E’ il caso di Trump che esplode in frasi cruente e aggressive che spaventano perfino il papa e poi cambia improvvisamente tono e annuncia tregue e trattative. Dai tempi del nazismo non si era udita una frase così: “Distruggeremo un’intera civiltà”, per dire metteremo a ferro e fuoco l’Iran. Ma, peggio ancora, distruggeremo una storia antica, più antica di quella europea e naturalmente di quella americana, quella della Persia che si batteva con la Grecia per la conquista del mondo conosciuto e che é tesoro di opere e di reliquie di straordinario valore e rilevanza. E poi “Scateneremo l’Inferno”, come se già non fosse stato scatenato con le bombe sganciate su Teheran e dintorni che hanno colpito siti militari, infrastrutture ma anche migliaia di civili. Poi Trump proclama un’intesa per sospendere le incursioni di un paio di settimane e procedere verso un possibile accordo con l’Iran sullo stretto di Hormuz. Tutto questo mentre Israele effettua la più feroce delle incursioni aeree provocando duecento morti in Libano. Ora é evidente che di questo passo, con i missili iraniani lanciati verso le postazioni americane in Arabia saudita, negli Emirati, ad Abu Dhabi, a Dubai, altrove, con le gittate verso Israele che si sommano alle incursioni degli Hezbollah libanesi, tutta la regione mediorentale e araba sia in subbuglio e a rischio di esplosione. E che la guerra si allarghi ulteriormente coinvolgendo attori più o meno nascosti, come Russia e Cina, congiungendosi poi all’Ucraina e provocando una mondializzazione del conflitto, é la vera pazzia a cui fa giustamente riferimento il ministro Crosetto. Ormai le ragioni e i torti non fanno più differenza. Le ragioni di Israele rispetto alla smilitarizzazione di Hezbollah, quelle del governo libanese di non essere invaso, le ragioni del diritto internazionale che sono state violate da Trump e quelle della popolazione iraniana di sconfiggere una sanguinaria dittatura religiosa, non sono più in discussione. Nessuno riuscirà a prevalere se non con una guerra di lunga durata e che rischia di espandersi oltre la regione interessata. Difficile per Israele sterminare Hezbollah che gli spara addosso, difficile, anzi impossibile per Hezbollah, ma anche per Hamas e gli Houthi, aver la meglio su Israele, difficile per Trump individuare e distruggere tutto l’arsenale militare iraniano, difficile per gli oppositori approfittare della guerra per far cadere con un’insurrezione armata, mentre dal cielo piove la morte, una teocrazia assassina. La guerra si fa quando tutte le vie diplomatiche sono chiuse. Ma la diplomazia riprende il suo posto quando la guerra non trova sbocco alcuno. Questa adesso é la speranza di tutto il mondo. Che la parola inconcludente delle armi riconsegni il suo ruolo naturale e più efficace alle pazienti armi delle parole. Aiutata dal sommo valore degli interessi occidentali che sbattono la testa contro lo sbarramento dello stretto di Hormuz controllato dall’Iran che seleziona i passaggi delle navi a seconda dell’amicizia o meno cogli Usa e stabilisce il prezzo del passaggio. In fondo le ripercussioni economiche sono più pesanti dei valori di libertà del popolo iraniano e della sicurezza dello stato di Israele. E sicuramente prevarranno. Giustamente o no.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.

