di Giovanni Crema con il contributo di Ilaria Romeo
54 ANNI ORSONO DIVENIVA LEGGE DELLO STATO “LO STATUTO DEI LAVORATORI” VOLUTO DAL MINISTRO SOCIALISTA GIACOMO BRODOLINI.
Quando ormai il 1969 volge al termine l’autunno caldo ottiene la sua vittoria più grande: l’ingresso dalla Costituzione nelle fabbriche. Il Senato approva la legge in prima lettura l’11 dicembre. Il giorno dopo a Milano la strage di Piazza Fontana .
Il 20 maggio del 1970 la Legge 300, meglio nota come Statuto dei lavoratori, viene pubblicata sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana divenendo a tutti gli effetti legge dello Stato. Affermerà Luciano Lama, segretario generale della Cgil: “Lo Statuto dei diritti è frutto della politica unitaria e delle lotte sindacali: lo strumento non poteva che essere una legge, ma la matrice che l’ha prodotta e la forza che l’ha voluta è rappresentata dal movimento dei lavoratori e dalla sua azione organizzata.
Il 4 gennaio 1969, parlando ad Avola, il ministro Giacomo Brodolini annunciava un disegno di legge per varare uno Statuto del sindacato nell’impresa che garantisse i diritti della persona nei posti di lavoro. Il 9 aprile la polizia sparava ancora a Battipaglia mentre era in corso la protesta per la chiusura del locale tabacchificio. Brodolini, gravemente malato (morirà a breve), forza i tempi di approvazione della legge con una febbrile attività.
Il 24 giugno 1969 il disegno di legge governativo viene presentato in Senato. In una intervista rilasciata all’Avanti! dello stesso giorno diceva Gino Giugni:
“Tra le due parti del progetto che riguardano rispettivamente i diritti dei lavoratori e la presenza del sindacato in fabbrica, esiste innanzitutto una stretta connessione. La nostra tesi infatti è che la creazione di un clima di rispetto della dignità e libertà del lavoratore non può derivare soltanto da una dichiarazione di questi principi, anche quando ad essa, come nel caso nostro, si accompagnino adeguate sanzioni. In realtà, come l’esperienza insegna, la sanzione più efficace riposa nella capacità di contestazione e di innovazione del sindacato e perciò occorre che il sindacato sia presente nell’azienda. La prima parte del progetto riguarda la garanzia della libertà di manifestazione del pensiero, naturalmente in forme che non impediscano lo svolgimento del lavoro; vengono inoltre eliminate le pratiche di controllo fiscale, le quali sono, purtroppo, ignote dove soprattutto il sindacato è più debole. Tali sono le cosiddette polizie private, le ispezioni personali che potranno essere ammesse solo quando ne ricorre la necessità, e con tutte le garanzie del caso, i controlli per assenza malattia che vano oltre la necessità di reprimere gli abusi, i controlli a distanza con apparati televisivi o di altro tipo che sottopongono il lavoratore ad una vigilanza continuativa, l’irrogazione arbitraria di sanzioni disciplinari, per le quali sono introdotte soprattutto speciali garanzie procedurali. Per la parte concernente più direttamente il sindacato, basti dire che, in pratica, ogni sindacato rappresentativo potrà creare la propria rappresentanza a livello aziendale con la semplice indicazione dei lavoratori o degli organismi a tal fine destinati; per questi saranno operative varie garanzie: diritto di indire assemblee e referendum, di disporre dei locali (nelle imprese con più di 300 dipendenti) e di permessi retribuiti; mentre sarà operativa una speciale tutela contro i licenziamenti e i trasferimenti per rappresaglia. La creazione di un ampio spazio per il sindacato nell’azienda è un’esigenza che si è manifestata in tutti i paesi europei e il diritto sindacale italiano con questa legge apparirà tra i più avanzati se non il più avanzato in senso assoluto. A maggiori poteri si accompagnano naturalmente maggiori responsabilità; ma credo che i sindacati italiani siano in grado di assolvere queste ultime; mentre un imprenditore moderno non può non accettare di buon grado il quadro di relazioni industriali che estende l’area del dialogo e quindi della contrattazione.”
L’11 dicembre 1969 il disegno di legge del governo è approvato in prima lettura dal Senato. Votano a favore del provvedimento i partiti di centro-sinistra e i liberali. Si astengono – con opposte motivazioni – Msi da una parte, Pci, Psiup e Sinistra Indipendente dall’altra.

