Il presidente francese Emmanuel Macron scopre le carte. E lo fa col cipiglio del leader europeo. L’unico forse rimasto. Tutti parlano di difesa europea. Tutti vogliono una politica estera comune. Stretti ad Est da un paese imperialista che invade nazioni libere e indipendenti e a Sud dal conflitto arabo-israeliano, con l’Iran, definita da Blinken, “il pericolo più grave del medio oriente”, Macron mette le intenzioni coi piedi per terra. Occorre subito un esercito comune e la Francia entro il 2025 mette a disposizione 5mila soldati. Poi Parigi, che dispone dell’atomica, é disponibile a considerarla arma di deterrenza comune europea. Nel senso che un’eventuale attacco alla Germania sarebbe da valutare anche attacco alla Francia. L’Europa, secondo Macron, può morire. E così il suo modello di democrazia e di sviluppo. Occorre difenderla. Scettici in particolare gli italiani. Il governo Meloni si divide. Salvini si dichiara contrario alla difesa europea, sostenendo che “non un solo soldato italiano deve combattere fuori dai confini dell’Italia” e che l’Europa non deve prepararsi alla guerra ma alla pace. Molto freddo sul sostegno all’Ucraina Salvini dimentica che sono migliaia i militari italiani i giro per il mondo a sostenere governi in missione di pace, che possono divenire, come quella recente sul Mar Rosso, missioni di legittima difesa se attaccata. Dal canto suo il ministro della difesa Guido Crosetto ha commentato: “Avere una Difesa unica europea significa avere un esercito solo, una marina sola, un unico modello di formazione, un unico sistema di reclutamento, per fare tutto questo quanto tempo ci vuole? 20-30 anni”. Quando si vuole essere contrari senza argomenti si ragiona come Crosetto e si parla del “complessivo” senza fermarsi alla “parte”. Infatti Macron parlava non dell’abolizione degli eserciti nazionali, ma di una forza armata europea da dislocare essenzialmente ai confini orientali dove più pericolose sono le influenze e le tentazioni imperialistiche russe. Certo questo presuppone, come da tempo proposto dalla stessa Von der Lehyen, la nomina urgente di un commissario alla difesa che ancora manca. Le elezioni europee sono alle porte e per battere la destre e i loro sovranismi anti storici occorre una larga coalizione di socialisti, liberali, popolari. La Meloni, contrariamente ai vannacciani leghisti, che sostengono (parole di Salvini) che le forze armate devono servire solamente a respingere gli immigrati clandestini, oltre che a chiudere a chiave in classe gli invalidi, si muove molto prudentemente e continua a sorridere alle Von der Lehyen. L’Italia mormora di Draghi in sua vece. Ma ho l’impressione che Draghi non abbia il sostegno di nessuno schieramento politico europeo e di nessuna nazione. E che serva, oggi, un leader votato alla politica estera e alla difesa europea. Con le posizione a favore dell’Ucraina e con la politica dei due popoli-due stati per quello israeliano e quello palestinese, si costruisce oggi di più che con il Recovery. Se si sentono venti di guerra questi sono i primi che vanno spenti.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


1 commento
Due note: Macron è presidente di una nazione vincitrice nell’ultima guerra mondiale. Ma non conta gran che, poiché il nocciolo duro dei vincitori è costituito da USA e Gran Bretagna, quelli cioè che decidono il da farsi.
Draghi può rientrare nel gradimento USA e GB, ma non ha certo quello europeo. Tutto, al momento, è incerto.