Risale soltanto a un mese fa il triste scenario offerto dal rapporto Censis di fine anno. Il dato parla da sé: circa il 30% degli italiani ritiene le autocrazie più adatte a governare. Altri numeri riflettono una profonda disillusione verso la politica e le istituzioni democratiche. Le cause? Le crisi economica, sociale e demografica. Ma non basta.
La palese fascinazione per l’autoritarismo si accompagna a una pesante sfiducia nell’UE e alla speranza di avere “un uomo forte” che risolva i problemi. Certo, la maggioranza (il restante 60%) cerca ancora welfare e stabilità.
Ma quasi un italiano su tre considera i regimi autocratici più efficaci.
Il Censis descrive un paese impaurito, economicamente in difficoltà, con un ceto medio impoverito e un pesante invecchiamento della popolazione, che cerca soluzioni rapide e forti di fronte all’incertezza.
Il Censis, nel rapporto, definisce “irrilevante” il calo di fiducia nelle istituzioni democratiche e nell’Unione Europea.
Eppure c’è.
Come c’è ben chiara la tendenza a cercare leader autoritari (tipo Putin, Trump). Alla base della scelta degli italiani intervistati, un’esigenza di ordine piuttosto che di autorevolezza.
Eppure, i numeri riportano che la maggioranza non vuole rinunciare allo Stato sociale, senza trascurare la difesa della Patria e più limiti all’immigrazione. Il rapporto evidenzia quindi una forte complessità, se non piena contraddittorietà, del sentimento pubblico.

Norberto Bobbio diceva che per lo sviluppo della democrazia serve gente informata, e cittadini capaci di formulare opinioni proprie.
Oggi nessuno si informa più, e tutti si affrettano a parlare senza sapere davvero ciò che dicono.
Gli esperti di comunicazione lo ripetono da anni: scrollare news sui cellulari, o ascoltare notizie rapide alla radio, non sostituisce la vera capacità di informarsi adeguatamente. Ma viviamo vite veloci, pressanti, fagocitati da bisogni che poco spazio lasciano all’attenzione. Né propria né altrui. E al contempo siamo fagocitati dalla macchina della propaganda, figlia del consumismo e madre del sovranismo.
Cosa rispondere a Bobbio?
Nulla. Il rapporto Censis la dice lunga. Fotografa la situazione (triste) dei fatti. Quel 30% che ama l’uomo forte è esattamente la parte di Italia che a votare ci va, e vota Meloni & Company. Gli altri sembrano addormentati, assuefatti da un andazzo che credono irrisolvibile. E senza salvezza.
Secoli fa qualcuno disse “la religione è l’oppio dei popoli“. Oggi possiamo sostenere che è il sistema di vita contemporaneo il vero oppiaceo che ammansisce le folle.
Il benessere, quello ottenuto da metà XX secolo in poi, quello che profuma di capitalismo e liberismo, si è tradotto in individualismo sfrenato. Si pensa al proprio orticello senza capire che, se brucia quello del vicino, prima o poi brucerà anche il nostro.
Lungimiranti quanto basta per chiuderci la porta di casa alle spalle, neanche i nostri statisti riescono a guardare avanti. Perché i leader sono sì ancora scelti da noi, ma se Noi siamo quelli del rapporto Censis, allora il circolo si chiude. E non può che essere vizioso.

