La sinistra ha voluto il Mattarellum e nel 1994 vinse Berlusconi. Ma Berlusconi volle il Porcellum e nel 2006 vinse, di poco, Prodi. Nel 2017 su iniziativa del Pd nacque il Rosatellum e nel 2022 vinse la Meloni. Chiunque approvi una legge elettorale ritenendola favorevole ai propri interessi contribuisce alla vittoria dell’avversario. Dunque lo scontro sul cosiddetto Stabilicum, così com’é stato approvato al Senato, ha il sapore di una commedia di Ionesco. Assurda é la chiamata a raccolta del centro-destra che impone un premio di maggioranza alla coalizione che supererà il 42% (nulla a che vedere con la legge definita erroneamente “truffa” del 1953 che il premio lo fissava alla coalizione che avesse superato il 50%, il che non avvenne), che prevede uno sbarramento elettorale di lista al 3%, ma un recupero della prima lista della coalizione sotto il 3%, che introduce le preferenze ma non per i capilista (tre con alternanza di genere) e un listino bloccato per il premio di maggioranza. Assurdo anche il j’accuse delle opposizioni che si sono macchiate dello stesso reato imputato alla maggioranza. Anche il Porcellum, grazie al quale l’Unione di Prodi vinse le elezioni del 2006, prevedeva un premio di maggioranza alla prima coalizione indipendentemente dalla percentuale ottenuta, ritenuto poi anticostituzionale dalla Corte. Anche il Rosatellum prevedeva lo sbarramento di coalizione al 3% e non inseriva affatto le prefernze ma, come il Mattarellum, solo i collegi uninominali con candidatl decisi dalle segreterie dei partiti. Così va la politica italiana che fotografa un bipolarismo oggi in crisi di identità, vedasi a tale proposito il voto al Parlamento sulla difesa dell’Unione con Forza Italia e il Pd che votano a favore e Movimenro Cinque stelle e Lega contro. Adesso si torna alla Camera e anche se il governo non imporrà il voto di fiducia penso che la legge sarà approvata ugualmente. La rivolta delle donne pare rientrata dopo la decisione di alternare le tre preferenze tenendo presente il genere del capolista. A un capolista uomo le preferenze corrisponderanno a due per le donne e una per un uomo e a un capolista donna a due uomini e una donna. Resterà invariato il modo di conteggiare “su base regionale” l’elezione dei senatori così come previsto dalla Costituzione che nessuna legge elettorale può modificare. In modo proporzionale, come l’elezione della Camera, ma appunto tenendo presente le percetuali di ogni lista nelle singole regioni. La qual cosa potrebbe anche non coincidere esattamente coi risultati del voto alla Camera. Resta il fatto che se non scattasse il premio di maggioranza allora sì che col calcolo proporzionale potrebbero scomporsi le due coalizioni e potrebbe formarsi una maggioranza di stampo europeo e più coesa sul piano delle politica internazionale. Con Conte e Salvini ancora insieme all’opposizione e col Terzo polo a far da cerniera a una collaborazione tra democratici e popolari europei sicuramente europeista e filo occidentale. Non c’è legge elettorale che possa consentire un governo compatto tra chi intende continuare a sostenere Kiev e chi invece vorrebbe regalare l’Ucraina alla Russia.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


1 commento
Chi oggi tuona contro la nuova legge elettorale, lamentando che il Capolista bloccato vanifica di fatto il sistema delle preferenze, dimentica forse che il 14 luglio di quest’anno è stato bocciato, per un solo voto, l’emendamento che introduceva le preferenze alla “vecchia maniera” (una bocciatura che fece allora esultare le forze di opposizione, visto che l’emendamento proveniva dalle fila della maggioranza, e che portò verosimilmente a rivedere la materia fino alla versione attuale).
Paolo Bolognesi 17.09.2026