Appartenente alla corrente meridionalista e federalista del PSI, Gaetano Salvemini è da qualche tempo in polemica con i riformisti di Turati per la tendenza assunta dalle cooperative, specie quelle reggiane, a sviluppare l’amore per gli affari, inseguendo l’affarismo, e avvicinandosi così al livello della borghesia. Siamo nel giugno del 1910.
Le accuse contro l’organizzazione cooperativa vengono esposte in una intervista al Giornale d’Italia e destano sorpresa e irritazione nel mondo socialista. L’affermazione che “le cooperative, venendo meno alla loro natura e alla loro missione, sviluppano la propensione per gli affari, fino all’affarismo morale e politico, procurando danno soprattutto all’economia meridionale”, richiede da parte riformista una risposta pronta e definitiva.
Salvemini in sostanza accusa il gruppo riformista e quello parlamentare d’agire da corruttore del movimento operaio italiano. Il gruppo parlamentare socialista reagisce immediatamente facendo carico al Salvemini d’aver “capovolto e falsato la storia degli atteggiamenti del gruppo”.
Anche l’Avanti!, diretto da Bissolati, sostiene l’operato del gruppo parlamentare, ma è Prampolini, chiamato direttamente in causa, ad assumersi l’onere della risposta definitiva. Essa appare su La Giustizia settimanale del 19-06-1910.
Dopo aver paragonato Salvemini al sindacalista rivoluzionario Arturo Labriola e premesso che uno dei compiti principali dei socialisti è quello di “ricordare sempre gli ideali ispiratori e vigilare perché l’azione sia sempre coerente ad essi, nella consapevolezza che l’utilitarismo d’oggi comprometterebbe le grandi vittorie di domani”, passa all’affondo. “…ma in che mondo vivete? I deputati socialisti, d’accordo con il Governo, a sentir voi proteggono le cooperative. Ma i deputati amici degli appaltatori, non esistono? Non premono sul Governo?… Ma amici scienziati, il parassitismo borghese c’è o non c’è? L’appaltatore esercita uno sfruttamento? La unione dei lavoratori che lo elimina gli dà noia? O gli fa piacere? E li sapete i quattro anni di lotta delle Cooperative reggiane per aver un piccolo tronco di linea ferroviaria, contro la Banca Commerciale e la Grande Armata, mosse da interesse economico e politico, e operanti presso il Governo coi loro (deputati) Spallanzani e Cottafavi? Non ci sono sindacati e cooperative che vivono e prosperano a danno della classe operaia meridionale.
O letterati del Socialismo, se conosceste qualche libro di meno e qualche dura esperienza della vita di più!”.
L’ultimo congresso nazionale del PSI a cui parteciperà Salvemini sarà quello di Milano dell’ottobre successivo, quando si consumerà lo scontro tra riformisti e intransigenti. Ma ormai i ponti si erano rotti, fra il Pugliese (Salvemini era nato a Molfetta) e i riformisti settentrionali.

