La tragica scomparsa dell’on Giacomo Matteotti, segretario nazionale del PSU, pose al partito diversi problemi di ordine politico e organizzativo. Da un lato occorreva rincuorare i compagni e incoraggiarli a intensificare la lotta al fascismo, spiegare la scelta aventiniana, allacciare i rapporti con le altre forze politiche democratiche, stringere ancora di più i rapporti con il sindacato e, se possibile, dare vita a un blocco unitario delle opposizioni; dall’altro lato serrare le fila del partito, rafforzarne l’organizzazione, eleggendo al più presto un nuovo segretario affidabile, serio, esperto delle dinamiche parlamentari, conosciuto e stimato dai compagni.
Fu così che la direzione del PSU, riunita il 17 e il 18 giugno 1924, nominò l’on Luigi Basso, già membro del comitato direttivo con Matteotti e Turati, segretario del partito. Allora molto conosciuto nel partito e nel parlamento, la figura politica di Basso oggi resta una delle più sconosciute e trascurate del quadro dirigente del PSU. Eppure, pur essendo molto diverso da Matteotti per carattere e formazione, Basso svolse il nuovo compito con passione, modestia e lucidità, senza mai dimenticare la grande eredità politica affidatagli che avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque. Nato a Feltre (Belluno) il 20 novembre 1862 da Alessandro e Maddalena Pauletti. Laureatosi in giurisprudenza a Padova, nel 1897 si sposò con Evelina Boschieri e venne descritto in una relazione della Prefettura di Belluno come “un ventenne di media statura con occhi grigi e capelli biondi. Di carattere intollerante, astioso anche se di buona condotta morale”.
Trasferitosi a Roma entrò a far parte del Comitato per il monumento di Ettore Ferrari a Giordano Bruno in Campo dei Fiori, inaugurato il 9 giugno 1889. Durante la sosta romana strinse amicizia con il professore e filosofo Antonio Labriola, con il quale, il 27 giugno 1886, si laureò per la seconda volta in filosofia. Dopo essersi avvicinato ai radicali e in particolare alla figura Felice Cavallotti, nel 1895 abbracciò l’idea socialista, arrivando nel volgere di un decennio alla conquista del proprio Comune e della Provincia.
Pur non rivestendo mai la carica di sindaco, come consigliere comunale e provinciale contribuì molto allo sviluppo della cittadina con opere pubbliche, educative e sociali.
Referente della locale sezione di partito divenne in breve tempo uno dei dirigenti regionali più apprezzati, tanto che, nel 1919, fu eletto deputato. Fin dall’inizio del suo impegno politico aderì alla corrente dei riformisti di Turati, schierandosi, nel 1922, con Matteotti, Turati, Treves e Prampolini al momento della costituzione del PSU.
Come è stato ricordato nel maggio del 1924 sostituì Matteotti nella carica di segretario del partito, proprio in un periodo tra i più difficili della storia d’Italia. Il compito non sarebbe stato semplice per nessuno e, infatti, non lo fu nemmeno per lui. Non possedendo la personalità e il carisma di Matteotti, si mise al lavoro con modestia e metodo, nell’intento d’attrezzare il partito a reggere l’urto degli eventi. Confermato segretario nel secondo convegno (congresso) nazionale del PSU, svolto a Roma dal 28 al 30 marzo 1925. In quella occasione tenne la relazione “morale ed amministrativa”.
Basso mise al centro del suo discorso il problema della libertà, affermando, come riportò La Giustizia: “Il punto su cui siamo tutti d’accordo è la necessità della conquista, ma anche quella della conservazione della libertà…Per altri la libertà è condizione nella quale tutti possono esprimere le loro idee; per noi è qualche cosa di più: la premessa necessaria alle nostre conquiste ulteriori.
Essa è per noi l’arma più preziosa che ci deve far arrivare allo scopo finale cui miriamo.
Dobbiamo difenderla non solo contro la reazione, ma anche contro l’impazienza delle masse; la quale può creare l’atmosfera di una nuova reazione”.
Basso, da convinto aventiniano, si adoperò sempre per ricercare un’alleanza antifascista con i cattolici dicendosi convinto che: “In caso di elezioni il blocco antifascista è una necessità fatale” per superare l’Aventino e ristabilire le regole democratiche. Tutto ciò però si rivelò una illusione.
Quando nel maggio del 1925 si verificò una intensificazione delle lotte sindacali, Basso invitò il partito ad aumentare la propaganda fra gli operai. In una circolare scrisse: “La nostra assenza dalla ripresa sindacale, se continuata, sarà interpretata dagli avversari come la conferma della stolta accusa che ci viene mossa, essere il nostro partito puramente democratico”.
Nel 1926 venne condannato al confino a Lipari per 4 anni. Ne sconterà uno essendogli stato consentito di tornare a Feltre, dove svolse il suo lavoro di avvocato, venendo però sorvegliato e monitorato in continuazione. Nel 1947 aderì alla scissione socialdemocratica di Palazzo Barberini, venendo eletto parlamentare del PSDI per tre volte. Luigi Basso oggi risulta quasi sconosciuto ai più. L’aver dovuto operare tra politici della statura di Matteotti e Turati ha probabilmente oscurato la sua lodevolissima attività di segretario. Morì a Feltre, dove gli è stata fortunatamente intitolata una strada, nel 1950. Aveva 88 anni.

