Lilli Gruber non si smentisce. Avvelenata con Giorgia Meloni la inserisce in qualsiasi discorso e se non riesce apre una parentetica per buttargliela dentro. Adesso ha iniziato la campagna per il no al referendum sulla giustizia spalleggiata dall’onnipresente Travaglio e dalla solita giornalista del Sole, che ripete i suoi concetti a pappagallo. Al povero Italo Bocchino, accusato di avere cambiato idea sulla separazione delle carriere dei magistrati, sono stati riservati poco più degli “infatti”. Gran protagonista Nicola Gratteri, il procuratore di Napoli, che conduce in prima persona la battaglia per il no. E reduce dalla clamorosa gaffe sulla falsa dichiarazione di Giovanni Falcone, che si sarebbe dichiarato contrario (lui era favorevolissimo) alla separazione. Naturalmente non una parola sul doppio Csm, sul sorteggio per eleggerlo, sulla nomina di un’alta corte competente dei provvedimenti disciplinari. Tutto il dibattito si è svolto sull’autorevolezza di Gratteri, sul diritto dei magistrati a dire la loro, sul cambio di opinione di molti esponenti di centro-destra (ma anche di centro-sinistra come testimonia il testo concordato nella bicamerale presieduta da D’Alema). Non una parola sull’ordinamento degli altri paesi europei, nessuno dei quali contenente l’interscambiabilità tra pubblico ministero e giudice. Ma la verità é che costoro, da un lato, approfittano del referendum per disarcionare il governo, che non ha certo nemici al Quirinale come l’improvvido Bignami ha ipotizzato, e che deve essere criticato per il suo immobilismo, ma non certo per aver varato una legge giusta, equilibrata ed europea. E, dall’altro, sostengono l’intangibilità del sistema attuale, che resterebbe tale e quale se prevalessero i no. Peraltro concentrandosi su un solo tema che, di fatto, viene quasi risolto con la riforma Cartabia e in particolare con la norma secondo la quale un pubblico ministero può diventare giudice una sola volta e non nella stessa giurisdizione. Perché allora lanciare la scomunica? E lo dico per l’Anm, della quale l’allegra brigata di Otto e mezzo è succube e servente. Perchè nella legge c’è ben altro. Cos’è che la legge colpisce? Quello che magistrati, divisi in vere e proprie organizzazioni politiche, vogliono difendere. E cioè la logica dei partiti che si sottopongono alle elezioni, ottengono voti e vengono rappresentati al Csm in modo proporzionale. Come se il Csm fosse un vero parlamento. E in base a quella proporzione si spartiscono le procure, le promozioni e gli incarichi. Ci si concentra sulla separazione delle carriere sapendo che le funzioni sono già pressoché separate perché non si ha il coraggio di difendere l’indifendibile: la politicizzazione del sistema giudiziario. Può anche essere che il sorteggio non sia sufficiente per disgregarlo, ma é certamente un farmaco potenzialmente efficace. Non ci sarebbero vere e proprie campagne elettorali e i magistrati non sarebbero inseriti nelle liste delle varie organizzazioni politiche. Inoltre sarebbe loro sottratto il potere delle decisioni disciplinari attribuiti al nuovo organo. Ma di questo non si parla. Almeno per ora. Il trio di Otto e mezzo in piena sintonia con l’Anm, trasformata in Comitato per il no, grida alle streghe. No alla separazione delle carriere, no alle mani della politica sulla magistratura. Senza considerare quanto la magistratura abbia già messo le mani sulla politica e ne sia essa stessa invasa. Ma va tutto bene per il trio. Che le cose restino quali sono. Che restino quelle descritte dal libro di Palamara, denso di notizie di reato e mai denunciato da alcuno. Che restino quelle che dopo lo scandalo Tortora hanno visto premiato ed eletto al Csm il suo aguzzino.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.

