Il Centro Einstein di Studi Internazionali, insieme alla Fondazione di studi storici Gaetano Salvemini e la Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci Onlus, ha organizzato un dibattito di riflessione sullo stato dell’Unione Europea dal titolo “L’Europa nella tempesta: le sfide all’Unione Europea un anno dopo le elezioni europee“. L’occasione è l’anniversario delle ultime elezioni europee, il 9 giugno 2025.
L’evento si è aperto con l’inaugurazione della mostra fotografica “Un anno in Europa“, che espone le foto vincitrici del concorso indetto in precedenza. Hanno poi preso il via i panel gestiti dagli esperti dei temi trattati, moderati da Fabio Cassanelli, Direttore del Centro Einstein, e Andrea Sorbello, esponente della Rete Italiana Europe Direct.

Sono intervenuti Giovanni Borgognone, ricercatore di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino; Valentina Porta, analista di Youtrend; Adriana Castagnoli, storica e saggista, editorialista de “Il Sole 24 Ore“; Mariasole Lisciandro, esperta di economia, giornalista de “Il Post“; Nathalie Tocci (in collegamento da remoto), politologa e direttrice dell’Istituto Affari Internazionali; Stefano Rossi, segretario della sezione di Torino del Movimento Federalista Europeo.

Marco Brunazzi, presidente della Fondazione Gaetano Salvemini, ha aperto i lavori con un incipit che è più di una constatazione: “Sembra che l’Europa la si invochi solo per
criticarla”. Lapidario, ma sincero. Soprattutto alla luce dell’andamento non certo pro-Europa che gran parte dei paesi del vecchio continente sta assumendo negli ultimi mesi.
Gli ha fatto eco Matteo D’Ambrosio, direttore dell’Istituto
Gramsci, restando sulla medesima linea: “È necessario tenere il punto proprio perché siamo davvero nella tempesta”, ha detto, passando poi a elencare la serie di sconvolgimenti socio-politici che ha travolto l’Europa di recente:
“la prima tempesta è stata quella del nuovo insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca; la seconda è stata (ed è tuttora) la guerra in Ucraina, invasa da Putin; la terza è data dall’insieme di tutte quelle elezioni che hanno spostato l’Europa a destra, a cominciare da quelle francesi, di esattamente un anno fa”.

Grazie ai dati forniti da Valentina Porta, che evidenziano l’andamento statistico del comune sentire dei cittadini europei, l’attenzione si è spostata su un dato certo: gli italiani, oggi, si fidano molto più delle istituzioni dell’Unione Europea che del proprio governo nazionale.
Giovanni Borgognone punta invece il dito su un altro tema scottante, che riguarda il livello di “cultura politica” (e non solo) di quanti si dichiarano filoeuropeisti: “Di costruzione di Europa ne parlano solo le persone con un livello di istruzione medio alto”, sostiene Borgognone. E continua:
“Così finiamo di cadere in un discorso autoreferenziale. In certe sfere della società non si arriva nemmeno a parlare dei vantaggi di una Europa-federazione. Manca la società civile europea“.
Ciò che osserva Borgognone non è affatto scontato: “Va bene la costituzione europea, ma come averla senza la passione europea? Oggi ci sentiamo traditi dall’alleato storico, gli Stati Uniti. E questo forse può smuovere anche i meno intellettuali. La contrapposizione fomentato da Trump potrebbe portare ad una spinta europeista“.
Pur condividendo la sua riflessione, crediamo che molto ancora ci sia da fare per diffondere la cultura di una vera conoscenza dell’Europa, dei suoi ideali e dei vantaggi che una salda istituzione federale potrà portare a tutti i suoi cittadini. Si tratta di un compito che dovrà esternarsi in azioni capillari da svolgersi massivamente sui territori di tutte le nazioni partner. Spinelli, Rossi e gli altri non devono essere dimenticati. Ora più che mai.

