Su questa materia ho già scritto alcuni editoriali. Ci ritorno dopo lo scoop sulle preferenze. Perché di questo si tratta. Fratelli d’Italia voleva introdurle ma non per i capilista, Lega e Forza Italia no perché non sarebbero stati in grado di decidere chi sarebbe entrato in Parlamento. I Cinque stelle le volevano per tutti (sono notoriamente portatori di voti personali ed eletti con 50 segnalazioni, sul loro sito, di parenti e amici), ma per finta. L’opposizione ha festeggiato perchè è meglio una legge con liste bloccate che una con preferenze parziali. Il diniego alle preferenze cominciò sul versante morale. Eravamo in piena tangentopoli. Le preferenze sono fonte di sperperi e di corruzione, si diceva. Viva i più onesti piccoli collegi uninominali. Alle europee con collegi enormi ci possono stare. Perchè? Non esistono i perché nel regno dell’illogico. E allora mettiamole alle comunali e alle regionali. Tanto spiegare per spiegare é inutile. Ma qui raggiungiamo il vertice del non senso. Dell’irrazionale puro. O forse del più netto capovolgimento della democrazia. In regione e nei comuni si eleggono il presidente e il sindaco ma i presidenti delle Regioni senza ballottaggio e i sindaci dove si vota con il proporzionale col ballottaggio. Il perchè è rinviato ai precedenti. Presidenti e sindaci nominano poi la giunta che è composta da non consiglieri. Se uno viene eletto consigliere e poi anche assessore deve dimettersi da consigliere. Si è mai visto un organo a elezione diretta sopraffatto da un organo mominato e da cui per di più il nominato sia costretto a dimettersi? Quale sia la logica è presto detto. Trattasi di un pugno alla democrazia. Volete un altro esempio? Le province sono state abolite no? Macchè. Sono solo stati eliminati i consigli provinciali, gli unici eletti democraticamente. Rsstano invece i presidenti e gli assessori. Che meraviglia. Volete un esempio di come avvengono le nomine in importanti aziende pubbliche? Una volta erano i partiti a trattare gli equilibri e poi i nomi. Oggi sono presidenti e sindaci che decidono da soli in barba alla politica e anche ai consigli elettivi inserendo amici e collaboratori. E i comitati di quartiere per avvicinare la gente alle decisioni degli enti locali? Aboliti nelle città con meno di 200 mila abitanti. Mi immagino che Pericle, colui che nell’antica Grecia aveva fondato la democrazia ateniese, desse uno sguardo all’Italia. Penso che la definirebbe a ragione una oligarchia. D’altronde anche la democrazia ateniese finì così. Senza preferenze.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


1 commento
Non lo chiedo al Direttore; però ci sarebbe molto da chiarire analizzando le ragioni che – di volta in volta – hanno piegato la rappresentanza a problemi transitori.
Ecco: sarebbe una bellissima tesi di laurea. C’è un Professore nelle università che se la sente di assegnare un lavoro di questo tipo ad un suo studente (bravo!)?