Sta facendo scalpore l’ultima inchiesta del Financial Times che stavolta prende di mira niente meno che l’Opus Dei.
La domanda è “ma chi glielo ha fatto fare?”. Ma soprattutto: “perché il Vaticano ha subito reagito alle scottanti accuse?”. Infatti la Prelatura ha redatto in pochissimo tempo un lunghissimo comunicato stampa che non abbiamo nessuna voglia di riportare qui.
Cos’è accaduto? Alcuni giornalisti della celebre testata britannica, sul cui prestigio e rigore nessuno ha nulla da ridire, hanno raccolto le dichiarazioni di decine di ex membri dell’Opus Dei. In quanto EX, è chiaro che non siano andati a raccontare rose e fiori in giro. Tutti d’accordo su questo.
Il dossier riporta le rivelazioni di questi fuoriusciti, che (evidentemente) conoscono molto bene l’organizzazione ultra conservatrice cattolica. E ne emerge che, nonostante un esplicito divieto diramato dalla Santa Sede nel lontano 1982, l’associazione continua a reclutare bambini, infischiandosene anche di tutti gli scandali emersi negli anni più recenti.
Come si svolgono i fatti? Secondo il Financial Times, si individuano bambini e ragazzi fragili, o in difficoltà, minori di 14 anni, per allevarli e farli diventare membri dell’Opus Dei, manipolandoli, costringendoli all’auto flagellazione (perfino con cilicio e frusta), e arrivando perfino a sfruttarli facendoli lavorare gratis.
L’arruolamento di questi adolescenti avviene soprattutto nei paesi poveri, specie in Africa e in America Latina, ma anche in Europa e negli Stati Uniti. I bambini sono attirati in prima battuta attraverso associazioni, programmi sportivi e scuole. Definiti “junior candidati”, per loro diventa quasi impossibile poi andarsene.
Secondo le rivelazioni, l’organizzazione di Don Escrivà (canonizzato Santo nel 2002 da Giovanni Paolo II), avrebbe negli ultimi 40 anni reclutato anche giovanissime donne rendendole prima “lavoratrici domestiche” e poi sottoponendole a un “rigido controllo psicologico“, nel cui piano non era previsto solo il cilicio.
Ricordiamo, per inciso, che l’Opus Dei conta 95 mila membri in tutto il mondo, un quarto dei quali sono maschi e celibi, e soltanto tra questi vengono scelti quanti occupano alte posizioni dirigenziali.
Gli ex-membri che hanno deciso di parlare al Financial Times confidano di aver lasciato l’O.D. proprio a causa dello sfruttamento dei bambini. Uno racconta:
“Nei miei 42 anni nell’Opus Dei il reclutamento dei minori è stato non solo costante, ma anche intenso, pianificato, abusivo e senza vergogna. Cominciano con l’invito di pregare insieme, poi passano alle manipolazioni, quindi esortano a umiliarsi con una cintura di spine e auto-flagellarsi. Alla fine sei nelle loro mani“.
Nel 2021 l’Argentina ha denunciato l’Opus Dei con gravi accuse, tra cui traffico di esseri umani e sfruttamento sul lavoro. Altri ex-membri in Irlanda hanno di recente denunciato l’organizzazione direttamente alla polizia.
Che risponde l’Opus Dei? “I giovani che sentono una vocazione possono diventare aspiranti se hanno più di 14 anni e mezzo, ma solo con il consenso espresso dei genitori”. Si tratta, insomma, di giovani che “ricevono l’aiuto spirituale e pastorale dell’Opus Dei, adattato alla loro età, affinché possano praticare in modo solido la loro fede cristiana“.
Ineccepibile. L’associazione ribadisce infine di prendere sul serio le rivelazioni al Financial Times, definendosi “aperti ad ascoltare tutto e tutti“, ma respinge completamente la manipolazione e il reclutamento dei minorenni.
Sarà. Ma al Financial Times chi glielo ha fatto fare?

