Oggi ho realizzato una cosa, e non riesco a tenermela dentro. La sto scrivendo di getto: tantissima gente è rimasta nel 2016. Parlo del dibattito politico, degli slogan, degli atteggiamenti, di alcune frange diffuse che non hanno capito, non hanno capito, NON HANNO CAPITO, quanto sia cambiato tutto in questi anni. La loro non è stupidità, è esigenza di confort.
Nel 2016 quadrava tutto. Renzi Presidente del Consiglio, l’Europa dell’austerity, Merkel, Obama. Io all’epoca facevo il rossobruno – vi parlo con cognizione di causa – perché sembrava veramente ci fosse un “pensiero unico”. La narrazione era la seguente: la sinistra liberal petalosa e radical-chic si occupava solo diritti civili mentre il neoliberismo macellava i lavoratori con l’aiuto della burocrazia UE, con la scusa della crisi del 2008. C’era una verità, c’è una verità, ma i fatti a seguire l’hanno tremendamente ridimensionata. Ci arrivo.
Quella non era l’unica narrazione, perché la congiunzione astrale renziana naturalmente non ha partorito solo la bolla rossobruna, ma anche quell’onda lunga che ha poi portato i 5 Stelle al governo prima, e l’anima anti-Renzi della sinistra alla guida del PD oggi.
Dicevo, nel 2016 quadrava tutto, perché in quella lotta vecchio vs nuovo, diritti civili vs diritti sociali, austerity vs debito, Europa vs sovranismo, sindacati vs imprese etc etc (quelle erano le etichette che venivano usate, quasi sempre disonestamente) era facilissimo prendere posto. Io votai NO al referendum costituzionale non solo perché mi fidavo poco del governo, ma perché ero contrario al ridimensionamento del potere delle regioni. Oggi quel potere rischia di smembrare l’Italia… Ero invece a favore dell’abolizione del Senato, e se solo fosse passata la proposta del Senatore socialista Nencini di “spacchettare” i quesiti sarebbe cambiata la storia.
Dal 2016 sono passati sette anni. E non sette anni noiosi! Sette anni in cui sono successe cose assurde, terribili e grandiose. Il covid ha spazzato via la stagione dell’austerity. Il colpo di grazia lo diede Draghi con la storica lettera al Financial Times. Ci voleva qualcuno che dicesse che era ora di fare del “debito buono”, perché era già evidentissimo a tutti (Bonino a parte…) che l’epoca dell’austerità fosse finita; non lo era invece a quella sfumatura di sinistra che piangeva il Conte due e mentre si insediava il nuovo Governo si sfregava le mani perché finalmente poteva tornare ad urlare in piazza contro i “tagli” (triste quella sinistra che ha bisogno di un solo stereotipo di nemico per avere un’identità…). È arrivato invece il PNRR e il debito comune europeo. Debito comune europeo, una cosa impensabile nel 2016. Quasi una bestemmia! Mi chiedo se quella parte di sinistra, conclusa l’esperienza del Governo Draghi si farà mai un esame di coscienza quando avrà finito di imboscarsi.
Poi è arrivata la guerra in Ucraina. L’inflazione, già aumentata in pandemia per i problemi della catena logistica globale (e NON per gli aiuti al consumo!), schizza, e arriva il problema energia. Il problema energetico è il più grande problema del nostro tempo. E non solo perché altrimenti non vanno avanti le imprese e le famiglie, ma perché senza una fonte di energia a basso costo non può procede né la rivoluzione tecnologica né quella della sostenibilità. Senza energia a basso costo sarà più conveniente consumare fino al logoramento le energie umane, invece che liberare tempo libero e aumentare la produttività delle aziende (redistribuendo quella ricchezza col reddito universale). Senza energia a basso costo non si chiudono le centrali a carbone, non si fa l’acciaio col preridotto, non si alimentano le auto elettriche per i ricchi e le metropolitane per i poveri (spero si colga l’ironia).
L’energia dovrebbe essere la prima questione per la sinistra. E invece c’è il no ideologico al nucleare, il velleitarismo su fonti rinnovabili e inefficienti, la lotta alla carne a km0 in favore del tofu a km10.000, i pianti contro il greenwashing. Leggo incredulo i meme contro Plenitude a San Remo. Plenitude non è il logo verde di ENI, è l’azienda del Gruppo ENI nata per costruire e commercializzare l’energia delle rinnovabili. Se la protesta dei giovani in piazza vincerà, e Dio lo voglia, saranno aziende come Plenitude a dare tecnicamente forma alla transizione ecologica.
La guerra naturalmente non ci consegna solo la priorità energetica, ma anche quella “geopolitica”. La vittoria dell’Ucraina è già nelle cose: il diritto ad esistere, l’adesione al modello europeo, la democrazia, l’innovazione. La vittoria dell’Ucraina è la vittoria dell’Europa perché non è la fetta di terra a contare, è la società aperta che arriva fino al pianerottolo di Mosca ad essere la grande conquista: è il profumo di libertà che annuseranno i miei coetanei russi a far paura a Putin. Ma voi capite la portata di questo? Capite che se la Russia diventa più europea, l’Unione Europea, aperta, libera e sociale diventa il centro del mondo? C’è in gioco questo e le nostre sorelle e i nostri fratelli ucraini stanno buttando sangue anche per noi. Chi da sinistra ha votato contro l’invio delle armi si deve vergognare.
Dunque, PNRR, questione energetica e Ucraina. Sono queste le tre priorità oggi. Il PNRR va difeso e attuato, e la strada del debito comune europeo va tenuta aperta. Nessuna di queste tre priorità ha a che fare col 2016. Ma come si fa invece a parlare ancora di Jobs Act? Come diavolo è possibile che Renzi debba essere ancora il discrimine? Certo, alcuni lasciti del renzismo andavano cancellati. A mio parere dovremmo tutti ringraziare Schlein per aver dimostrato che non si deve fare il partito degli amministratori locali. Che non è detto che un buon amministratore sia anche un buon politico (e non mi riferisco a Bonaccini che invece è un buon politico, ma al suo fanclub del Sud Italia).
Ma quelle sono questioni di metodo. Tornando alla politica, è possibile che nel 2023 dobbiamo assistere alla vendetta di Prodi? “Il 40% alle europee lo sapremo fare anche noi!”. Ma che palle.

