di Marika Forense.
In Italia sono presenti 17 istituti penali minorili (IPM) che dovrebbero assicurare l’esecuzione dei provvedimenti dell’Autorità giudiziaria e la corretta rieducazione dei condannati minori. Gli IPM ospitano ragazzi e ragazze di età non superiore ai venticinque anni e quando la commissione del reato sia avvenuta in epoca in cui il soggetto era ancora minorenne. Gli IPM rappresentano un elemento cruciale nel sistema di giustizia minorile in Italia a patto che tendano effettivamente alla rieducazione e riabilitazione dei giovani condannati. Tali istituti, però, non sono immuni dalle problematiche che affliggono anno dopo anno gli istituti penitenziari italiani per “adulti”, si parla di sovraffollamento all’interno delle celle, ad esempio a Treviso si parla di un sovraffollamento pari al doppio dei posti regolamentari ossia: posti regolamentari 12 ragazzi, ospitati 21. Numeri spaventosi. Le celle, nella maggior parte dei casi, sono indecorose con situazioni igienico-sanitarie assai precarie, nella stragrande maggioranza dei casi non sono presenti neanche vie di fuga in caso di incendi all’interno delle sezioni. I fili conduttori tra il sovraffollamento negli IPM, le cattive condizioni di detenzione dei soggetti minori e l’altissima recidiva sono rappresentati da molteplici fattori, ma il più allarmante è rappresentato dal c.d. “Decreto Caivano”. Numeri alla mano si è passati da 392 ragazzi reclusi nel 2022 a 586 nel giugno 2025. Un aumento del 50%, caratterizzato dal fatto che l’80% dei ragazzi non risulta ancora condannato in via definitiva e soprattutto dal 2022 al 2025 sono stati ridotti drasticamente gli accessi alle misure alternative alla detenzione, rendendo quest’ultima di più facile e semplice applicazione. Anche negli IPM la salute mentale è un’emergenza cronica, difatti gli atti di autolesionismo aumentano a dismisura. Ad esempio, nel carcere minorile di Treviso un ragazzo è morto dopo essersi impiccato con i jeans. La somministrazione di psicofarmaci e ansiolitici avviene all’acqua di rose, forse per mantenere più “calmi” i detenuti. Situazioni irreali che purtroppo si verificano quotidianamente all’interno di queste strutture. Attualmente gli IPM rappresentano una delle più grandi fabbriche di recidiva in Italia, oltre il 60% dei ragazzi e ragazze che escono da questi istituti torna a delinquere, è un dato di fatto. Come si può pretendere di rieducare ragazzi di appena 14 anni facendoli dormire nei materassi per terra, in celle pensate per due persone che ne ospitano cinque, in celle dove i cavi elettrici sono esposti in maniera pericolosa? Tutto questo non rappresenta un sistema che riabilita, anzi, dimostrano i numeri della recidiva e le esperienze riportate da coloro che hanno scontato una condanna all’interno di questi istituti che la rieducazione è un miraggio oscurato dal disinteresse statale. Le soluzioni a questo problema sono di facile reperimento e di facile applicazione: abrogare il Decreto Caivano e intraprendere il cammino per una nuova riforma penitenziaria minorile con un accesso più agevole alle misure alternative alla detenzione.

