Il cammino della Macedonia del Nord verso l’Unione Europea si basava su un fatto fondamentale. Il 12 giugno 2018 i governi di Atene e Skopje, sotto l’egida delle Nazioni Unite firmarono, sul lago di Prespa, un accordo che mise fine a un contenzioso storico sul nome della repubblica balcanica che ne aveva bloccato l’iter di adesione alla UE. Il Premier greco Tsipras e quello macedone Zaev raggiunsero l’intesa sul nome Macedonia del Nord che avrebbe aperto le porte di Bruxelles a Skopje. Successivamente, i mutamenti politici avvenuti nei due Paesi, con modalità diverse anche derivati da questa decisione storica e coraggiosa, non smentirono le firme apposte sul trattato di Prespa. Ma quanto accaduto pochi giorni fa rischia di riportare indietro di sette anni le lancette dell’ orologio. Nel corso del dibattito nel Parlamento di Skopje, sul voto di fiducia del suo nuovo Governo, infatti, il Premier Hristijan Mickoski, espressione dei nazionalisti conservatori, vincitori delle ultime elezioni, ha in sostanza rinnegato l’intesa di Prespa. Nel corso delle sue dichiarazioni, regolarmente stenografare e non smentibili, ha ripetutamente citato il suo Paese evitando di pronunciare la dicitura “del Nord”. E successivamente, per non giustificare che si potesse prenderla come una dimenticanza, ha promesso che sia politicamente che personalmente, fara’ di tutto per correggere l’illogico cambio del nome. Mickoski non si e’ fermato qui ed ha approfittato per alzare la tensione anche sul fronte con la Bulgaria che pretende modifiche costituzionali per soddisfare i diritti della propria minoranza, ovviamente negandone la possibile attuazione. Ci si attendeva un maggiore controllo diplomatico su un tema così delicato. Le reazioni non si sono fatte attendere. E naturalmente hanno riguardato la richiesta di adesione di Skopje all’Unione Europea. Atene ha fatto capire di voler congelare nuovamente questa richiesta. Il governo greco ha sottolineato come l’attuale leadership macedone abbia ufficialmente deciso di non utilizzare il legittimo nome costituzionale del Paese uscito dagli accordi di Prespa, di fatto violandoli. Mickoski, per la verità, era stato addirittura preceduto, il 12 maggio, dalla nuova Presidente della Repubblica Gordana Siljanovska, prima donna eletta a questa carica e dello stesso partito che si era limitata a utilizzare il nome Macedonia.leggendo la formula del suo giuramento. Ma su questo era data ripresa dal Presidente del Parlamento. E tutto sembrava potesse finire lì. Invece il discorso del Premier ha fatto capire le reali intenzioni dei nazionalisti conservatori. E così, mentre non tarderanno ad arrivare anche le reazioni di Sofia, la Commissione Europea non poteva rimanere in silenzio. E’ stato emesso un comunicato in cui si afferma che il trattato di Prespa del 2018 deve essere attuato in tutte le sue parti. L’ incidente e la nuova crisi tra Macedonia e Grecia ha scatenato reazioni negative in tutta Europa e negli stessi Stati Uniti per la riapertura di una ferita nell’ area balcanica. Una ferita che se non sarà subito sanata pare destinata ad allargarsi ulteriormente. Mickoski non intende recedere ed ha provocatoriamente invitato la Grecia a ricorrere alla Corte internazionale di giustizia come previsto dall’ articolo 19 del trattato di Prespa in caso di inadempienze. Il Primo Ministro di Atene Mitsotakis ha deciso di bloccare tre protocolli di collaborazione con Skopje previsti da Prespa. E anche il Partito socialista greco Pasok, all’opposizione e attualmente al terzo posto nei sondaggi si e’ dichiarato in sintonia con questo atteggiamento.

