La dissoluzione dell’ex Jugoslavia ha portato via via, purtroppo anche con guerre civili, alla costituzione degli Stati sovrani che attualmente sono sorti sul territorio rimasto unito sotto la guida di Tito. Oggi, se escludiamo il problema dell’ indipendenza del Kosovo e le turbolenze interne della Bosnia Erzegovina, non vi sono situazioni che, a livello internazionale, provochino preoccupazioni. Si preferisce infatti sorvolare sul fatto, non molto conosciuto ma esistente, di quelle micronazioni che lungo il corso del Danubio hanno aperto un contenzioso in particolare tra Croazia e Serbia. Nello specifico ci riferiamo a Liberland e a Virdis, nomi sconosciuti ai più ma che in tempi recenti si sono fatti sentire dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea proprio per non finire nel dimenticatoio e per acquistare ufficialità e credibilità. Liberland, autoproclamatasi Repubblica, si trova nella cosiddetta terra di nessuno nella riva occidentale del Danubio e si estende per circa sette chilometri quadrati. La sua creazione, come entità autonoma, si deve a due cittadini cechi che poi l’hanno dotata di una costituzione, di un governo e della possibilità di concedere la cittadinanza. Sono circa un migliaio i cittadini acquisiti non residenti e non potrebbe che essere così visto che nel suo territorio e’ presente solo una fitta vegetazione ma nessuna struttura abitativa. Uno Stato fantasma quindi? Non proprio visto che la Croaziak dopo che gli e’ stata notificata la proclamazione di indipendenza, ha iniziato a impedirne l’attraversamento illegale compiendo diversi arresti tra coloro che si definivano presunti cittadini di Liberland. Inutili finora sono stati gli sforzi della micronazione di un riconoscimento a livello internazionale. Liberland ha avuto questo sostegno solo dal Malawi e da piccole realtà autonome simili ad essa. Sulla linea di confine tra Croazia e Serbia, sempre lungo il Danubio, e’ situata invece la Repubblica di Verdis. Si estende per circa 0,501 chilometri quadrati e reclama dal 2019 la propria sovranità . Anche in questo caso Zagabria e’ prontamente intervenuta distruggendo il primo insediamento e vietando ai coloni di entrare nel Paese. La reazione del Governo di Verdis, che non possiede né una polizia locale né tantomeno un esercito, e’ stata quella di lanciare una petizione online per chiedere che la Nazioni Unite e l’Unione Europea intervengano condannando la Croazia per violazione nel diritto internazionale e dei diritti umani. Le autorità della Libera Repubblica di Verdis hanno già fatto sapere che molte altre persone ritorneranno presto nel suo territorio e prenderanno la cittadinanza. Diverso l’atteggiamento della Serbia sia per Liberland che per Verdis: Belgrado ritiene che non sia sua competenza e in questo modo evita anche di dare ufficialità alle due mcronazioni. Gli esempi di questi due piccolissimi Stati, proclamati indipendenti unilateralmente, rientrano in una casistica abbastanza diffusa a varie latitudini ma in questa zona dell’ex Jugoslavia acquisiscono un significato particolare perché potrebbero aggiungersi ai contenziosi tuttora esistenti tra le Nazioni dei Balcani occidentali attualmente impegnate nel processo di adesione alla UE. A trent’anni dalle guerre fratricide che hanno interessato questi territori l’obiettivo , non ancora raggiunto, della pacifica convivenza tra le diverse etnie, va salvaguardato da nuove contrapposizioni e da nuove tensioni. Liberland e Verdis non sono casi unici e di situazioni come queste ne esistono parecchie a varie latitudini . Chiudere gli occhi non può però essere la soluzione.

