Premessa
L’Uomo del Piffero e Il Pifferaio Tragico, sono i nomi con cui ho ribattezzato Marco Accetti anzi, questa volta voglio accontentarlo: Marco Fassoni Accetti. Ad esclusione dell’acronimo MFA, non aggiungo mai il cognome della madre, a cui lui tiene particolarmente, perché non credo assolutamente al suo predicato femminismo. Ritengo voglia bene alla madre, questo sì, ma converrete che da qui, al rispetto e il riconoscimento della donna nella sua dignità come essere auto determinante, indipendente e inviolabile, il percorso è assai lungo, impervio e tortuoso. Ma torniamo ai soprannomi.
I nomignoli che gli ho appioppato, e che reiteratamente adopero, credo siano tra i più buffi e beffardi tra quelli circolati. Sicuramente a lui fanno venire l’orticaria, perché tiene molto alla sua reputazione. E chi non ci tiene? E se dovesse tenerci più degli altri, fa bene, perché a Marco Accetti, “il millantatore”, “l’esibizionista”, “il mitomane”, quasi fin da subito, è stato negato, e talvolta con modi che rasentano la violenza, un elemento basilare dell’umana convivenza, un elemento che non siamo venuti meno di riconoscere anche ai peggiori individui che hanno transitato su questo pianeta: il rispetto.
Chi è MFA?
Il rispetto, quello vero, non il merito mafioso, è costituente delle fondamenta del riconoscimento della dignità umana. Della dignità umana. A Marco Accetti questa dignità è stata negata per emulazione l’uno dell’altro, senza porsi interrogativi, marchiandolo con la lettera scarlatta rispondente alla moda del momento, con una superficialità disarmante e un pregiudizio legato a tutti gli aspetti della sua vita, professione artistica compresa.
Una vita che, però, non si è voluto indagare. Chi è Accetti? Solo un ingranaggio chiamato da “potenti” a prendere parte al grande depistaggio Orlandi vestendo i panni di uno dei telefonisti? È uno degli effettivi organizzatori della scomparsa di Emanuela Orlandi? È il vero unico colpevole che, con abilità ha poi innescato tutta una serie di situazioni altre perché in possesso di materiale ricattatorio?
Chi è Accetti? È solo coinvolto nella questione Orlandi? È una persona vittima di un’incredibile serie di infauste casualità che collocano il fotografo e le proprietà di famiglia sempre nelle immediate vicinanze dei luoghi di scomparsa o di soppressione di persone, persone che presentano una serie di elementi speculari nelle morti e nelle scomparse, oppure è un’intoccato e intoccabile assassino seriale?
Accetti è forse gregario di una potente organizzazione o di un potente individuo, costretto ora a recitare un ruolo nella questione di Emanuela, ora a seguire il suo collega in contorte sciarade omicide? Oppure è membro di una gang di talent scout atti ad alimentare a livello mondiale il mercato della tratta di donne e bambini, filmati per adulti e snuff movie?
Non è dato sapere. Certo non è la persona estranea ad ogni fatto che ha imparato tutto da un pc della biblioteca dietro a casa (fatto smentito dallo stesso direttore della biblioteca) e che nei giovinetti ha il suo unico interesse, altro elemento non supportato da prove. Il soggetto ha inoltre in più occasioni lasciato percepire come furono e sono le giovani ragazze il suo principale diletto.
Risulta dunque bizzarro riscontrare che nonostante Pietro Orlandi abbia riconosciuto che sicuramente fu la voce di alcune telefonate e la mano che vergò un certo numero di missive, nonostante il compianto Purgatori ne riconobbe un ruolo nella faccenda di Mirella Gregori, il mood generale è ancora quello che lo vorrebbe totalmente estraneo ai fatti.
Persistono anche coloro, evidentemente limitati nel comprendonio che, nonostante oggi sia appurato che il racconto portato alle cronache nel 2013 fu un fantasioso depistaggio, ammesso dallo stesso Accetti, continuano imperituri a non volerne considerare l’esistenza e la potenziale utilità di carpirne informazioni, ovviamente da lui celate ma ovviamente in suo possesso.
Mi chiedo d’altra parte quanti abbiano avuto seri indizi o forti sospetti di una sua potenziale attività di seriale e mi chiedo perché non sia emersa quantomeno l’ipotesi. Il seriale è una persona che, periodicamente uccide qualcun altro. Qualora qualcuno avesse avuto validi elementi, senza darne notizia o, peggio ancora, insistendo sulla mitomania dell’individuo, tracciandone quindi una sostanziale innocuità, potrebbe trovarsi qualche anima sulla coscienza.
Solo o male accompagnato?
Credo di essere stata la prima, e forse l’unica persona a dire chiaramente e da subito ad Accetti, che lo ritengo un assassino seriale o il membro di una banda di seriali dediti ad attività quali la produzione di materiale pornografico, pedo-pornografico e snuff movies. Questa ultima opzione si sta facendo sempre più probabile nel quadro che via via vado ricostruendo. Nulla poi toglie che lui e così qualche compagno suo, facciano la combo e, ad un’attività di gruppo, ne affianchino una individuale.

Si tratta di attività altamente remunerative, che andrebbero a spiegare l’alto numero di sparizioni di giovani, soprattutto femmine, registrato nel 1983, la presenza di cineprese e mixer nel furgone di MFA nel caso di Josè Garramon, ad esempio, l’estremo interesse che il Pifferaio Tragico nutre per furgoni, generatori di energia, e quanto possa servire per riprese in luoghi sprovvisti di corrente elettrica come le catacombe o una pineta.


Anche la totale assenza di tracciabilità fiscale, di entrate registrate e di contributi versati, e tutte le ottemperanze che vengono registrate regolarmente a chi lavora nel rispetto della legalità, dal dipendente al datore di lavoro. Nella cerchia di Marco Accetti non sono poi pochi individui di questa caratura.
Con i sassi nelle scarpe cammino male
Prendo due minuti per spiegare, a chi mi legge per la prima volta, che mi capita spesso di interfacciarmi con l’Uomo del Piffero. Mi sembra il minimo dal momento che lo ritengo colpevole di una serie di reati gravi, gravissimi che peraltro lui non nega nè conferma, ma accetta nel rispetto delle mie conclusioni.
Questo fatto ha più volte sollevato l’indignazione di un pubblico che segue questi casi di cronaca, sovente appoggiando una linea, quindi caldeggiando l’attività di un giornalista o di un ricercatore. Ancora più frequentemente questo giornalista o questo ricercatore, al mio pari, se non in maggior misura ha, con il fotografo Marco Accetti, discusso arrivando finanaco a incontrarlo personalmente. Il tutto senza suscitare la benchè minima indignazione. Ma in quel caso si trattava di uomini.
Evidentemente, la mia appartenenza al sesso che molti, ingenuamente, definiscono e ritengono “debole”, li porta a ritenere che una donna, nella fattispecie la sottoscritta, non possa gestire una simile situazione: sicuramente verrà plagiata, manipolata fino a poter essere sfruttata, fatta complice o danneggiare un’indagine. Non capisco perchè se è successo a voi, date per scontato che debba succedere a me.
Accetti è un uomo simpatico, mi capita spesso di farmi sonore risate parlando con lui, l’altro giorno ho imparato uno scioglilingua in ebraico. E quindi? Innanzi tutto la maggior parte delle persone non dovrebbe aver nulla da obiettare o temere, non è forse “solo un millantatore, un esibizionista”, esattamente come la maggior parte degli individui? Non c’è quindi pericolo alcuno, giusto?
E’ certo una persona che ha sbagliato e causato dolore, inserendosi nella vicenda di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, fatto che condanno senza se e senza ma; però se davvero è un millantatore, allora, c’è chi ha fatto e fa di peggio,. In ogni caso non giustifica il continuo sbeffeggiamento e la totale mancanza di rispetto che riservate a lui, in questa forma di bullismo collettivo, nei confronti di un individuo che non ritenete nemmeno colpevole di reati gravi.
Un bullismo che non è però messo in atto nei confronti di Provenzano o,per rimanere sul territorio, degli Spada, dei Casamonica. Quanto è bella la dirittura morale, quando si è 1000 contro uno. Come si può negare a una persona il rispetto, l’ascolto e la parola. Un uomo condannato per omicidio colposo aggravato e omossione di soccorso., ma che ha anche già espiato le sue colpe. Un uomo che possiede un locale per adolescenti, tacciato di pedofilia dalle stesse persone che ci mandano i figli a fare le feste, e nonostante siano loro responsabili della salvaguardia dei propri pargoli, a loro non si puntualizza nulla. In linea con quell’ipocrisia tutta italiana.
E se invece fosse un rapitore e un assassino seriale? Se fosse un criminale così pericoloso che si è macchiato di crimini così orrendi, cosa che tra l’altro penso, potevo allineandomi alla sopra celebrata ipocrisia, farci una risata e poi in pubblico dire che è una merda, indignarmi. Riempirmi di tronfio moralismo in modo da racimolare qualche applauso, per poi continuare ad auto-citarmi e imbrodarmi nella mia mediocrità, senza scoprire nulla, senza accumulare prove; non indizi, prove.
Oppure potrei dire la verità, conoscerlo veramente, in modo da capire, qualora si confermasse la mia idea, in che modo può aver avvicinato le persone, quali sono le sua qualità e le sue abilità, e molto altro. Se poi questo per il pasdaran che governa il cervello di molte persone, è motivo di indignazione, a me, in tutta sincerità, non può frgarmene di meno. Sono certa di avere, in questo senso, più elementi di chiunque altro e, per inciso, non me li ha detti lui. A quanti di voi stanno ora masticando amaro e sputando sentenze dico che vi amo così: moralisti, immobili, apprettati e patinati.
Le opere d’arte di Marco Accetti
«Se mi ammazzano mi prometti che porti la verità alla luce, non voglio essere ricordato come un mitomane, accetto la pena per quello che sono, non quello che non sono».
Sono qui apposta, per provare la colpevolezza di Accetti, e non solo lui. Poi cercherò di provare. almeno a garantire il rispetto per la sua produzione artistica, e non mi è stato chiesto, e non sono pagata. MFA è un ottimo fotorafo, che ha imparato tutto da solo provando e riprovando con testardaggine e determinazione. Come ogni artista, anche lui produce e ha prodotto opere d’arte, nel suo stile unico, fortemente caratterizzato da una predilezione per il bianco e nero.
La sua arte è stato un altro aspetto beffeggiato ma soprattutto condannato, definita oscena, soprattutto nella sua componente cinematografica. Ma non si era deciso che di un artista si giudicano solo le opere, non la vita? Perchè non dovrebbe valere per Accetti? Perchè non è un artista? E chi l’ha stabilito, a chi bisogna rivolgersi per ottenere questa patente?. “Ma lui potrebbe essere un pedofilo e guarda cosa pubblica!!!!!” Pensate un po’ che invece Pasolini era certamente un pedofilo e guardate cosa ha pubblicava, la sua letteratura ok, ma i suoi film fanno cagare. Io preferisco affidarmi al precetto per cui si interpreta e apprezza o meno l’arte, non la persona, altrimemti dovrebbo buttare quasi tutto il materiale culturale del mondo nel falò più grande della Terra..
Le sue opere d’arte parlano moltissimo, e avrebbero potuto parlare di più ed essere maggiormente utili se le procure le avesseo studiate tanto le sue opere, tanto la sua vita, forse le indagini sarebbero andate diversamente, o avrebbero quantomeno chiarito alcune situazioni.
Certa suopponenza, tronfiaggine “da parrucconi”, come la definisce un amico milanese di lunga data, tratteggia tutta l’inettitudine e la superfiialità con cui una certa magistratura continua a sottovalutare i risvolti della mente umana. Dal momento che la ritengo di vitale importanza, farò io quello che avrebbe dovuto fare qualcun altro, dedicando periodicamente, a partire da oggi, uno scritto all’arte accettiana, e ai suoi messaggi.
Entrando nelle opere
Essendo già molto lungo questo articolo, oggi presento solo un’opera cinematografica, a mio avviso assolutamente valida e emblematica del motivo per cui non approfondire l’arte di Accetti è un grosso errore.
Il corto che vi introduco è stato caricato su internet in un periodo molto precedente alla sua comparsa sulle scene e, probabilmente, è stato realizzato prima ancora. Questo ci indica che, se ci fosse qualche rimando a qualcosa per noi familiare, sarebbe più difficile sostenere che queste informazioni le abbia trovate in biblioteca o sui giornali. Il sito con le opere di Marco Fassoni Accetti (qui) presenta oggi solo gli scritti e le rassegne fotografiche dal momento che, in seguito al grande sdegno e alle grandi rimostranze del pubblico, sono stati fatti rimuovere.
Tuttavia MFA, a suo tempo fece pubblicare i suoi corti su un’altra piattaforma, utilizzando uno pseudonimo, Ivan Metallico. Incredibilmente i medesimi film, con differente nome dell’autore, non cagionano più tanto ribrezzo né una corsa alla censura. Curioso
Gabinetto
“Gabinetto” (qui): un termine che evoca un senso solitudine e disagio. Nel cortometraggio di Ivan Metallico, la telecamera ci guida in uno spazio ristretto, un gabinetto pubblico, dove la vita quotidiana si svolge in silenzio e segretamente.
La decisione di girare in bianco e nero amplifica l’atmosfera. Le pareti sbiadite, le crepe e la vernice scrostata raccontano storie di anni passati, di persone che sono entrate ed uscite da questo luogo senza lasciare traccia. È un microcosmo in cui si intrecciano le vite di chiunque vi abbia messo piede.
I cittadini-spettri entrano ed emergono, come se fossero parte di un rituale quotidiano. Ognuno di loro porta con sé una storia, un peso invisibile. La statua coperta da un drappo, illuminata dalla luce laterale, sembra quasi emergere dall’oscurità. È un simbolo di qualcosa di nascosto, di un passato che si fa strada attraverso il presente.
Il montaggio, curato da Dany Astro, crea una tensione palpabile. I tagli precisi ci fanno sentire come se stessimo spiando, come se fossimo testimoni di qualcosa che non dovremmo vedere. La durata di 14 minuti permette di esplorare dettagli e sfumature, mantenendo l’attenzione dello spettatore.
E cosa rappresenta tutto ciò? Forse l’isolamento di chi si rifugia in un gabinetto per un momento di solitudine. Forse la routine di chi vi entra ogni giorno, senza mai fermarsi a guardare. O forse è un riflesso della società stessa, compressa in uno spazio così piccolo, così sporco e male odorante, con le sue storie invisibili e le sue vite che si incrociano senza mai toccarsi.
Ma c’è di più. Ivan Metallico (Marco Accetti) ci invita a guardare oltre la superficie. Entrano personaggi che portano con sé le loro storie e le loro contraddizioni. C’è il nostalgico che apre le danze ricordando l’anniversario della battaglia di Tobruk, la signora impicciona, il pedofilo che conduce la bambina nel bagno, una ragazza partoriente, un uomo chiuso da tempo nel suo gabinetto a cui vengono passati libri dei Testimoni di Geova e opuscoli.
Lo stesso Accetti si fa regista e attore, interpretando l’anchorman del tg, in una televisione sistemata sopra ad un water a rappresentare la tv spazzatura e le notizie che elevano al rango di grande politico un individuo come Borghezio.
Personaggi
Seguono la signora razzista che maltratta telefonicamente la sua badante di colore, la ragazza zingara che si prostituisce, e ovviamente l’eterno e continuo ritorno della chiesa nell’opera di MFA: dal crocifisso alla signora che per aiutare impone l’Ave Maria, il prete che solo con la tonaca è prete… Questi cittadini-spettri sono il riflesso di un Occidente malato, che si veste di perbenismo ma nasconde perversioni e storture.
E mentre la telecamera ci mostra queste vite, ci chiediamo: cosa nasconde il gabinetto? Cosa nasconde la società? Forse la risposta è proprio lì, tra le crepe delle pareti e le ombre dei cittadini-spettri. “Gabinetto” è un viaggio nel profondo, un’immersione nell’orrido dell’animo umano, così disturbante, così banale.
In questo corto, ho contato almeno 5 “Easter egg”, uovo di Pasqua, sorpresa nascosta, credo sia la più calzante. Lascio al lettore un po’ di ricerca e ve ne andrò a mostrare solo uno:
Al minuto 7.30 fino a 7.47 (qui)
Vediamo una signora con le borse della spesa, di spalle, vestita apparentemente dismessa, davanti alla grossa statua di ciò che pare un putto. Con un accento slavo la donna pronuncia le seguenti parole
“Aiuta me, Aiuta Me, le cose stanno andando male”
Vi ricorda nulla?
Nel 1995, per la prima volta, con un servizio di Francesco Paolo Del Re, la trasmissione Chi l’Ha Visto? fa ascoltare una telefonata di 4 secondi (qui), incisa sulla segreteria telefonica di casa Rosati. Questo messaggio fu rilasciato un anno dopo la scomparsa di Alessia Rosati.
Nella telefonata si può udire la voce di una donna non troppo giovane, con un accento slavo e le parole
“Per rintracciarla perche Sta andando male, grazie prego“.
Nel 2007 Accetti pubblica questo video, la telefonata diviene di dominio pubblico dieci anni dopo, nel 2017.
Una suggestione? Può essere. Quante suggestioni con Marco Accetti.
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14 commenti
Eccellente, Rossella.
Quando Accetti è stato intervistato da Alessandro Flamini e Dario Quaglia del canale YT “I mostri di Firenze” tempo fa, orde di utenti che non esito a definire buffoni si sono precipitati a scrivere commenti scandalizzati o sarcastici o perbenisti, in cui dicevano che Accetti è un mitomane, un millantatore. Solo pochi utenti intelligenti sotto quel video scrissero che 1. Non sta a nessuno se non agli inquirenti decidere se Accetti sia o meno un millantatore. 2. Accetti conosce troppi particolari di svariate ragazze scomparse per essere del tutto estraneo alle vicende. 3. Nicotri è di gran lunga più cazzaro di Accetti e dovrebbe pensare alla sua amicizia con la (defunta) vedova di De Pedis anziché pensare ad Accetti.
Io seguivo il blog di Accetti anni fa, e la sua cultura traspare eccome. Sa parlare, scrivere bene, per me la sua arte è molto interessante e il suo sito è pieno di foto che non solo non mi scandalizzano, mi piacciono.
Nemmeno io soffro di ipocrisia italica da vaticanite acuta e cronica, come non ne soffre Rossella…vivaddio!
Ben vengano quindi articoli su Accetti, che io ho sempre rispettato e mai ho minimamente pensato di insultare, e la sua arte.
P.S. I film di Pasolini non fanno cagare! Il suo “Le 120 giornate di Salò” è un film fondamentale che mostra tutti i volti del potere, e parla proprio di pedofilia, rapporti di potere tra ricchi e poveri, sfruttamento degli esseri umani, cioè di tutto ciò che la Massoneria fa a porte chiuse, in ville dal di fuori tranquille e persino spettrali perché isolate. Da brivido!!
Adoro i film di Pasolini.
Rossella scusa, ho riascoltato il messaggio lasciato in segreteria dalla donna misteriosa riguardo al caso Alessia Rosati, e a me la donna sembra sudamericana più che slava, dal modo in cui pronuncia “prego” soprattutto. Le persone di madrelingua spagnola hanno una “g” molto particolare e quando parlano italiano non hanno la g dura come ce l’abbiamo noi, tendono a non pronunciarla.
Magari sbaglio ma a me non sembra affatto slava.
Potrebbe essere, a Chi l’Ha visto? l’avevano identificato come accento slavo. A me personalmente sembraav triestino 😀 (che forse se intendino slavo dei bacani potrebbe avere qualcoa in comune). Però mi hai dato un’ottima idea, potrei comparare i diversi accenti con la medesima parola.In quegli anni Accetti stava ancora con la Carnazza, altrimenti avrei preso in considerazione anche la polacca che ha sposato per darle il permesso di soggiorno, lavorando con Felix, di polacche doveva conoscerne parecchie IO provo qualche accento sudamericano (portoghese e spagnolo), europa dell’est e… nord africa e paesi arabofoni assolutamente no, scarterei anche il resto dell’africa e l’oriente che dici? Forse qualche lingua baltica o comunque nord europea…beh provo e ti faccio sapere 🙂
Allora, ho riascoltato il messaggio almeno 5 volte, anche la “s” di “sta andando male” è un po’ strisciata, come la strisciano i madrelingua spagnoli, nel senso che si sente e non si sente.
Ho una laurea in lingue straniere moderne e sia per lavoro che per vicinato parlo con tante persone straniere. Una mia cara amica è polacca e non ha quella melodia nel parlare, i sudamericani sì invece.
A me sembra sudamericana, triestina non saprei dirti 😊
Comunque sì, vale la pena allargare un po’ il raggio ma scartando decisamente Africa, paesi arabi e Oriente, hanno un modo totalmente diverso di pronunciare le parole e una diversa melodia.
Ottimo, quindi dici sudamerica solo di lingua spagnola o anche portoghese Dove altro parlano spagnolo, nelle filippine forse, però credo che ormai sia stata completamente rimossa e sostituita dall’inglesse. Spagna adfrepatria no?
Sì prova tutti gli accenti spagnoli Rossella, se hai tempo e modo.
Sul portoghese ho molti dubbi, pronunciano le parole italiane in modo diverso e con diversa melodia rispetto ai madrelingua spagnoli.
Sulle lingue slave va detto che i madrelingua hanno problemi con i pronomi in fondo ai verbi in italiano, come in questo caso “rintracciarla”.
La mia amica polacca da 25 anni anni in Italia direbbe “rintracciare” o “rintracciare lei” ; loro hanno problemi anche con gli articoli prima dei sostantivi.
Per me la donna è madrelingua spagnola.
Si, avevi ragione, siamo sicuramente sullo spagnolo… ora è capire di dove !
Potresti chiedere ad Accetti se al tempo conosceva e/o frequentava una donna o più donne di madrelingua spagnola, ma credo tu ci abbia già pensato visto che parlavi delle sue frequentazioni in un commento precedente. O magari qualcuno del suo giro dell’epoca ne conosceva.
O magari Accetti con la telefonata non c’entra affatto ma visto l’uovo di Pasqua inserito nel corto “Gabinetto” inserito ben 10 anni prima direi che c’entra eccome.
Sarà stata proprio una sua idea la telefonata?
Ma poi Accetti della Rosati che dice? Ha mai detto dove trovare l’eventuale corpo? O lui faceva “solo” il lavoro di consegna come fossero pacchi postali?
In ogni caso come ha fatto “Chi l’ha visto?” a prendere per slava la donna della telefonata? Chiedere una consulenza linguistica/fonologica ad una persona del settore no?
Mah.
Ho le agende di Accetti, ci sono di tutte le nazionalità…
Non so se dire ottimo o meno, però ti può essere di aiuto, specie se ci troverai donne di paesi di lingua spagnola.
Tienici aggiornati naturalmente! 😊
Un pippone che alla fine non è altro che un modo volontario e alternativo di pubblicizzare Accetti, o meglio le sue opere. Non solo ne alimenta la figura misteriosa, cosa che ad Accetti piace tanto, ma si cimenta pure nella critica delle opere d’arte, praticamente sconosciute a tutti e proprio per questo bisognose di promozione. Del resto un’amica che si occupa di giornalismo può farti, a modo suo, il favore di ottenere un altro po’ di notorietà.
Quanta superficialità in questo commento. E quanta scarsa conoscenza della mia indagine. Le consiglio di leggersi prima i miei articoli su Josè Garramon, se vuole mi contatti privatamente, la mail è rossellapera.lagiustizia@gmail.com. Avrei davvero piacere a scambiare due battute con lei. Posso conoscere la sua posizione rispetto l’Accetti. Un mitomane innocuo?
Ciao rossella mi sto’ documentando da poco sia alla vicenda Orlandi che Gregori. Volevo chiederti 2 cose
1) ho letto che alla famiglia Orlandi fu’ fatta vedere una foto di una ragazza messa in una bara di un’opera di Accetti e alla vista gli si gelo’ il sangue perché assomigliava ad Emanuela. Tu hai conferme? Hai visto quest’opera…
2) come si chiava la persona pelle olivastra capelli scuri con la quale lui girava che può essere colui che hanno visto e fatto identikit sia per il caso Orlandi che Gregori?
Ciao Davide, forse ti riferisci a questa foto? https://lagiustizia.net/emanuela-orlandi-katty-skerl-e-la-foto-criptica/
Accetti aveva un amico di origine afghana di nome Farid, ma che io sappia non ci sono elementi che colleghino questa persona a quella degli identikit. Non credo nessuno abbia mai convocato o interrogato questo amico di Accetti..