In Italia ci sono sempre state due sinistre e non sono affatto scomparse dopo la fine del comunismo. Anzi, bisognerebbe rinnovare il lessico della politica, eliminando anche il termine “comunista”. Fassino, che é stato uno dei massimi dirigenti del Pci, è oggi il più scatenato dei riformisti e in politica estera la pensa come Calenda, mentre la Schlein, che comunista non é mai stata, anche per l’età e la tradizione della famiglia (suo nonno, Agostino Viviani, era senatore socialista), é oggi schierata su posizioni estreme al pari di Conte e Fratoianni, coi quali ha firmato una mozione sulla Palestina, senza un accenno ad Hamas. E ha oltretutto sposato tutti i referendum di Landini. In effetti le due sinistre, quella riformista, liberale e libertaria, e quella estremista, ora rivoluzionaria, ora solo massimalista, pre esistevano alla nascita del comunismo. E secondo me ora gli succedono. E’ un fatto che le due sinistre, tranne per la lotta alla dittatura, e non sempre (dal 1939 al 1941 i comunisti smisero di combattere il nazifascismo in ottemperanza al patto Ribbentrop-Molotov e furono per questo messi fuori legge nell’anti nazista Francia) e per la Resistenza (tranne i conflitti e taluni eccidi perpetrati contro le brigate non comuniste), non furono mai dalla stessa parte. Saragat preferì allearsi col centro democristiano a fronte di un Psi frontista, Nenni scelse la strada del centro-sinistra e dell’unificazione a fronte di un Pci ancora subalterno a Mosca. Ancora prima, Turati, Matteotti, Rosselli, aderirono al Psu che voleva allearsi coi popolari e i liberali per sbarrare la strada al fascismo, dopo essere stati cacciati dal Psi di Serrati che poi aderirà al Pcdi. E che accadde a Genova nel 1892? Il partito nacque con una scissione tra socialisti e anarco operaisti. L’odio per Turati e Prampolini crebbe a tal punto che due sedicenti anarchici, nel 1889, addirittura attentarono alla vita dell’evangelico Camillo. Cioè il conflitto tra le due sinistre (che dire dell’omicidio di Camillo Berneri da parte degli stalinisti durante la guerra di Spagna e la lotta di questi ultimi al trozkismo, la tragica fine di Toszky e di alcuni suoi proseliti) fu addirittura più duro e anche cruento della lotta con i conservatori. Si dirà. Ma questa é storia. E che c’entra col presente? C’entra, perché anche dopo la caduta del Muro le due sinistre non sono state seppellite. Una é rimasta riformista, liberale e libertaria. Non parlo di partiti, ma di tendenze politiche. L’altra é diventata post ideologica e permeabile ad ogni sussulto populista. Nell’intervista odierna alla figlia di Giuseppe Saragat, apparsa sul Corriere, si accenna al temperamento di lui, piuttosto incline a non essere schiavo del consenso. Se Saragat pensava che una cosa fosse giusta la faceva, se pensava fosse sbagliata la combatteva. A prescindere dai sondaggi, che un tempo non prevaricavano il confronto politico. La sinistra post ideologica e filo populista invece cavalca sempre la tigre anche se sa benissimo che, come diceva quel proverbio, “il difficile é scendere quando la tigre é in corsa”. S’avverte addirittura un legame inconscio con la sconfitta. Dove mai porti il triasse Pd, Cinque Stelle e Avs lo sanno perfettamente anche loro. Porta diritto alla vittoria della Meloni. Come gettarsi a capofitto sui cinque referendum della Cgil senza appoggiare la proposta di legge riformista della Cisl relativa alla partecipazione dei dipendenti nei consigli della aziende sul modello tedesco. Perché dovrebbe essere chiaro ormai ovunque in Europa, vedi la vittoria del laburista Starmer nel Regno unito che ha fatto giustizia dell’esaltante sconfitta del massimalista Corbyn, che la sinistra vince se guarda al centro, se sottrae voti all’altro polo e magari se convince i non votanti a votare. Ma gli astenuti, le masse degli astenuti, non si convincono con le parole e le promesse, ma coi fatti, con una ebrezza nuova che si deve respirare nella politica e non con vecchie e stanche liturgie già sentite e sconfitte nella storia del secolo precedente.
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


7 commenti
Direttore, francamente, dal dopoguerra in qua la compartecipazione alla tedesca ha sempre puzzato di corporativismo.
Direttore, francamente, nel dopoguerra la compartecipazione ha sempre puzzato di corporativismo.
Dopo questa circostanziata “fotografia” del Direttore, che a me sembra realistica ed eloquente, viene spontaneo chiedersi come può muoversi, nel panorama politico, la sinistra liberale e riformista, che mi pare essere “inconciliabile” con la seconda, ossia l’altra, la quale ha numeri largamente preponderanti, e non credo possa dar spazio alla prima, non fosse altro perché scontenterebbe probabilmente il proprio elettorato, perlomeno quello che conosco, quando il suo primo e principale obiettivo potrebbe essere quello di mantenere e consolidare il proprio bacino di votanti (indipendentemente dal fatto che il suo procedere possa portare “diritto alla vittoria della Meloni”).
Paolo Bolognesi 19.04.2025
PD…
Storia di un partito mai nato…
Calato troppo in fretta da Prodi ed ex Margherita perché avevano ovviamente interesse alle varie poltrone sfruttando i peones degli ex DS…
Ingoiato da questi ultimi perché sapevano che senza i democristiani ed i cattolici in Italia non si vince…
Leggo anche sul Resto del Carlino di Reggio che il PD si è ritrovato a Casa Cervi perché loro sono socialisti…
Il che…
Purtroppo ci dovrebbero essere due partiti ma nessuno lo vuole fare perché non si deve dare all’ esterno l’ idea di una ennesima divisione…
Purtroppo è una impasse che favorisce solo il centro destra…
Lo spazio di una sinistra riformista
c’è solo se ci fosse qualcuno che avesse serie proposte ed idee per un programma concreto di riforme che interessino realmente gli italiani…
Gli italiani che sono quelli che pagano le tasse e non quelli che le evadono o che prendono lo Stato come un bancomat…
Non mi sembra di vedere nessuno con questa capacità e visione…
E mezzi economici che lo possano sostenere…
Accontentiamoci di vincere le elezioni regionali e locali…
Poi da lì si avrà il consenso anche per le elezioni nazionali…
Cercasi leader comunque…
Perché senza quello…
Se non ne ho frainteso le parole, Stanghellini sembra ancora pensare, o illudersi, che sia possibile vedere una sinistra liberal riformista in grado di far cambiare, o perlomeno condizionare, l’altra sinistra (rimanendo così un corpo unico, ossia parte alleata all’interno della medesima coalizione) il che mi sembrerebbe essere abbastanza velleitario, non fosse altro che per via dei rispettivi numeri.
Mi permetto altresì di ritenere che i socialisti o riformisti i quali, nel dopo Tangentopoli, hanno ritenuto di andare a sinistra, si siano avvicinati un po’ troppo all’altra delle due sinistre qui menzionate dal Direttore, sposandone non di rado tesi e posizioni, tanto che se oggi dovessero semmai prenderne le distanze non so fin dove un tale “distacco” risulterebbe credibile presso il corpo elettorale.
Paolo Bolognesi 19.04.2025
Certo il cuore fa un tuffo, quando si vedono socialisti, anche di punta una volta, finiti nel partito di Meloni…….
Con riferimento all’ultimo commento di Bucci, io non ho notizia di appartenenti al vecchio PSI che siano passati nelle fila di FdI, salvo l’aver casomai votato tale partito nel segreto dell’urna, ma ciò resta una incognita che vale per tutti, mentre ho invece ben presenti i casi di passaggi, all’epoca di Tangentopoli o poco dopo, verso quella formazione della sinistra che in quegli anni era stata la più insistente “accusatrice” politica dei socialisti (passaggi che ancora oggi, o forse adesso più che mai, vedo come una scelta quantomeno inopportuna, perché andavano ad avvalorare di fatto quelle immeritate accuse).
Paolo Bolognesi 21.04.2025