di Gianluca Dolcetti
Me lo ricordo il titolo dell’ Avvenire, che diceva: “Molnella è una piaga purulenta aperta da una mano infame nel cuore della provincia”, e ricordo l’ articolo del Carlino che quando arrivarono i militari e Massarenti fu costretto a scappare, scrisse: “Il governo ha finalmente compreso il suo dovere. Ha sospeso il sindaco Massarenti che è, da troppo tempo, il responsabile impunito di uno stato di cose assurde ed iniquo”.
E invece questa era terra di lavoro e il lavoro qui se l’era inventato Massarenti, prima non c’era. C’era solo lo sfruttamento dell’ uomo su un altro uomo.
Lui invece ci aveva detto che dovevamo lavorare e riposare, e poi dovevamo studiare, perché se è il lavoro a dare la dignità all’uomo è solo con lo studio che si evolve, che si migliora.
E mi ricordo come difendevamo il lavoro, e venivano dagli altri paesi per darci una mano, come Maria Margotti morta a maggio con un fazzoletto bianco in testa.
Mi ricordo di Carmela Bagni e Fernanda che ad agosto nel ’23 furono schiaffeggiate in strada dai fascisti.
Mi ricordo i racconti di mia nonna che mi raccontava chi aveva veramente ucciso “il Nonno” Giuseppe Bentivogli.
Mi ricordo le donne, come Anna, la Mazzoni, che venne da Argenta e aprì un salone di bellezza e fece ancora più belle le marmortane.
Anna, l’ “Anna bòna”, che baciava tutte le foto delle lapidi del cimitero, perché quando una comunità è forte ci si sente tutti una famiglia.
Mi ricordo il mulino del Monari che accanto aveva un cinema e ora è li abbandonato.
Mi ricordo le case nuove, che poi ci misero i container per ristrutturarle e quando ritornarono ad abitarle erano tutti contenti perché avevano il bagno in casa e potevano andare a dormire senza passare dall’ ingresso.
E mi ricordo Gigino Ganna e un giorno che ero ragazzo vidi giocare a bocce nel campetto Pietro Nenni e Anselmo Martoni.
E mi ricordo i pugni che Martoni tirava sul tavolo quando andai a dirgli che volevamo il campetto da calcio. Poi alla fine ce lo fece, come tante altre cose; perché l’ Onorevole era così.
E mi ricordo di Raul che passò a fare il portiere del Molinella a portiere del Municipio che fondò la Società Pescatori di Molinella.
Mi ricordo la fatica nelle gambe quando si spingeva sui pedali per fare la salita del Morgone, e il vento che fischiava nelle orecchie quando si era in discesa. Adesso il “Ponte di Brooklyn” mi aspetto che crolli da un giorno all’ altro.
Mi ricordo la voce di Costante che parlava da Radio Torretta.
Mi ricordo quei due ragazzi che misero in piedi una radio più moderna “Antenna 2”.
Mi ricordo Saragat che venne nel 53 in piazza e i comunisti gli fischiarono, “social-fascista” gli dissero.
Mi ricordo il Veglione dei Becchi, dove ogni scherzo era permesso, e gli uomini ballavano tra di loro.
E mi ricordo le pizzerie, i circoli, i bar che aprivano perché c’erano le aziende, c’erano i lavoratori.
Mi ricordo la sera che in macchina aspettai che uscisse l’ultimo operaio e poi chiusero l’ Ilpa, nessuno disse una parola, e venne voglia a me di tirare i pugni sul tavolo.
Mi ricordo che c’erano i progetti, che si cercava di creare lavoro, che si cercava di parlare con le aziende.
Mi ricordo, e i ricordi fanno di me il socialdemocratico che sono stato, che sono e che sarò sempre.

