La leonessa vincerà? Ma cosa credete che il caso Orlandi-Gregori sia un gioco in cui il vincitore si aggiudicherà la medaglia d’oro? Qui non siamo davanti ai giochi olimpici ma davanti a due drammi che la Commissione Parlamentare ha trasformato in un teatro mediatico in cui si sono fatti di nuovo avanti mitomani passati, magistrati che si contraddicono tra di loro, testimoni uno più confusionario dell’altro e giornalisti che sgomitano per dimostrare chi ce l’ha più lungo. Poi scopri la farsa dei fascicoli scomparsi dall’archivio di Stato da parte di qualcuno che porta via i documenti ma che, guarda caso, lascia la copertina negli scaffali. Solo una persona dissennata potrà credere a questi giochetti che sanno tanto di messinscena e di tentativi di avvalorare teoremi già studiati a tavolino. Qui non c’è nessun premio da assegnare, non c’è alcun premio da aggiudicare, c’è solo la palma della vergogna da consegnare a tutti i partecipanti di questo show condotto sulle spalle di due ragazzine e delle loro rispettive famiglie.
Siamo arrivati Adam Kadmon dei poveri,domani e’ l’ultimo di Febbraio. Vincera’ la leonessa?
“Gentile Mario, lei mi chiede se (…) possa essere stato responsabile della scomparsa di Emanuela Orlandi? Non glielo so dire, ma da quanto lei mi ha raccontato quest’uomo era un molestatore seriale. E questo fa di lui un indiziato. I molestatori seriali finiscono quasi sempre per stuprare una vittima, schiavi di impulsi sessuali che non riescono a controllare. Un deficit che li spinge a sfogare la propria aggressività sulle vittime fino a commettere anche un omicidio. E’ difficile entrare nella mente di un molestatore seriale e capire i meccanismi che lo conducono a cercare vittime da abusare con la forza e la prepotenza. Le sue vittime raramente sono sconosciute; nella maggior parte dei casi sono donne o ragazze che conosce. Non è facile individuarli, poiché si mimetizzano dietro un volto pulito. Secondo fonti di polizia, fino a qualche anno fa sono state un milione le donne che hanno subito stupri o tentati stupri. Queste violenze sono state compiute nell’ottanta percento dei casi da conoscenti della vittima (parenti, amici, vicini di casa) e solo nel venti percento da sconosciuti. Non escludo, quindi, che (…) possa essere coinvolto nella scomparsa di Emanuela Orlandi se dietro alla sua sparizione -come afferma lei- si nasconde un delitto di natura sessuale”. (Anna Maddalena, psichiatra)
Ciao Rossella,
Volevo darti i miei complimenti per tutti questi articoli FANTASTICHI che accendono una nuova luce su questi casi irrisolti ma mai dimenticati (scasami per l’italiano sbagliato, sono francese), un lavoro non solo bravissimo ma molto, molto importante.
E per questo che volevo suggerirti qualche pista che, a mio avviso, potrebbero essere interessanti da studiare :
-I delitti del DAMS (1982-83, giovani artisti di sinistra, trace di riti esoterici ritrovati nei luoghi dei crimini, in somma tutto c’entra con ciò che succedeva a Roma nello stesso tempo).
-il dottore Narducci e la pista rituale collegata al mostro di Firenze. Ritroviamo qua l’ombra di un ordino di estrema destra, del quale Angelo Izzo ha testimoniato di aver far parte, addirittura, di aver participato al giallo della scomparsa Rosella Corazzin, avvenuto nel agosto di 1975, ossia un mese prima del massacro del Circeo !!
Grazie mille per il prezioso contributo. Affronterò nella seconda parte dell’articolo proprio alcuni episodi a cui lei fa riferimento 🙂
Che diamine c’entri il Vaticano con questa congerie di conoscenze , lo sa solo chi insiste a mettercelo dentro