Premetto, come doveroso, che il trattamento riservato alla cittadina italiana imputata dalla giustizia ungherese, è degna del medioevo. Del tutto agli antipodi rispetto ai diritti dell’uomo comunemente diffusi e riconosciuti, quanto meno nelle democrazie effettive.
L’attenzione però deve concentrarsi sulla decisione di candidarla al Parlamento Europeo.
E’ qui che emerge in tutta la sua chiarezza il moto di ipocrisia che ammanta la politica italiana.
Nel corso dei decenni passati, sul tema, abbiamo assistito a due fatti che i più oggi vorrebbero paragonare alla vicenda di Ilaria Salis.
Il “caso Tortora” e la vicenda “Toni Negri”. Per ricordare brevemente i fatti dobbiamo significare che si trattò nel primo caso di un uso distorto e strumentale delle inchieste che definì un gravissimo caso di malagiustizia.
Tortora fu candidato dai radicali al Parlamento per segnalare questa profonda stortura,Tortora fu eletto e rinunciò all’immunità parlamentare per difendersi da accuse infondate e strumentali come ampiamente riconosciuto successivamente dai giudizi della magistratura. Il più grande “esempio di macelleria giudiziaria”, come lo definì Giorgio Bocca, per cui nessuno ha mai pagato
La vicenda Negri atteneva in particolare all’uso distorto della carcerazione preventiva. Candidato sempre dai radicali, fu eletto ma, diversamente da Tortora, fuggì in Francia dove prese ad insegnare, sottraendosi al voto parlamentare sull’autorizzazione a procedere.
In questo si staglia in modo significativo lo spessore ed il livello di serietà ed onestà intellettuale che ovviamente ha contraddistinto il comportamento lineare e coerente di Tortora, che seguì il proprio calvario, da quello tenuto invece da Toni Negri che “approfittò” della battaglia radicale.
I radicali, cioè, come sempre nella loro storia ed attualità, si fecero promotori in Italia di denunciare le storture del sistema giustizia italiano. Con una posizione che non hanno mai cambiato nel corso degli anni. Nella vicenda Tortora, a dire il vero, occorre ricordare anche il fattivo ruolo del Partito Socialista con Claudio Martelli, partito cui va ascritto anche il coerente comportamento tenuto verso molti dissidenti politici europei e non. Su tutti, ma non solo, ricorderei Jiri Pelican.
Su queste posizioni ritroveremo con coerenza le stesse forze nella denuncia della perdurante stortura della nostra magistratura fino ai giorni nostri, passando per gli eccessi del periodo 1992-1994 e di cui ancora oggi paghiamo pegno.
Ovvero, allora come sempre, la battaglia fu condotta all’interno di un sistema democratico contro l’uso distorto del ruolo di certa magistratura. Una battaglia contro una struttura autoreferenziale.
Su queste posizioni non si trovarono e non troviamo certa sinistra, ma ad onore del vero neanche certa destra governante. Anzi, troppo spesso ed anche volentieri, entrambe alternativamente accondiscendenti verso queste distorsioni, oppure attente e denuncianti a seconda che i soggetti coinvolti appartenessero o meno al proprio “campo”. Fatta questa premessa, per rendere credibile una posizione politica sul tema, occorrerebbe coerenza sempre e non occasionale al solo scopo di guadagnare voti.
Ovvero, traspare il dubbio che il tutto accada non tanto per la vicenda in sé, ripeto assolutamente deprecabile e condannabile senza esitazione, quanto piuttosto per il fatto che il valore simbolico prenda origine dall’occasione che la vicenda avviene in un paese il cui Capo del Governo Orban è amico della Meloni. Cioè per colpire ed additare la Meloni si usi questo fatto.
Senza entrare nel merito delle posizioni di Meloni ed Orban, lontani anni luce dalla mia idea politica e culturale, è incoerente denunciare questa situazione dimenticandosi i molteplici casi di gogna mediatica che accadono quasi quotidianamente in Italia.
E’ deprecabile vedere in un paese democratico condurre una imputata al guinzaglio ed in catene, ma non meno deprecabile distruggere la vita di uomini e donne attraverso inchieste che assumono un rilievo mediatico altisonante ma che spesso finiscono nel nulla e nel silenzio tombale dei mass media. Nel frattempo la vita di queste persone è rovinata senza ragione. A meno che si voglia dare ragione a Davigo ed i suoi seguaci, quando sostiene che le assoluzioni sono il frutto di “errori dei giudici”.
Quindi i casi “Enzo Tortora” e “Toni Negri” furono mezzi per denunciare ingiustizie che oggi ancora permangono e furono giuste battaglie di civiltà (giuste nel principio sebbene come ricordato la vicenda Negri ebbe un esito decisamente discutibile per il comportamento del soggetto!!). Da queste derivò poi il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, vinto ma totalmente disapplicato nella sostanza. Ma la politica, le forze politiche, devono mettere in atto comportamenti ed iniziative coerenti nel quotidiano e combattere queste ingiustizie anche in casa nostra ed a prescindere da chi siano i personaggi coinvolti. La coerenza come elemento fondamentale di credibilità dell’agire politico. Auguri di cuore a Ilaria Salis di uscire da questa vicenda con la dignità che merita.
Aldo Repeti
Segretario Regionale PSI Toscana

