Nell’ottobre 1931 un giovane intellettuale fu per circa un’ora il dominatore dello spazio aereo sulla capitale, gettando nello sconcerto la Regia Aeronautica e l’esercito a difesa della città. Gli increduli romani videro piovere sulle loro teste centinaia di volantini che li invitavano a ribellarsi al regime liberticida e a fare appello al Re perché intervenisse sfiduciando Mussolini.
Il piccolo velivolo sorvolò a bassissima quota tutto il centro di Roma, spingendosi, per completare la provocazione, fino al campo aviatorio di Ciampino. Quando Mussolini fu informato dell’accaduto durante una riunione fascista, andò su tutte le furie. Tutti compresero che la convinzione dell’inviolabilità della capitale, tanto sbandierata dal Duce, non reggeva alla prova dei fatti, anzi che la “città eterna” si era rivelata facilmente aggredibile. Poi il velivolo si alzò, si diresse verso il Tirreno per ritornare a Marsiglia, scomparendo per sempre.
Alla guida di quel piccolo aereo Lauro De Bosis, figlio di un poeta e nipote per parte di madre americana di un altro poeta, probabilmente affascinato dall’impresa di Giovanni Bassanesi e Gioacchino Dolci su Milano nel luglio dell’anno precedente, volle ripeterlo sulla sua città, ben consapevole del sacrificio che lo attendeva. Poeta egli stesso aveva raccolto le sue poesie in un piccolo volume intitolato per l’appunto Icaro, quasi una autobiografia anticipata.
Nato a Roma nel 1901, pur essendosi laureato nel 1922 in chimica, non abbandonò mai l’interesse per la letteratura, appreso in famiglia.
Nel 1926 insegnò italiano alla Harvard University di Cambridge in Massachusetts, dove gli sono ancora dedicate una borsa di studio e un ciclo annuale di lezioni.
Di sentimenti liberali e monarchici maturò il suo antifascismo, scrivendo il dramma in versi Icaro, dove Icaro è un poeta che sacrifica la vita per conquistare la libertà negata dal tiranno Minosse. Con quell’opera De Bosis vinse il concorso letterario delle Olimpiadi di Amsterdam nel 1928. Sempre nel 1928 divenne segretario della “Italy America Society”.
Nello stesso anno incontrò a Roma l’attrice americana Ruth Draper, colta, indipendente, famosa e antifascista. Tra i due, nonostante la grande differenza d’età (Ruth aveva diciassette anni in più) scoppiò un amore travolgente che durò fino al sacrificio di Lauro
Il desiderio di De Bosis era la costruzione di uno schieramento che comprendesse monarchici, liberali, cattolici e socialisti riformisti da opporre al fascismo. Progetto che presto si rivelò velleitario per il silenzio opposto dal Re e per l’ostilità dichiarata dalla chiesa, specie dopo la firma dei Patti lateranensi. Anche i consigli di modificare la sua piattaforma politica suggeriti dal socialista Gaetano Salvemini, che pur lo stimava, non furono sufficienti a sbloccare la situazione.
Nel 1930 diede vita con Mario Vinciguerra alla “Alleanza Nazionale per la Libertà”, una organizzazione patriottica clandestina che diffuse per posta volantini antifascisti, stampati con un ciclostile che la polizia poi rinvenne in casa sua.
Il sentimento che mosse De Bosis fu essenzialmente di stampo liberal-risorgimentale, accettava i diritti personali e politici dei cittadini e le istituzioni rappresentative, riaffermando la separazione tra Stato e Chiesa. Era convinto che per prevalere le forze antifasciste non dovevano minacciare oltre a Mussolini anche il Re, per non spingere quest’ultimo a appoggiarsi ancora di più a Mussolini per salvare l’istituzione monarchica. La stessa cosa pensava della chiesa e del Papa.
Nell’ottobre 1930, mentre De Bosis girava gli USA per una serie di conferenze, l’associazione, largamente infiltrata di agenti dell’OVRA, venne scoperta e furono arrestati i giornalisti Vinciguerra, Rendi e la stessa madre di Lauro, accusata d’aver personalmente ciclostilato i volantini.
Nel processo del 22 dicembre, i primi due furono condannati a quindici anni di reclusione, mentre la madre venne assolta solo dopo aver scritto per convenienza e non per convinzione una lettera di sottomissione a Mussolini.
Tornato a Parigi lavorò come portiere in un albergo per prendere tempo, essere più vicino all’Italia e meditare sul da farsi.
Nonostante il consiglio di Salvemini d’abbandonare la monarchia e il papa, che, nonostante tutto, restavano al fianco del Duce, volle fare un ultimo tentativo. Contrariamente anche all’opinione di Ruth, che però rispettò sempre le sue decisioni, iniziò a mettere in atto il suo piano.
Prese lezioni di volo a Versailles e in agosto, con il nome di Adolf Morris, acquistò, grazie al decisivo contributo economico del giornale liberal belga Le Soir, un piccolo aereo, un Klemm L 25, da turismo, chiamato Pegaso, che gli fu consegnato il due ottobre all’aeroporto di Marignane, nei pressi di Marsiglia.
Il giorno seguente alle 15,15 De Bosis si levò in volo alla volta di Roma, giungendo poco dopo le 20 nel cielo della capitale, dove lanciò oltre 400.000 volantini.
Nella notte tra il 2 e il 3 ottobre scrisse in francese una relazione anticipata del suo viaggio intitolata L’Histoire de ma mort, che inviò all’amico Ferrari e all’editore belga che la fece subito pubblicare su Le Soir.
Nel viaggio di ritorno, rimasto privo di carburante, precipitò in mare. Sia il relitto dell’aereo che il corpo del giovane poeta non vennero ritrovati dai velivoli dell’aviazione regia che lo inseguivano. In Italia la notizia di quanto accaduto venne censurata, ma il suo clamore fu enorme e interessò tutta la stampa internazionale.
Turati, pur non condividendo il suo progetto politico, volle ricordarlo con un toccante articolo su L’Operaio italiano, poi riprodotto da La Libertà il 15 ottobre 1931. Dipinse De Bosis come un ragazzo monarchico di “grandi passioni congiurate della patria, della giustizia e della umanità…umiliato, dolorante delle umiliazioni e dello strazio del suo paese natio, si offre spontaneamente, allegramente, tutto solo, allo sbaraglio della morte”.
I repubblicani, per mano di Montasini, non apprezzarono le parole di Turati, sottolineando che la “Concentrazione antifascista si è sempre dichiarata contraria a qualsiasi movimento diretto a sviare gli italiani dalla lotta intransigente per la democrazia e per la repubblica contro il fascismo e la monarchia, che è la prima tra i complici della dittatura”.
Si dissero invece grati e commossi delle parole espresse da Turati Alberto Cianca, Carlo Rosselli, Tarchiani, Fausto Nitti, Vincenzo Nitti, Emilio Lussu.
Pertini e Calamandrei celebrarono De Bosis come un eroe di libertà e come precursore della Resistenza. Anche il giornale “Giustizia e Libertà” rivolse parole di ringraziamento e di commosso saluto al protagonista di quella tragica impresa.
La Draper morì a 73 anni nel 1956, poco dopo aver terminato uno spettacolo a Broadway. L’urna delle ceneri, come da sua richiesta, fu dispersa nel mare dell’isola di Islesboro, dove la famiglia Draper possedeva una casa.
Secondo altre fonti, invece, l’urna con le sue ceneri venne calata nel luogo dove Lauro e il suo piccolo aereo Pegaso si erano inabissati, rispettando così il desiderio che l’attrice avrebbe espresso, ossia di riunirsi dopo la morte del suo compagno.
Fabrizio Montanari

