Le riflessioni a freddo sono sempre le più indicate, che quelle a caldo hanno ben poco di razionale.
Le emozioni umorali e ormonali spesso ingannano.
A Montegrotto c’è stata una svolta, anche se più formale che sostanziale perché la veste, e l’animo, della politica in effetti non l’abbiamo mai dismessa.
È uno solo il nord che indica la nostra bussola.
Ma la bussola indica sempre un solo nord, direte voi.
Certo, ma non quella della politica che non sono rari, anzi sono frequentissimi, soggetti o personaggi politici che di nord ne hanno un sacco e una sporta mescolando ambizioni, interessi, ego smisurati e propositi di vendetta.
Il nostro nord, invece, da sempre, o almeno dall’autunno 2022, è quello di costruire uno spazio per l’autentico riformismo, e non quello quattrostagionale che si mettono addosso tutti.
Uno spazio che si colloca in una posizione di sinistra moderata, certamente lontano dalla destra, ma lontano anche dalla trimutri PD, 5Stelle, Sinistra Italiana.
Insomma un vero e proprio “terzo polo”.
Su questo percorso abbiamo cincischiato un po’ perché quel cordone ombelicale, con quell’agglomerato politico che oggi è chiamato PSI, per molti ha tardato a recidersi.
Da comprendere perché il cuore è importante da non condividere perché la politica è fatta di teoria e prassi come diceva Karl Marx commentando Feuerbach.
E di teoria ne abbiam tanta, anche con notevole dimestichezza, di prassi a volte zoppichiamo.
Abbiamo anche cincischiato nel dare un senso concreto al nostro rapporto con Azione.
Non è solo il comune obiettivo terzopolista che ci affianca al partito di Calenda, ma anche la volontà di renderlo pluralista.
E così è dal dicembre del 2023 che andiamo cincischiando (anche per colpa di Calenda), appresso a questioni semantiche che avrebbero fatto sorridere Umberto Eco.
Costituente, federazione politica, federazione elettorale.
Nel frattempo il tempo scorreva e l’epoca dell’appuntamento nodale, quello delle politiche 2027, (salvo scioglimenti anticipati) si avvicinava sempre più.
A Montegrotto uno di questi nodi semantici ce lo siamo finalmente tolto dalle palle: siamo un Movimento Politico. Hurrà.
Resta il nodo dei rapporti con Azione.
Dopo che si era parlato di costituente si era parlato di federazione.
Ma l’avevamo già fatta.
E via altri mesi a decidere.
Oggi non c’è più tempo.
Primo perché c’è una gran quantità di compagni, quelli di base, che ci guarda a aspetta.
Qualcuno è infetto dal virus del dubbio: “ma tanto Calenda alla fine non farà nulla e andrà da una parte o dall’altra.”
Un dubbio che, come la febbre, se si alza diventa scetticismo. E quello è pericoloso.
Secondo perché se l’obiettivo sono le politiche del 2027, qualunque sia il soggetto politico che scaturirà da questo progetto che stiamo coltivando, non potrà nascere negli ultimi minuti ma dovrà germogliare nella coscienza dell’elettorato, farsi conoscere, digerire e metabolizzare.
Così giusto per non fare la fine di Insieme, nel 2018, fondata un giorno prima della presentazione delle liste e che nessuno conosceva e ha votato.
Resta dunque da decidere cosa fare con Azione.
Intanto alla pattuglia terzopolista si è aggiunto anche Marattin, il quale non ha esitato a fondare un partito anche se dell’1 virgola.
Noi dobbiamo capire come finirà.
Perché se sarà costituente, dicono a gennaio, sarà un soggetto politico nuovo nel quale confluiremo e non sarà più importante porsi il problema di un simbolo e di un percorso perché saranno quelli comuni del nuovo partito.
Se invece sarà federazione allora, dopo il primo passo di trasformarci in movimento politico, dovremo cominciare a ragionare da partito.
Sappiamo benissimo che elettoralmente non avremo la forza di andare da soli. Ma questo non significa che non dobbiamo fare di tutto per mantenere integra la nostra identità ma soprattutto di renderla riconoscibile il più possibile da alleati e avversari.
Ma anche dall’opinione pubblica.
In quest’ ottica, nel nostro nome, va recuperata assolutamente la parola “riformista”.
Perché è un assurdo che in Italia la usino ovunque, ultimo Renzi, e non la utilizziamo noi che ne siamo gli unici e legittimi proprietari.
E per chi fosse scettico segnalo un mio articolo su Mondoperaio intitolato: Il Riformismo, questo sconosciuto.
Al di là del suo autentico significato, che pochissimi conoscono, è diventata una parola di moda che ha il suo forte appeal nell’elettorato.
Noi non possiamo lasciare agli altri quello che è nostro.
È come se fossimo i proprietari del brevetto della Cocacola e noi la mettessimo in bottiglie con il marchio “bibita marrone” lasciando quello Cocacola a chi produce acqua e zucchero.
E dai su.
Se il percorso sarà quello di crescere per dare al movimento, qualunque sia il suo destino, le gambe di un partito abbiamo bisogno di essere riconoscibili da quei compagni che ora sono letarghizzati ma anche da fette dell’opinione pubblica che potrebbero accostarsi a noi con interesse e anche una punta di entusiasmo.
E fa niente se saremo solo una “federazione”.
Anzi anche lì più peseremo e meglio sarà, meno saremo anonimi e meglio sarà.
Ma tutto va fatto in fretta.

