Di Alessandro Perelli
Libia tra accordi energia e instabilità. C’è una versione ufficiale di quanto sta accadendo in Libia redatta da ONU, Stati Uniti e la maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea (compresa l’Italia), in cui ci si appropria della regia degli ultimi avvenimenti e si cerca di favorire lo svolgimento di quelle elezioni politiche, già previste a fine 2021 e ancora oggi ben lontane dalla certezza di una data.
Questo sarebbe l’unico modo per sanare la presente situazione che vede il Paese diviso fra due amministrazioni parallele: da a un lato il Governo di unità nazionale (GNU) di Tripoli, guidato da Abdel Hamid Al-Dabaiba, dall’altra il governo riconosciuto dal Parlamento e la Camera dei rappresentanti (HoR), guidato da Fathi Bashaga. C’è però una diversa interpretazione sui motivi che hanno determinato questo stato di cose (che comunque, a parte alcune scaramucce, ha bloccato la guerra civile già in atto) e che vede il sostanziale accordo tra Russia e Turchia per la spartizione del territorio, comprese le determinanti risorse petrolifere e di energia, che hanno costituito il reale motivo del contendere.
Ambedue le ipotesi fanno poi i conti con il potere locale delle tribù alleate a Dabaiba e Bashaga in modo fluttuante, che condizionano ulteriormente la confusione politica e istituzionale. Mosca e Ankara, ufficialmente su fronti opposti, cercano di non pestarsi più i piedi.
Mentre la Russia ha imposto al generale Haftar, suo alleato, di limitarsi al controllo della Cirenaica, anche se mantiene una presenza di mercenari della Wagner , la Turchia, probabilmente approfittando della poca attenzione di Putin, impegnato nell’aggressione Ucraina, lascia i suoi soldati e mezzi militari a fianco di Dabaiba, firmando con lui un accordo in cui si garantisce il controllo di vaste aree del Mar Mediterraneo. Aree che contengono ingenti risorse energetiche. Prevedibile la dura reazione di Grecia e Cipro interessate allo sfruttamento.
In questo vero e proprio caos l’Italia che, per motivi storici, economici e culturali aveva un tempo un ruolo di primo piano nei rapporti con la Libia, come si sta muovendo? Il 27 gennaio di quest’anno, la Premier Giorgia Meloni, ha tenuto colloqui con i funzionari del Governo libico (GNU), concentrandosi sui temi delle migrazioni e dell’energia. Con l’Eni il nostro Paese ha chiuso importanti accordi .
L’interrogativo, che genera preoccupazione, è se, a fronte di questa instabile e scricchiolante situazione politica e istituzionale del paese, eccessivamente confusa, gli impegni presi verranno effettivamente onorati. I due esecutivi sono tutt’oggi in discussione circa la stessa effettiva disponibilità dei giacimenti petroliferi.
Un altro tema cruciale ruota intorno alla questione migranti verso le coste italiane Come ben sappiamo, la Libia si conferma primo hub per le partenze dei migranti verso il nostro Paese. D’altro canto l’estrema frammentazione che coinvolge Tripolitania e Cirenaica, a cui dobbiamo sommare le varie e spesso contrastanti influenze straniere, riuscire a gestire questo fenomeno in maniera efficace, diventa un problema forse irrisolvibile.
La presenza di molti uomini ,donne e bambini provenienti dal territorio subsahariano complica ulteriormente la già drammatica situazione. Il tanto sbandierato tentativo di “aiutarli a casa loro“, con il tentativo di ridurre gli sbarchi, dove gli scafisti assumono ruolo determinante, sul suolo italiano, può divenire una criticità, dal momento che, finanziando la Guardia costiera di Tripoli, come stiamo facendo, potremmo divenire complici di crimini contro l’umanità, come indica l’indagine dell’ONU. da essa commessi e denunciati in una indagine ONU.
E’ probabile che nemmeno un nuovo Piano Marshall riuscirebbe a sanare lo stato delle cose. I nostri servizi segreti riferiscono di quasi un milione di persone che, sistemate attualmente nei fatiscenti centri di detenzione, sono attualmente pronti a imbarcarsi, rischiando il naufragio su vecchi barconi sovraffollati in maniera indecente.
Il Governo, in seguito alla tragedia di Cutro, ha intensificato la guerra agli scafisti. Sarebbe finalmente giunto il momento di comprendere chi, realmente, apre e chiude il rubinetto dei flussi migratori e il ruolo che assumono le potenze straniere che attualmente esercitano un’influenza sullo Stato libico.
Il dialogo con la Turchia non può essere eluso perchè, oltre alla tematica delle risorse europee a lei destinate per trattenere i migranti provenienti dal Caucaso e dall’ Asia, gioca un ruolo fondamentale nelle scelte politiche di Tripoli. Lo stesso generale Haftar, che più contare sull’aiuto di circa duemila mercenari della Wagner, svolge un ruolo di rilievo.
Non è solamente il nostro Ministro Crosetto, a ritenere che dietro gli ultimi arrivi dalla Cirenaica ci siano proprio i mercenari russi che in questo modo prestano il fianco ad Haftar nell’obiettivo di assumere il ruolo di interlocutore con il nostro Governo e con i governi europei . ù
Il 22 marzo è iniziato il periodo di Ramadan, il mese in cui i fedeli musulmani praticano il digiuno collettivo fino al tramonto. Quest’anno in Libia sarà proibita anche l’assunzione del caffè, bevanda ampiamente consumata e tradizionalmente tollerata nel paese. È un periodo che invita alla riflessione interiore e conduce all’affievolirsi delle tensioni. Chissà se porterà un po’ di luce e ottimismo sugli scenari libici.

