In piedi davanti agli italiani il Presidente della Repubblica, nel suo discorso di fine anno, ha attraversato, come si sfogliasse un album di ricordi, la storia della nostra Repubblica che, l’anno prossimo, compirà 80 anni.
Il tema della pace è stato il suo esordio “le devastazioni che vediamo in Ucraina e a Gaza accrescono l il desiderio di pace mentre sempre più alto e ripugnante il rifiuto di chi nega la pace”.
L’anelito di pace lo porta al saluto di Papa Leone IVX ha che a ammonito di nuovo il ripudio di odio e violenza.
Disarmare le parole è il riferimento ai toni esasperati del dibattito politico.
E poi i ricordi del nostro paese partendo dalle donne e dalla prima volta che furono chiamate al voto.
E da qui un volo attraverso la approvazione della Costituzione che ha guidato il paese per tutti questi decenni. l’Europa e il trattato di Roma. La stagione delle riforme da quella agraria al piano casa.
E poi lo Statuto dei lavoratori verso una equità dei salari e la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Il Servizio sanitario nazionale e la gratuità delle cure.
Previdenza estesa a tutti.
Il ruolo della cultura: arte e cinema.
E poi gli anni bui. Il terrorismo e stragi e la violenza politica tra i giovani.
Non ha dimenticato lo sport partendo dalle olimpiadi del 60.
Le stragi mafiose: Falcone e Borsellino.
I mutamenti che ci hanno toccato nel passaggio al nuovo secolo che ha modificato i linguaggi e gli stili.
Siamo tra i paesi forti: con le nostre manifatture e le esportazioni.
Siamo apprezzati per le nostre bellezze e per le nostre tradizioni.
I militari aiutano alla costruzione delle sicurezze.
I principi e i valori scritti 80 anni fa nella costituzione vanno vissuti ogni giorno.
Le insidie del nostro tempo sono le vecchie nuove povertà e le diseguaglianze.
E infine I giovani: che siano esigenti e coraggiosi nella scelta del loro futuro.


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No olvidar!