Segue da qui… Ci sono di quegli articoli che si scrivono perché proprio te li strappano dalle punta delle dita… senti il formicolìo da battitura su tastiera, irresistibile.
La notizia è la conferma in Corte d’Appello della condanna per stupro a Manolo Portanova. Si parla di una pena di 6 anni che, avendo l’imputato scelto il rito abbreviato, si riduce di un terzo quindi 4 anni e supponendo il Portanova incensurato scende a 2 anni. Dato lo sconto di pena che si applica per buona condotta ovvero 90 giorni l’anno (180 giorni in 2 anni) ovvero 6 mesi ovvero il massimo della pena per stupro di cui si sta parlando per Manolo Portanova è 1 anno e 6 mesi. Ho contato giusto? Ecco per dire, intanto. Facendo proprio i conti della serva.
Erano in quattro, mi piacerebbe sapere anche degli altri tre. Si levano cori garantisti che però fanno una eco dissonante. Nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva: ogni sentenza diventa definitiva dopo tot giorni se non viene opposta, anche quella di primo e secondo grado di Giudizio. Mentre si considera definitiva solo quella di Cassazione, il terzo grado, perché poi di gradi non ce ne sono più (non è del tutto corretto giuridicamente, ci sono i BIS, i TRIS aspettiamo fino al dessert). Quindi: innocenti fino a prova contraria dopo averle provate tutte. E poi innocenti di cosa se una sentenza comunque ha detto colpevole?
Non mi riferisco in particolare a Portanova adesso, mi riferisco ad una certa predisposizione della e verso la Legge Italiana che contraddice in nuce il senso della parola garantismo. Un paradosso. Perché si applica solo all’indagato. E per definizione! Poiché l’indagato deve difendersi dalle accuse rivolte, è la prassi che venga messa sotto torchio la parte offesa. Se l’indagato deve essere innocente fino a prova contraria, allora è la parte offesa che sta mentendo. La ciliegina sulla torta è che l’indagato ha la facoltà di mentire. E può davvero capitare di sentirsene dire di ogni pur di invalidare anche l’ovvio, lo dico per esperienza diretta, anche se il mio caso è di tutt’altro genere.
Nei casi che vedono da una parte un uomo ricco, famoso e potente e dall’altra una donna “qualunque” nel senso senza alcun particolare attributo, si urla subito all’inganno, voglio dire, si prende sempre e comunque in seria considerazione, aprioristicamente, che l’uomo possa essere stato ingannato per soldi. Non si fa altrettanto nel senso inverso invece. Non si dà altrettanto per scontata l’ipotesi che un ragazzino di 21 anni o un giovane di 35 o un uomo di 50 o un vegliardo ad oltranza ricco, potente, famoso, solo o in branco, possa avere deliri di onnipotenza nel mondo talvolta tanto patriarcale in cui viviamo. No, questo non lo si considera. Figuriamoci, sarebbe una cosa mai sentita prima al mondo. Sono tutti poveri ingenui ingannati, sfruttati, caduti in trappola. Questo è un pò irritante.
Detto ciò ce ne sono di “donne-utero” come le chiamo io, le più brave non fanno causa, si fanno sposare. Sono quelle che hanno come solo strumento di affermazione al mondo questo piccolo dono dell’Universo che ti ricorda che alla fin fine sei un animale come gli altri, più o meno Sapiens, quando ti fa andare in giro sanguinante una volta al mese. E si badi che questo è un modo di intendere la vita non necessariamente legato al fatto di farsi mantenere, anche se tante volte coincide. E si apprezzi che elegantemente ho parlato di “donne-utero” perché la gran parte del campionato, i 90 minuti della partita, non si giocano a meta, ma ad arrivare in porta… E perché mi astengo dall’inventare altre categorie “donne-X”.
Se c’è un’ingiustizia nella maniera in cui vengono trattati questi fatti, essa è reciproca e nasce inequivocabilmente dal pregiudizio e dalla consuetudine sociale. Destabilizza questo, che anche nei Tribunali possano riflettersi queste dinamiche che invece le Istituzioni ci si aspetta debbano contenere, dirigere.
Discutere dei dettagli processuali di fatti come questo è innanzitutto di cattivo gusto e in secondo luogo sciocco perché, anche avendo tutte le carte, non si è nella posizione di fare alcunché se non, appunto, parlare. E magari male. Mi sembra di capire che, sul caso Portanova, la polemica verta sulla sua permanenza in campo come giocatore professionista. E’ presto detto: a un uomo “qualunque” nel senso senza alcun particolare attributo, cosa accade in una situazione del genere? Cioè mi chiedo: un uomo condannato per stupro a 6 anni di reclusione in primo grado continua a svolgere la propria vita normalmente… fa appello in secondo grado e vengono ribaditi i 6 anni di pena mentre continua a svolgere la propria vita normalmente… ricorre in Cassazione mentre continua a svolgere la propria vita normalmente… Ma funziona davvero così per tutti i potenziali stupratori??
In due modi può finire, assoluzione o condanna e condanna anche senza reclusione se gli anni scendono un pò… Quindi la polemica non è affatto banale, essa ci pone davanti a una questione morale davvero importante: garantisti fino alla fine certo, ma se viene condannato anche in Cassazione? Tutti gli anni che ha vissuto comunque da uomo, diciamolo, libero e privilegiato, come li giustifichi alla parte offesa e alla collettività?
Che Portanova dovesse essere sospeso o no secondo me va stabilito rispondendo alla domanda di poco sopra e cioè se funziona davvero così per tutti i potenziali stupratori. Ho usato “secondo me” non perché deve essere un’opinione, ci deve essere una regola con la Legge.
Rispetto alla decisione della A.C. Reggiana (e questa sì è una mia opinione) è davvero imbarazzante, mi chiedo se questo giocatore è una tale punta di diamante da valere la pena. Valere la pena di cosa? Di sostenere un uomo che per 2/3 è attualmente colpevole di stupro e che c’è il 50% di possibilità che un giorno possa esserlo per 3/3. Questi sono i fatti ad oggi. La Legge, alla quale dobbiamo fiducia sempre, aspettando il terzo grado di Giudizio, ad oggi dice colpevole. Ossimoro puro confidare che ed allo stesso tempo non credere che.
Mi scuso con la parte offesa per il cinismo di questa ultima parte.
Segue poi

