Il dieci febbraio di ogni anno si celebra in Italia il giorno del ricordo che si riferisce ai massacri delle foibe e all’esodo giuliano dalmata dai territori conquistati da Tito dopo l’occupazione italiana durante il fascismo. Questa solennità civile è stata istituita nel 2004 dopo anni di vergognoso silenzio e in cui si era preferito negare i crimini efferati compiuti dalle truppe titine e dai comunisti jugoslavi. Una doverosa riparazione storica e di verità che ha permesso di rendere un pò di giustizia a coloro che, per la solo colpa di essere italiani, pagarono con la vita , le torture, le atrocità, le indicibili sofferenze la repressione etnica compiuta ai loro danni. Questo però non può fare dimenticare i crimini del fascismo e la sacrosanta lotta di liberazione condotta dai partigiani italiani e jugoslavi contro la dittatura per spodestare Hitler e Mussolini. Vi sono tanti episodi e testimonianze che dimostrano veri atti di eroismo compiuti in quel periodo e che possono essere portati ad esempio anche e soprattutto alle giovani generazioni che proprio anche grazie ad essi oggi vivono nella libertà e nella democrazia.
Ne vogliamo ricordare uno non molto conosciuto e venuto completamente alla luce grazie alle ricerche giornalistiche de Il Manifesto e del Primorski Dnevnik, il quotidiano di lingua slovena di Trieste e in particolare del suo giornalista Sandor Tenze. La vicenda riguarda il tenente medico Luigi Amilcare Scalinci di Taranto che, dopo l’armistizio, confluì nei partigiani sloveni e si mise a disposizione nell’ospedale di Franja nella regione di Cerkno. Questo faceva parte di una rete di assistenza medica segreta dove veniva assicurato il pronto soccorso ai partigiani feriti e poi veniva organizzato il loro trasferimento in un luogo sicuro. I nazisti e i fascisti non riconoscevano ai partigiani lo status di esercito regolare e coloro che venivano feriti erano uccisi. In questo ospedale segreto la cui entrata era nascosta da un torrente che scorreva accanto furono curare circa seicento persone di nazionalità diverse non solo partigiani attivi ma anche tutti coloro che avevano come obiettivo comune la riconquista della libertà dai nazifascisti. Tra il personale medico si distinse per il suo apporto Luigi Amilcare Scalinci: i rifornimenti di medicinali e delle attrezzature sanitarie mancanti venivano garantiti da forniture segrete fatte da organizzazioni esterne. Si può ben dire che l’ospedale di Franja, che nel 2015 ha ricevuto il marchio del patrimonio europeo, insieme alle altre strutture di questo tipo giocarono in ruolo fondamentale nella lotta di liberazione.
La figura di Luigi Amilcare Scalinci era già nota nella storiografia di quegli anni ma i giornalisti del Manifesto e del Primorski Dnevnik hanno voluto rintracciare i parenti del medico tarantino che era poi diventato il direttore dell’ospedale. Hanno in questo modo risposto a una richiesta delle famiglie dei partigiani ricoverati finora rimasta senza risultato in quanto anche l’Anpi non era stata in grado di soddisfarla. Questa richiesta era collegata alla decisione di dedicare una targa al ricordo del dottor Scalinci per onorario della sua preziosa e insostituibile opera in quegli anni particolarmente difficili. La resistenza italiana è piena di esempi gloriosi e quello fornito da Luigi Amilcare Scalinci in Slovenia legittimamente può essere ricordato tra di essi.

