di Alessandro Palumbo
Il 7 ottobre 2023 è una data che rimarrà sicuramente tragicamente nella storia.
Quella data ha visto Il più grande e il più feroce pogrom dopo la seconda guerra mondiale, 1200 persone tra cui 800 civili sono stati trucidati in maniera bestiale e più di 250 sono stati rapiti, molti dei quali sono poi morti in cattività.
Un feroce attacco scatenato da Hamas contro Israele puntando chiaramente al suo annientamento.
Le previsioni di Hamas di sollevare le masse arabe e di conseguenza i paesi arabi contro Israele sono per lo più fallite, anche gli arabi di Israele non hanno risposto alla chiamata alle armi, ma quella data ha avuto altri effetti forse non previsti, perlomeno in quelle dimensioni.
Infatti da quella data si è scatenata la più intensa e feroce guerra di Israele contro Hamas e la popolazione di Gaza con migliaia di morti e distruzioni, e in contemporanea è scattata una demonizzazione di Israele che ha portato il mondo occidentale a considerare lo Stato di Israele come uno Stato canaglia e di conseguenza come uno Stato da eliminare. La richiesta di centinaia di migliaia di persone in Italia e di milioni in tutto il mondo occidentale di una Palestina libera dal fiume al mare espressamente chiede la cancellazione dello Stato di Israele, mentre il termine sionista è diventato sinonimo di criminale.
Tutto questo ha portato al riemergere forte di un sentimento antisemita che colpisce le comunità ebraiche in tutto il mondo occidentale.
Ma quello che vogliamo analizzare non è il giusto sentimento di sgomento nei confronti delle atrocità della guerra, e l’odio antisemita che si è scatenato, ma il sentimento selettivo per cui la mobilitazione è scattata fortemente solo per questa guerra e non per altre e cercare di capirne il perché.
Infatti nel mondo ci sono più di ottanta focolai di guerra, nel recente passato in Siria si sono contati centinaia di migliaia di morti civili, in Sudan le milizie islamiche compiono ogni giorno massacri, in Nigeria si sta attivando un vero e proprio genocidio nei confronti dei cristiani, lo stesso in Cina nei confronti delle popolazioni musulmane, e così in Congo, in Afghanistan, in Iran.
Recentemente a manifestare per le donne Afghane e sudanesi eravamo in 30, per il Venezuela una cinquantina, la manifestazione per l’Iran con 30 persone ha dovuto sgombrare per non incontrare il corteo Propal, così da constare che queste tragedie non suscitano nessuna reazione.
La guerra in Ucraina, nel cuore dell’Europa, che ha provocato un milione di morti vede buona parte della opinione pubblica simpatizzare per l’aggressore e comunque chiedere la fine della resistenza ucraina, con intellettuali, per lo più di sinistra, che difendono le ragioni dell’aggressore.
L’ amara realtà è che questa coscienza selettiva per cui ci si mobilita solo per la Palestina è frutto di un odio di noi stessi.
Israele è l’occidente e per molti giovani e non questo basta per una condanna totale, anche l’Ucraina è colpevole perché vuole schierarsi con l’occidente, orfani del comunismo e della sua visione palingenetica l’odio contro l’occidente fa si che si crei una saldatura con tutte le componenti più antioccidentali sino ad una saldatura tra movimenti di sinistra e islam radicale o a vedere in Putin un punto di riferimento.
Le tragedie in Africa e in Asia sono comunque viste come la conseguenza del colonialismo occidentale e ogni intervento è visto come una aggressione.
Tutto questo ha creato una generazione che non è disposta a nulla per difendere una cultura che non sente propria e che ritiene responsabile di quello che succede.
L’ignoranza della storia figlia diretta della cultura woke nelle sue degenerazione mina alle fondamenta l’universalità dei diritti, cosi che la cultura liberale viene vista come una forma di oppressione e di razzismo.
A questa degenerazione si unisce uno svuotamento etico e una frantumazione sociale per cui la conservazione del proprio orticello è prioritaria a qualsiasi argomento.
La riedizione del “meglio rossi che morti” degli anni 70 del secolo scorso, meglio Putin che morire urlano i giovani tedeschi e in Italia non si è da meno.
Come è stato possibile creare generazioni di anime morte non disposti a nulla per difendere principi universali di democrazia e libertà, come è stato possibile che venga giudicato colpevole l’unico spazio dove tali principi sopravvivono.
Perché si ammira Hamas e non Israele , Putin e non Zelensky, Maduro e Xi Jiping che fanno strame di questi principi di democrazia e libertà.
Al di là dei torti e del cinismo che a volte caratterizza la politica dell’occidente , delle sue diseguaglianze , che hanno spinto e spingono molti di noi a impegnarsi a un impegno costante per migliorare la società, è necessario affermare con forza che la cultura woke nelle sue degenerazioni è una cultura di destra , profondamente razzista che nega il progresso nella storia, incatena i popoli privandoli della capacità di evolversi.
È necessario riaffermare con forza il principio che una anima morta incapace di combattere per la propria libertà ci porta all’eclisse del diritto e della convivenza.
Tutti dovrebbero leggere le lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana o gli scritti dei nostri eroi risorgimentali (il nostro Risorgimento che è stato l’ispiratore del Sionismo), forse si troverebbero le risposte al vero senso della vita.
“libertà va cercando, ch’è si cara come sa chi per lei vita rifiuta”
Dante

