L’on. Cento, simpatico verde all’amatriciana, ha sentenziato che le proteste non vanno mai vietate e per questo lui era lì in mezzo ai filo palestinesi che issavano i simboli di Hamas e di Hezbollah e si apprestavano ad aggredire le forze dell’ordine. Ora che le manifestazioni non vadano mai vietate non lo prevede la Costituzione nè le leggi vigenti sull’ordine pubblico. Ma lasciamo stare. Si dice, scomodando una frase di Voltaire che Voltaire non ha mai detto: “Non credo a quel che dici ma mi batterò anche a costo della morte perché tu possa continuare a dirlo”. C’è in questa frase un alto tasso di assolutismo. Cento, ad esempio, sono certo che non si batterebbe neanche rischiando un’unghia per permettere una manifestazione di nazisti. E io, che sono liberale convinto, ma cosciente che anche la libertà, come sostiene Popper, non sia assoluta (“Non sei libero di darmi un pugno sul naso”, sosteneva uno scrittore e filosofo dell’Ottocento Oliver Holmes ricordando un famoso dialogo “e dunque la tua libertà finisce dove comincia il mio naso”), sono perfettamente d’accordo sul divieto di promuovere una manifestazione proprio il 7 ottobre per legittimare quell’orribile massacro di Hamas, come ha fatto Kamenei con tono criminale e sostenendo che Israele deve essere distrutta e la Palestina liberata. Dunque la libertà deve essere normata e in tutti i paesi liberali è così. In Italia, ad esempio, la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana vieta “la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del partito fascista”. La legge Scelba del 1952 introduce il reato di “apologia del fascismo”. L’articolo 21 della Carta non prevede, ma non esclude divieti alle libere manifestazioni. Le leggi prevedono infine una limitazione delle manifestazioni che possono recare danni alla sicurezza delle persone (infatti hanno bisogno di autorizzazioni da parte delle Questure). E dunque? La Costituzione è del 1948 e non si occupava delle teocrazia e del nuovo fenomeno dell’anti semitismo. Ma Cento, l’assolutista del mai, potrebbe scendere in piazza anche per difendere il diritto di qualcuno a sostenere la messa fuori legge sua e dei verdi? Cioè di pretendere la fine della libertà degli altri, per dirla alla John Stuart Mill? Si convinca. La libertà non é mai assoluta.
- Associazione socialista liberale
- Cose di provincia
- Dai teatri e altro
- Dal mondo
- Economia e Lavoro
- Il Mondo è Bello perché è Avariato
- Giustizia
- Il Corriere della Pera
- In evidenza
- Istituzioni e territorio
- L’editoriale
- L’occhiodelbue
- Non menare il can che dorme
- Parliamo di noi
- Pillole di cultura
- Politica
- Politique d’abord
- Prampoliniana
- Prima pagina
- Redazione
- Route El Fawari
- Sanita
- Sport in pillole
- Storia socialista
- Suffrangetta
Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


5 commenti
In queste giornate si è sentito citare spesso l’art. 21 della nostra Costituzione, il che non è di certo fuori luogo, perché va garantita a ciascuno la libera manifestazione del proprio pensiero, secondo il disposto costituzionale, ma andrebbe nel contempo rispettato il criterio della reciprocità, il che mi pare .talora, o altrettanto spesso, non succedere.
L’art. 21 della Carta non prevede infatti il reato di “apologia del fascismo”, né altri afferenti alla sfera dei cosiddetti reati d’opinione, introdotti successivamente con leggi ordinarie, ma le cui pene la sinistra avrebbe voluto nondimeno inasprire, a dispetto, a mio modesto vedere, della reciprocità, e dell’esprimere liberamente la propria opinione.
Paolo Bolognesi 08.10.2024.
La legge Scelba del 1952 non è legge ordinaria ma di attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione
Diversamente dal come la pensa qui il Direttore, a me sembra che l’unica legge prevista dalla XII disposizione, tra quelle transitorie e finali della nostra Carta, fosse lo stabilire “per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”.
Paolo Bolognesi 10.10.2024
Poi c’é stata la legge Scelba del 1952 che istituisce il reato di apologia del fascismo.. E’ una legge ordinaria di attuazione del dispositivo costituzionale,
Da quanto è dato di leggere, risulterebbe che all’epoca vi sia stato dibattito riguardo alla costituzionalità della legge del 1952, posto che il primo comma di quella XII disposizione finale e transitoria non andava oltre al divieto di riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista (senza nulla dire circa l’apologia, e la sua perseguibilità).
Forse l’apologia del fascismo è stata in qualche maniera intesa come tentativo di ricostituire il partito del Ventennio, con una interpretazione andatasi via via restringendo nel trascorrere del tempo, e con l’allontanarsi da quegli anni, e se non erro vi sono recenti sentenze che paiono circoscrivere l’applicabilità dell’apologia di fascismo.
Paolo Bolognesi 11.10.2024