Chiarissima la posizione di Conte sull’Ucraina. “Non manderemo più armi”, egli sostiene, “perché favoriremo il negoziato”. Ora, a parte che questa indicazione é l’esatto opposto di quella del Pd, con la Schlein che continua a ribadire la volontà di continuare ad aiutare l’Ucraina anche dal punto di vista militare, e che le due posizioni non possono trovare un compromesso (del tipo, di armi mandiamone la metà), Conte sostiene una tesi irricevibile. Se il futuro governo della trimurti (Pd, Avs e Cinque stelle) adotterà la posizione di Conte si troverà inevitabilmente isolato in Europa e abbinato a Orban che peraltro ha perso le elezioni, si scontrerà con la scelta da tempo intrapresa non solo da Germania, Francia, Spagna ma dall’insieme dei partiti socialisti europei. Se poi tutti i paesi europei seguissero l’indicazione di Conte (con Trump che non vede l’ora di disimpegnarsi) allora Putin si prenderebbe non solo il Donbas ma tutta l’Ucraina in un attimo. E potrebbe approfittare della sospensione degli aiuti militari per attaccare ancora altri paesi. Se le tre repubbliche baltiche non fossero nella Nato sarebbero già state sue. Il suo disegno esplicito é infatti quello di ricostituire l’Impero russo. Tutti i dittatori dicono sempre la verità e fanno quello che dicono. Ma di più. Se favorissimo il negoziato sospendendo tutti gli aiuti militari a Kiev gli equilibri negoziali si sposterebbero dalla parte di Mosca che potrebbe dettare le condizioni per la pace a suo piacimento. E, per finire, ricordiamo che il negoziato c’é sempre stato. Ad Anchorage, ad esempio, é stato solo abbozzato. Gli incontri di Minsk e di Istambul sono stati svolti appena dopo l’aggressione. Ma poi i due messaggeri di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, che in fondo guardano anche ad altre intese, più materiali, diciamo, tipo terre rare e non solo, hanno fatto per ben otto volte la spola tra Mosca e Kiev. Ma l’accordo non é stato trovato. Putin rivendica l’intero Donbas anche quello non conquistato, Zelensky si oppone. Cosa pensa Conte? Che la pace possa anche valere il sacrificio dell’intera regione contesa senza che il resto dell’Ucraina abbia necessarie garanzie sulla sua reale autonomia, magari col sostegno dei paesi alleati? Applicando cioè, come per prima proponeva Giorgia Meloni, l’articolo 5 del trattato Nato in base al quale se ogni paese aderente (e in questo caso anche l’Ucraina) subisce un attacco, quest’ultimo rappresenta un attacco anche agli altri paesi Nato? O magari costituendo quell’esercito di volonterosi che vigilano alle frontiere come proposto dal presidente Macron? L’Ucraina potrebbe aderire se non alla Nato almeno all’Unione europea, come chiede con decisione Kiev? Si misuri con queste questioni e Conte dica quale negoziato vuole e per cosa. Se no é un parlare al vento. E’ un friggere slogan demagogici e strumentali. A meno che le sue parole assumano il significato di resa dell’Ucraina a Putin. A qualsiasi condizione. Meglio una pace qualsiasi che la guerra? Ma questa non sarebbe né la fine della guerra in Ucraina né la fine delle guerre della Russia ai paesi vicini.
- Associazione socialista liberale
- Cose di provincia
- Dai teatri e altro
- Dal mondo
- Economia e Lavoro
- Il Mondo è Bello perché è Avariato
- Giustizia
- Il Corriere della Pera
- In evidenza
- Istituzioni e territorio
- L’editoriale
- L’occhiodelbue
- Non menare il can che dorme
- Parliamo di noi
- Pillole di cultura
- Politica
- Politique d’abord
- Prampoliniana
- Prima pagina
- Redazione
- Route El Fawari
- Sanita
- Sport in pillole
- Storia socialista
- Suffrangetta
Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


2 commenti
Complimenti, per la tua esposizione chiara e lineare. Pieno apprezzamento per il tuo operato. Prof Alberto Franci. Università di Urbino
La via diplomatica è sicuramente la strada maestra per cercar di comporre vicende belliche e conflitti, e i canali con cui la si esercita sono non di rado sconosciuti alla gente comune, così come gli eventuali “passi avanti” che fossero semmai intervenuti in materia, ma chi insiste da tempo sull’impiego di tale strumento, sino a configurarlo come l’unico utilizzabile, dovrebbe anche aver maturato un’idea su quali potrebbero essere i punti di mediazione, potenzialmente accettabili dalle parti in causa, e intorno ai quali sviluppare l’azione diplomatica (mentre, salvo sviste, non mi sembra di intravedere alcunché che vada in tal senso).
Paolo Bolognesi 19.09.2026