Premessa
Una stimata docente di filosofia presso l’Università di Madrid condusse un esperimento con i suoi studenti. All’inizio della lezione, presentò ai suoi allievi una cartellina di colore verde. Indicò loro che, se uno studente fosse arrivato in ritardo, avrebbero dovuto affermare che la cartellina nelle mani della docente era di colore rosso.
Durante la lezione, uno studente arrivò in ritardo. La docente proseguì la lezione parlando di filosofia, e di come esistessero correnti di pensiero, come il positivismo, che non ammettevano realtà al di fuori dei fatti. Interrogò ciascuno studente singolarmente sul colore che fosse la cartellina. Nonostante la cartellina fosse effettivamente verde, tutti gli studenti, compreso lo studente in ritardo, affermarono che la cartellina era rossa.
Questo esperimento aveva l’obiettivo di dimostrare come la pressione del gruppo altera la percezione individuale. Sebbene la realtà fisica fosse chiara (la cartellina era verde), la pressione sociale porta lo studente, ignaro del tranello, a negare la sua percezione diretta e ad aderire alla versione del gruppo (la cartellina era rossa).
L’esito di questa attività evidenzia come noi, in quanto esseri umani, siamo costantemente influenzati dal giudizio esterno e come la nostra società ci manipoli attraverso regole ben precise. Questo fenomeno è noto come conformità sociale.
Nella faccenda di Emanuela Orlandi, questo atteggiamento di omologato conformismo, lo si può individuare nei confronti di Marco Accetti che, è stato stabilito, è “un millantatore e un mitomane“, e deve assurgere questo ruolo per tutti. Sarebbe interessante comprendere da subito quanti hanno analizzato, o per lo meno approfondito l’Uomo del Piffero, e quanti, giornalisti e ricercatori in primis, si sono accodati, risparmiandosi lo sforzo di una ricerca vera, trascinandosi appresso l’opinione pubblica. O forse la scelta è esattamente opposta: compiacere l’opinione pubblica?
Un mitomane atipico
Il caso della quindicenne vaticana, divenuto poi il caso “Orlandi-Gregori” è stato caratterizzato da una quantità non più calcolabile di false strade e depistaggi, le cui modalità e motivazioni sono state affrontate nel precedente articolo.
Negli anni ci si è trovati dunque a fare i conti con due diversi ordini di depistatori: quelli che avevano ed hanno una motivazione e che muovono dall’interno di un’organizzazione, e le mine vaganti, individui solitari che agiscono mossi dalle più variegate deviazioni e debolezze psicologiche.
Di questi ultimi, i veri mitomani, a fatica ricordiamo un nome: vennero facilmente individuati e le procure, dopo averli risvoltati come calzini, hanno dimostrato la totale estraneità ai fatti, rispedendo questi soggetti nel mare nero dell’oblio.
La figura di Marco Accetti, in questo senso, si dimostra alquanto atipica: è l’unico mitomane e millantatore che le procure non riescono a sconfessare, liquidando questa incapacità alla bell’e meglio, asserendo che l’uomo è a conoscenza di talune questioni inquanto fissato con il Vaticano e con la questione di Emanuela Orlandi, che avrebbe studiato attentamente con l’ausilio delle carte processuali e della stampa dell’epoca.
Queste sono le parole con cui Giuseppe Pignatone, definito “il procuratore nostro” dalla vedova di De Pedis, motiva la richiesta d’archiviazione del 2015. Giuseppe Pignatone interviene nelle indagini in corso sostituendo il collega Giancarlo Capaldo, senza che siano mai state indicate le ragioni di tale cambio.
Lo stesso Pignatone che oggi, trasferito in Vaticano, dirige le indagini sul caso di Emanuela Orlandi. Sappiamo che all’epoca Giancarlo Capaldo si rifiutò di firmare la richiesta di archiviazione, motivando il suo dissenso con un documento. In esso si legge chiaramente che, a suo avviso, sarebbe stato importante approfondire la figura di Accetti, dal momento che alcune informazioni non potevano essere entrate in suo possesso.
Parte della trascrizione del documento stilato da Giancarlo Capaldo, a motivazione del suo rifiuto alla firma, lo trovate qui.
Questioni inevase
Certa di tralasciarne in buon numero, procedo ora con un elenco dei principali “indizi” che rimandano all’Accetti e che molti cercano di ignorare, incapaci di fornire una giustificazione plausibile.
- Marco Accetti elenca alla famiglia Gregori i vestiti indossati da Mirella, indicandone marca e colore.
- Questi dettagli non erano noti alla stampa. C’è chi ha motivato dicendo che poteva averne avuto notizia dalle stesse forze dell’ordine. Se così fosse bisognerebbe comprendere il motivo per cui le forze dell’ordine avrebbero comunicato elementi così intimi e rilevanti a un mitomane.
- Marco Accetti è a conoscenza del fatto che al momento della scomparsa Emanuela aveva il ciclo mestruale. Dato mai trapelato.
- Lettere da Boston. Le lettere da Boston sono spedite nel periodo in cui la prima moglie dell’Accetti, E.C., si trova nella città americana, in visita al fratello.
- La reo confessa Gabriella , ha ammesso di aver prestato la sua voce per l’interpretazione della telefonista americana.
- Ricorda a Maria Antonietta Gregori un episodio che la stessa aveva rimosso e quindi mai reso noto, ossia che la ragazza scambiò MFA, nel suo ruolo di telefonista, per l’assistente dell’avvocato Egidio.
Pare recentemente confermata dalla protagonista del fatto, A.F., la sottrazione della sacca da ginnastica, poi restituita da una presenza femminile, nell’anno scolastico 1980-81.- All’avvocato Egidio diede nota telefonicamente del “baruffo” intercorso tra Mirella e il fidanzatino, la sera della festa post-ristrutturazione del locale.
- Marco Accetti, all’epoca ventottenne, aveva i capelli biondi e mossi, come gran parte delle testimonianze ricordano uno dei pedinatori di Emanuela.
- I suoi modi d’agire, tra cui giocare con i numeri e schedare le persone secondo le caratteristiche fisiche, possono passare inosservati solo a chi non ha voluto soffermarsi un attimo su questo pittoresco e inquietante personaggio. Sullo spartito si può infatti leggere, in calce “De Blasio, castana, 15 anni” e sopra, tratto da uno scritto privato di Accetti: “Olivia, 17, svizzera, brunetta“.
- Marco Accetti sostiene di aver comunicato al procuratore G. Capaldo, l’intero contenuto della telefonata intercorsa con il segretario di Stato, Augusto Casaroli.
- Marco Accetti è in diretto contatto con i membri della Banda della Magliana, soprattutto con i Testaccini, con cui ha un rapporto amicale, in particolar modo con Enrico De Pedis e Giuseppe Scimone (torneremo più avanti sull’argomento).
- Una testimone diretta, ai tempi dodicenne e frequentatrice, insieme alla madre, di Marco Accetti e della sua abitazione, ha ricordato che nella camera del pifferaio erano presenti in gran numero confezioni, in formato ridotto, del profumo Chloé, all’epoca presente anche nel catalogo Avon.

- Molte visite nelle Marche dove risiedeva l’amico Mario Ilario Ponzi che, in seguito ad una tentata rapina a mano armata e con sequestro di ostaggi. Detenuto, la sua cella è quella adiacente ad Alì Agca.
- In relazione all’amicizia tra Accetti e Ponzi, ricordo che nello stesso periodo, nella Marche una ragazza scomparve attirata fuori casa con la scusa di un compagno di classe al citofono.
- Mirella vive sulla via Nomentana, al numero 91, a 76 metri di distanza, in direzione Villa Torlonia, si trova un immobile di proprietà della famiglia Accetti. Rispetto alla scuola media di Mirella Gregori troviamo a 190 metri in direzione Piazza Firenze e a 120 metri in direzione metropolitana Forte Preneste, ben due immobili degli Accetti. L’immobile di Via Goito, quello in direzione Piazza Firenze, dista 160 metri dal bar dei Gregori e 58 dalla via in cui la ragazza fu vista passeggiare con un ragazzo biondo riccio.
- Nella sentenza Giorgianni del 2015 si fa riferimento ad un flauto dolce di plastica, che Accetti avrebbe custodito nell’ abitazione di Sant’Emerenziana. Emanuela ne aveva uno nella borsa.
- Durante la prima telefonata il Pifferaio Tragico, nelle vesti di Mario, fa accenno al fatto che Pierluigi abitasse al Gianicolense, medesimo quartiere dell’appartamento che Sabrina Minardi indica, in via Pignatelli, tra i luoghi di detenzione di Emanuela.
- In quel periodo Accetti collabora con Felix e Castellano nell’adescamento di giovani ragazze per falsi provini presso una falsa agenzia collocata in zona Termini.
- Accetti è a conoscenza del trafugamento della bara di Katty Skerl e che la stessa presentava maniglie a forma d’angelo.
- Accetti indice l’esatta via, nei pressi di Termini, dove è imbucata la lettera di Alessia Rosati.
Ce ne sarebbero molti altri, ma per ora termino qui. Il grande errore che si commette nell’approcciarsi all’Accetti, è muoversi partendo dal fantasioso racconto del “Ganglio” , cercando verità o tentando di screditare quei racconti, non comprendendo che quella narrazione è parte del depistaggio di cui è attore.
Curiosità e bizzarrie
- Dalle motivazioni di Capaldo, si evince che venne fatta una comparazione della voce e il risultato fu di compatibilità.
- Nelle motivazioni dell’archiviazione, risulta invece che non fu possibile eseguire una perizia perché il tempo e altri parametri non ne consentivano l’affidabilità, salvo poi eseguirla sul De Tomasi. La fattibilità è poi dimostrata anche dai periti che sono intervenuti nella miniserie di Netflix.
- I più tacciano Accetti di voler apparire e ribadiscono il concetto sventolando la perizia di Ferracuti.
- Al di là del fatto che il desiderio di apparire appartenga anche a molti altri individui, giornalisti compresi, per alcuni dei quali sarebbe interessante leggere l’esito di un’ipotetica perizia. Tuttavia ammesso e non concesso che ciò sia una verità, e non sarò certo io, che di monologhi di MFA ne ho ascoltati per ore, a confutare ciò. D’altro canto, questo desiderio di apparire l’ha ben soppesato per trent’anni, decidendo di appagarlo in occasione di indagini aperte e rivolte verso membri della Banda della Magliana.
- Accetti è uno sconosciuto, gli ex componenti della Banda della Magliana non sanno nemmeno chi sia. Mi duole comunicarvi che le persone, anche quelle a prima vista più carine e gentili, mentono. Figuriamoci poi se il legame tra queste persone è di natura economica; individui residenti tutti a pochi metri di distanza, uniti da interessi di diversa natura e associati a cooperative studiate ad hoc. Come il caso di Oasi, la cooperativa di viale Beethoven 30 e Nuova Oasi, in Curzio Malaparte, comprendenti soci di spicco, tra cui, appunto, Enrico De Pedis. A ciò possiamo aggiungere la forte similitudine che ritroviamo nella gestione dei depistaggi durante i sequestri, come descrivo nell’articolo I professionisti del depistaggio.
L’intoccabile
Di essere intoccabile, senza motivarmene le ragioni, Marco Accetti, me lo ripete dalla nostra prima telefonata e, un certo sentore in questo senso, l’ho avvertito dal primo minuto. Dopotutto non sarò l’unica persona ad aver fatto questi collegamenti, ad aver notato che dove passa lui le persone spariscono o muoiono, ad aver avvertito un’apparente illogica bramosia di tacciarlo come un buffone, e rimuoverlo da qualsiasi discussione.
Poi, ogni tanto, spuntano le zanzare, quelle come la sottoscritta, che non si accontentano di certe panzane e non accettano nemmeno che le cose debbano andare così, perché è protetto da uomini e organizzazioni potenti, che spaziano dai palazzinari al mondo degli ex monarchici e della massoneria.
Più utile potrebbe essere, nonostante anche in questo campo si sia oscurato quanto possibile, recarsi alla Camera di Commercio, spendere qualche spicciolo e iniziare a viaggiare in un meraviglioso mondo di “scatole cinesi” passando da società e associazioni vuote, ma collegate l’una all’altra, un fantastico viaggio che fa saltellare da un’attività liquidata nel giro di una manciata di mesi, all’altra, che coinvolge ciò che il terreno ci riserva dai rifiuti destinati alla Somalia, al petrolio libico, fino al gas kazako. Scatole cinesi e società vetrina che spuntano come funghi anche al centro nord, saltando da Roma a Milano, da Milano a Torino, Brescia e Verona.
Tutto ciò senza necessità di lavoratori alle dipendenze, nemmeno nelle cooperative edilizie, e questo è chiaro perché nulla è mai stato versato a INPS o INAIL, saranno tutti delle piccole e inesperte partite Iva, non iscritte alla camera di commercio. E’ bene ribadire che questo schema di totale inesistenza fiscale non si allarga solo ad ogni società connessa ma anche a personalità connesse con la famiglia. Ex compaesani o ex fidanzate che siano. Niente troverete se non qualche ora di addetto alle pulizie nel Molise.
Quanto qui asserito, anche con un briciolo di amara ironia, non vuole andare ad accusare la famiglia in questione a cui, evidentemente. tutto ciò è stato consapevolmente accordato, bensì a uno Stato che in nome di un “bene superiore” di cui i poveracci non godranno mai, permette a persone pericolose e violente di avere e compiere ogni cosa e, all’onesto cittadino non concede nemmeno il diritto alla verità.
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15 commenti
Ah, bene bene! Quindi non è stato più un fantomatico monsignore che ha incaricato Raoul Bonarelli a reclutare Emanuela Orlandi per appagare i tuoi capricci sessuali. Adesso è tornato in pista Marco Accetti. Complimenti! Lei ha idee davvero molto chiare. Cambia enoteca, che si stanno dando il vino adulterato con il metanolo.
Certo che lei ha davvero problemi di comrensione del testo, quello che oggi chiamano analfabetismo funzionale. Leggo, comprendo le parole, ma non il significato d’insieme. Non si preoccupi l’Italia ha un tristeprimayto, non è solo.
Non sono io ad avere problemi di comprensione del testo, è lei che ha difficoltà a essere chiara. Ma la capisco perché la chiarezza è una dote che hanno in pochi. Sono proprio curioso di sapere quanti dei suoi lettori hanno capito una sola virgola del senso dell’articolo. Quando le sarà passato l’effetto del vino al metanolo me lo farà sapere. Però le cito la lezione di Gustav Jung: “Ciò a cui poni attenzione, persiste”. Voi più parlate di Accetti facendolo sentire importante e lui più crederà di essere importante e di inventerà altre frottole. Provi a intervistare la sorella di Accetti: le dirà che ha seri problemi di squilibrio mentale. E lei dà pure corda a un tizio simile che racconta la storiella dello scontro interno al Vaticano tra comunisti e anticomunisti di cui lui faceva parte e che da giovane andava vestito da prete pur non essendolo? Ci dormi su, che domani l’effetto del metanolo sarà passato.
Tenga dottoressa (mah!!!) Pera avvelenata. Ecco la chiarezza espositiva. Se riesce a reggere mezz’ora.
https://www.radioradicale.it/scheda/395746/caso-emanuela-orlandi-confronto-tra-pino-nicotri-e-marco-fassoni-accetti
Ha ascoltato il confronto tra Nicotri e Accetti? Già nel 2013 Nicotri ipotizzava che Emanuela fosse stata prelevata da un familiare, mentre Accetti non ha spiegato nulla, non ha raccontato nulla, non è stato utile a nulla, se non a creare confusione nel programma. Le sembra il tipo a cui dare credito? Boh! Contenta lei, contenti tutti.
Si è stato il familiare vestito da prete che lavorava nella RAI e che abitava in via monte del gallo
Egregio Barbato, le confermo che ad oggi nessuno dei miei lettori ha manifestato le sue stesse difficoltà; qual ora fosse farò in modo di usare con loro la medesima comprensione e pazienza che riservo a lei. Io credo nelle sue potenzialità e sarò qui a sostenerla in questo complesso cammino, le cui insidie so che ben fronteggerà grazie alla dedizione, alla costanza, e alla caparbietà che la contraddistinguono.
Sarà forse che io sono l’unico che le cose gliele sbatte in faccia senza tanti complimenti. Quello che magari gli altri non fanno solo per non offenderla. I suo racconti sono così fantasiosi che se Dan Brown dovesse presentarli al suo editore, questi brucerebbe lui e i suoi racconti. Se ha visto il video, si sarà resa conto che Marco Accetti non ha apportato alcun contributo alla verità sul caso Orlandi, si è limitato ad offendere Nicotri che cercava di dire la sua, beccandosi pure l’accusa di depistatore, come se Accetti finora non avesse depistato le indagini con la sua mitomania. Questo dovrebbe far capire ai suoi lettori che Accetti non c’entra nulla con il caso Orlandi, lui è quel classico impostore che si è intromesso nella vicenda solo per protagonismo. Lo hanno capito tutti, magistrati, poliziotti, carabinieri, servizi segreti, conduttori televisivi, solo lei non lo capisce, perché è talmente contorta che vede intrighi anche lì dove non esistono, ma tanto l’importante è darsi delle arie da giornalista, cosa che lei non è, è solo una storica che gioca a fare Maigret. Lei sta solo contribuendo a una confusione che anziché avvicinare i lettori alla verità, li sta solo allontanando. Tutto questo durerà fino a quando la vicenda Orlandi, grazie a gentaglia come lei, sarà così svalutata da non interessare un cazzo più a nessuno.
Ecco qui! Anziché fare voli pindarici, legga piuttosto la realtà raccontata da me con tutte le stigmate del giornalismo moderno, quello improntato sui fatti, non sui ragionamenti. Lo schifo che ci circonda, raccontato con un linguaggio semplice e chiaro, alla portata pure degli asini. Cose che lei dovrebbe conoscere bene, essendo (forse, boh!) una storica. E non mi chieda l’autografo, che non se lo merita.
https://www.arduinosaccoeditore.com/prodotto/malaitalia/
Caspita anche portatore di realtà, mi rallegro per lei! A comprensione del testo ci sono un po’ do difficoltà, ma a ego e autostima siamo messi benino, vedo. Ottimo! E’ un buon punto di partenza; poi le capacità, con impegno, si costruiscono. Io sono tutta orecchie davanti ai “fatti”, di documenti sul caso Orlandi non ne ho moltissimi, quindi sono ben accetti. Quanto ai “ragionamenti”, mi scuso, ma usare il cervello e la logca è più forte di me. Forse potrei iscrivermi a qualche associazione cattolica che mi dice cosa pensare e cosa fare, effettivamente mi risparierei qualche mal di testa. Detto ciò, finchè non vengono a cercare di cambiare in senso cattolico e liberticida le leggi dello stato laico italiano, e finchè non interferiscono nella mia vita e comprendono che la fede è una questione intima e privata, massimo rispetto per il credo altrui. Ad oggi, purtroppo, le cose non sono andate così, quindi mi perdonerà se soprassiedo dall’acquisto di un libro prezzato sopra la media. Dell’autografo non ne sento l’esigenza sia perchè non sono un’idolatra, sia perchè io posso vantare l’onore di sue massime e aforismi, nonchè di analisi dei testi altamente fantasiose specchianti il suo genio. Quale maggior fortuna ed onore?
I libri di pregio hanno sempre un prezzo sopra la media. I miei avori non li regalo per quattro spiccioli. Quello forse lo fa lei e questo giornale di bassa qualità mediatica. L’autostima ci aiuta a superare le difficoltà e mi scuso se non accetto acriticamente tutti i suoi articoli, ma li metto in discussione, come fanno tutte quelle persone intelligenti che nutrono sempre dei dubbi, fino a quando quei dubbi non vengono dissipati dalla verità. Un a verità che lei non possiede, malgrado la mole impressionante di documenti sulla Orlandi, altrimenti quella verità l’avrebbe già detta. O sbaglio? Per quanto riguarda le leggi liberticide, come dice lei, tranquilla che tra un po’ ci penserà Giorgia Meloni con il governo di fascisti ad annullare tutte le libertà, mettendo la museruola pure alla libertà di stampa, così magari lei smetterà di atteggiarsi a scrittrice di spy story. Lei è uguale a quella legione di giornalisti che pensano di risolvere il caso Orlandi mescolando nel torbido, girando e rigirando intorno all’argomento come una giostra impazzita senza giungere mai a una soluzione. Scusi, ma adesso sono impegnato a promuovere il mio capolavoro letterario. Credo che non ci sentiremo più. Ringraziando Iddio! Addios, figliola!
Farà anche un libro su Meneguzzi, Scalfaro e l’uomo RAI in combutta per rapire Emanuela Orlandi? Chiedo per un amico
Scritturati dalla Marvel
Non vorrei dirle che Fd’I e la Lega prendonob una valangata di voti da Comunione e Liberazione, A. C., Sentinelle in Piedi etc etc etc.Comunque non deve ringraziare Iddio, deve ringraziare se stesso! E’ lei che mi cerca, mica io, e tantomeno iddio!
L’articolo dice esattamente il contrario. Ma… lo ha letto?!?