“Più trasparenza nelle liste d’attesa per le prestazioni sanitarie, con standard minimi nazionali uniformi; inoltre, l’adozione di piattaforme digitali regionali uniche, capaci di dialogare tra loro in modo interoperabile e mantenute sempre aggiornate”. Lo ha detto il Presidente di Anac Giuseppe Busìa davanti alla XII Commissione permanente Affari Sociali della Camera dei Deputati, durante l’audizione dello scorso 21 luglio, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei livelli essenziali di assistenza e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle Regioni. E ha continuato:
“Occorre rendere unico il sistema di gestione delle agende di prenotazione, nell’ambito del CUP, su base regionale o almeno provinciale, e renderlo facilmente fruibile, anche attraverso l’integrazione tra pubblico e privato, almeno per la prima visita e per i successivi follow up”.
“L’ampiezza dei flussi finanziari destinati alla sanità, pari a circa il 25% della spesa complessiva dei contratti pubblici, aumenta le probabilità di cattiva gestione e di opacità amministrativa”, ha osservato ancora il Presidente Busìa. “Proprio il settore sanitario incide per l’8% delle segnalazioni di whistleblowing, e tra le irregolarità più frequenti rientrano la malagestione di reparti o strutture, anomalie negli appalti, irregolarità relative alle liste d’attesa o ai ricoveri ospedalieri, forme di clientelismo nella distribuzione degli incarichi, procedure di accreditamento sospette, concorsi pilotati”.
“Il rapporto tra Regioni, aziende sanitarie e strutture private accreditate costituisce un passaggio determinante per garantire pienamente i Lea”, ha aggiunto il Presidente di Anac. “In un contesto in cui si sovrappongono ingenti risorse economiche, asimmetrie informative e una pluralità, fisiologica, di interessi, diventano centrali la trasparenza nei processi di accreditamento e la correttezza delle convenzioni sottoscritte. La definizione dei fabbisogni, la programmazione delle attività, la valutazione della qualità delle prestazioni, la gestione dei budget e il controllo dei volumi erogati dai soggetti privati accreditati o convenzionati incidono direttamente sulla capacità del sistema di assicurare i Lea in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale. L’assenza di adeguati livelli di trasparenza nelle procedure autorizzative o la mancata standardizzazione degli strumenti impiegati nelle fasi negoziali e ispettive possono alimentare opacità e asimmetrie informative e, nei casi più problematici, anche condotte devianti”.
Busìa ha poi richiamato l’attenzione sulle sponsorizzazioni e sulla composizione delle Commissioni giudicatrici per le gare. “Le risorse provenienti dalle sponsorizzazioni devono essere impiegate tramite meccanismi di filtro disciplinati dall’istituzione di un apposito fondo per la formazione dei professionisti, gestito secondo criteri di rotazione e imparzialità, con modalità tali da assicurare una piena trasparenza. Quanto alle commissioni giudicatrici, è opportuno che le aziende, quando rilasciano pareri, nulla osta o autorizzazioni per lo svolgimento di attività extra impiego, valutino in modo accurato le ricadute di tali attività sulla possibile partecipazione del professionista alle procedure di gara, soprattutto nei casi in cui la sostituzione del componente all’interno della Commissione non sia semplice o quando la pianificazione degli acquisti renda prevedibile il suo coinvolgimento in futuro”.
Successivamente, Busìa ha messo in guardia contro rischi diffusi nel settore sanitario legati all’acquisto di macchinari a prezzo scontato ma con contropartite non dichiarate, connesse a servizi di manutenzione particolarmente onerosi. Ha quindi raccomandato di ricondurre questa modalità entro confini eccezionali e di favorire un ritorno a modelli di reclutamento basati su concorsi pubblici trasparenti, stabili e meritocratici.
Infine, rispondendo a una domanda sulle nomine politiche di dirigenti sanitari e primari, Busìa ha affermato in modo netto che “il sistema deve cambiare, diventare più trasparente, prevedendo criteri professionali più rigorosi, in cui contino le competenze e non l’appartenenza politica”.

