Stavo interrogando un incensurato accusato di appropriazione indebita quando il giudice ha interrotto l’esame: “Domande inutili, abbiamo già capito che è colpevole”. In quell’istante la presunzione d’innocenza è stata sospesa e il contraddittorio ridotto a una formalità».
Lo segnala l’avvocato Emanuele Fierimonte, presidente del Centro Studi per la Giustizia e le Istituzioni, che ricostruisce l’episodio per evidenziare un problema di sistema. Alcuni dati aiutano a capire la portata del tema: secondo la Relazione sulla giustizia penale 2023 il 17 per cento degli imputati viene assolto in primo grado; il Rapporto Cepej 2024 calcola in 571 giorni la media tra rinvio a giudizio e decisione; la Corte dei conti, nella relazione sul Fondo Legge Pinto 2023, ricorda ogni anno milioni di euro pagati dallo Stato per violazioni dell’articolo 6 Cedu, in particolare sulla presunzione d’innocenza e sulla durata ragionevole del processo.
«Se le domande sulla personalità dell’imputato vengono liquidate come superflue, non si mortifica solo la difesa: si alimenta la sfiducia di chi pensa che, in aula, la partita sia già decisa», prosegue Fierimonte.
Il Centro Studi per la Giustizia e le Istituzioni presenterà dopo l’estate un position paper con due proposte operative. La prima: formazione obbligatoria e periodica su bias decisionali per magistrati e pubblici ministeri, con moduli su euristiche cognitive, effetto-halo, pressione mediatica, modellati sull’esperienza dell’École nationale de la magistrature e con verifiche attraverso simulazioni di casi. La seconda: workshop di inversione di ruolo, con sessioni in cui giudici e pm rivivono da imputati perquisizione, custodia, udienza preliminare e dibattimento, secondo la prassi dei procedural justice training dell’American Bar Association, seguiti da debriefing con psicologi forensi.
«Non è una crociata contro la magistratura – conclude Fierimonte – ma la necessità di proteggere il diritto al dubbio con percorsi strutturati di consapevolezza professionale. Quando la sentenza precede l’istruttoria, la giustizia smette di essere bilancia e diventa scenografia: uno Stato di diritto non può permetterselo».

