Riceviamo e pubblichiamo il commento del Generale Carmine De Pascale, già Alto Ufficiale dell’Esercito Italiano e pluridecorato della Repubblica Italiana. In queste ore di caos e sconcerto, ascoltiamo la voce autorevole di chi è stato operativo in aerea e oggi unisce la sua esperienza di Comandante militare alla saggezza dell’uomo di studi geopolitici avanzati.
Sono anni che Israele pianifica attacchi all’Iran e viceversa. È noto che i due paesi non si amano, anzi si odiano e non perdono occasioni per colpirsi nella maniera più violenta possibile.
Questa volta c’è stata la sorpresa perché l’azione bellica arriva proprio quando l’inviato statunitense Witkoff avrebbe dovuto incontrare domenica in Oman il ministro degli affari esteri iraniano, Abbas Araghchi, per definire un accordo sul nucleare.
Gli Stati Uniti hanno immediatamente dichiarato attraverso le parole del segretario di Stato Marco Rubio di non essere coinvolti definendo l’attacco “unilaterale”. Questa dichiarazione sembra finalizzata a proteggere forze e strutture statunitensi presenti nell’area da possibili ritorsioni iraniane. Quantomeno gli Stati Uniti sono stati informati, non può essere diversamente per un’azione di tale grandezza ed intensità.
La decisione dell’attacco potrebbe essere ricercata nell’accelerazione del programma nucleare iraniano denunciata recentemente dall’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) che ha accusato l’Iran di non rispettare gli accordi. In altre parole, l’Iran sta procedendo nell’arricchimento dell’uranio ed è vicino alla soglia nucleare.
L’attacco israeliano è stato devastante e preparato con una precisione maniacale. Sembra che siano stati impiegati circa 200 aerei che hanno bombardato le difese antiaeree iraniane, le basi di lancio missilistiche e i siti per l’arricchimento dell’uranio. Gli aerei sono rientrati tutti integri alla base. Non si conosce ancora l’entità dei danni provocati soprattutto per quanto riguarda i siti nucleari.
Israele ha inoltre effettuato numerose azioni mirate per colpire con azioni di alta precisione – perfino nelle loro abitazioni – personaggi di vertice del regime come il Capo dei Guardiani della Rivoluzione, il capo di stato maggiore dell’esercito ed alcuni scienziati impegnati nel programma nucleare.
Azioni di questo tipo sono possibili solo con un’intensa attività di intelligence condotta dagli agenti del Mossad infiltrati localmente, forse anche con la collaborazione di dissidenti iraniani dell’opposizione interna, formata essenzialmente da giovani che vogliono affrancarsi dall’attuale leadership del Paese.
Il ricorso alla forza da parte di Israele è stato definito dalle Forze di Difesa Israeliane – IDF come “attacco preventivo” perché il programma nucleare israeliano era avanzato fino al punto di diventare una minaccia esistenziale. Una minaccia da parte dell’Iran che ha spesso indicato la distruzione di Israele come un obiettivo da perseguire con determinazione.
Israele ha la superiorità militare e lo dimostra con l’apertura di un altro fronte, mentre Gaza continua ad essere sotto fuoco israeliano. Così si rischia una guerra senza fine, in una logica di conflittualità perenne nel Medio Oriente.
Si teme ora un’escalation pericolosa che potrebbe infiammare tutto il Medio Oriente e tutti nella regione si preparano ad una risposta iraniana.
L’Iran non può non rispondere e tutto dipende dagli obiettivi che intenderà colpire. Se attaccherà le basi americane nel Golfo o in Iraq o le infrastrutture petrolifere dei paesi della regione come l’Arabia saudita o gli Emirati, allora si innescherà l’escalation con reazioni a catena, difficile da fermare. La reazione iraniana è comunque già in corso con lanci di droni e minacce di ritorsione che potrebbero coinvolgere anche altri attori regionali e arrivare al ricorso del terrorismo contro cittadini israeliani ovunque si trovino, Europa inclusa.
Per quanto riguarda la sicurezza dei militari del contingente UNIFIL in Libano che ammonta a oltre 10.000 militari di 46 Paesi, di cui circa 1200 italiani, i rischi sono legati solo alla possibile ulteriore degenerazione della situazione conflittuale. In questo caso, potrebbero sorgere dei pericoli anche quella zona di confine tra Israele e Libano dove è dislocato il contingente UNIFIL, soprattutto per il possibile coinvolgimento degli hezbollah contro Israele.
Peraltro, nei giorni scorsi da alcune fonti aperte è emerso che l’amministrazione americana avrebbe concordato con Israele di non rinnovare il mandato di Unifil. Tuttavia, il portavoce di Unifil non ha confermato alcuna discussione formale sull’argomento in ambito ONU, mentre la decisione sul rinnovo potrebbe essere presa alla fine di agosto, dopo le consultazioni degli stati membri.
Allo stato attuale, nonostante tutto, sarebbe prudente e conveniente continuare i colloqui tra Stati Uniti e Iran per giungere ad un accordo sul nucleare e attivare tutti i possibili canali diplomatici per evitare un allargamento del conflitto nella regione mediorientale. La via della diplomazia e del dialogo rappresenta sempre la scelta prioritaria per raggiungere gli obiettivi di pace e prosperità dei popoli.

