Con la nascita a Genova nel 1892 del Partito dei Lavoratori Italiani, i padri fondatori si resero immediatamente conto che il nuovo soggetto politico era in realtà una macchina molto complessa da governare e che necessitava per vivere e operare su scala nazionale di una efficiente organizzazione e di importanti risorse economiche. Vi erano da sostenere centinaia di circoli, sezioni, comitati provinciali e regionali, le casse di resistenza, la stampa locale e nazionale, l’attività parlamentare, le campagne elettorali e le tante altre iniziative politiche.
La consapevolezza che la politica costava e che senza adeguate risorse economiche tutto sarebbe risultato vano, preoccupò sempre i dirigenti di partito, che non esitarono a discuterne in apposite assise e farne uno degli argomenti all’ordine del giorno dei vari congressi, sia nazionali che locali.
Il radicamento del partito era diverso da regione a regione e quindi gli aiuti andavano attentamente calibrati per non lasciare indietro nessuna realtà rispetto all’evoluzione del movimento socialista.
Non potendo contare su finanziamenti pubblici o su importanti liberalità individuali, lo sforzo era stato rivolto allo sviluppo di un efficace sistema di autofinanziamento, utilizzando le risorse insite nella specifica organizzazione del partito.
L’autofinanziamento si reggeva su due pilastri: le quote associative e le sottoscrizioni promosse in particolari occasioni o con specifiche finalità, come il sostegno alla stampa, l’aiuto agli scioperanti in lotta, alle campagne elettorali o in occasione del Primo Maggio. Non mancavano poi iniziative non “istituzionali” organizzate dagli iscritti su base volontaria per raccogliere fondi in favore di singoli compagni o famiglie particolarmente bisognose e per sostenere la stampa nazionale e locale.
L’uscita più alta, anche superiore al 50% dei costi totali, era assorbita da L’Avanti!, l’organo ufficiale del partito, che rappresentava lo strumento più importante e decisivo per raggiungere e informare tutti i compagni in ogni angolo del paese.
Dapprima, essendo il partito costituito su base associativa, si era convenuto su una tassa d’adesione annuale per ogni sodalizio non uguale per tutti, ma graduata in base al numero dei loro aderenti.
Successivamente al congresso di Parma con il passaggio alle adesioni individuali, si era prevista una tassa annuale, pagabile anche a rate, la cui metà spettava alle sezioni e l’altra metà all’Ufficio esecutivo centrale. Facevano eccezione, come stabilito al Congresso nazionale di Reggio Emilia del 1893 su proposta di Prampolini, i possidenti e i professionisti che erano tenuti a pagare su base volontaria all’amministrazione centrale un contributo straordinario aggiuntivo.
La Cassa centrale a sua volta doveva sostenere le spese della propaganda, aiutare le sue vittime, oltre a girare una quota significativa ai comitati regionali. Ovviamente l’entità della quota associativa individuale era stabilita ogni anno sulla base delle necessità politiche-organizzative e della crescita del partito.
Non tutto andò sempre come previsto. Si scontò spesso, infatti, l’irregolarità dei versamenti e una diffusa insolvenza che minarono l’attività politica del partito, costretto a ripensare, ridurre, se non a cancellare in continuazione le sue principali fonti di costo. Nel novembre del 1906 la Direzione su proposta di Argentina Altobelli e a imitazione di quanto praticato nel Bolognese e nel Mantovano, introdusse bollettini mensili trimestrali come forma di verifica del pagamento delle quote associative.
Due rilevanti novità intervennero nel 1911 e nel 1914 ad alleviare momentaneamente e parzialmente la situazione finanziaria: la nascita della “Società editrice Avanti!” e il versamento da parte dei parlamentari del 10% della indennità parlamentare appena approvata, prevedendo comunque il dimezzamento della percentuale per chi non aveva altri introiti lavorativi.
Con la guerra i bilanci finanziari del partito vennero travolti, tanto che nel congresso del 1918, in vista della ripresa dell’attività politica, furono varati provvedimenti straordinari. Nonostante tutti i tentativi di rimpinguare le casse del partito, il bilancio presentato nelle varie assise nazionali testimoniarono sempre gravi difficoltà e un indebitamento tale da condizionare l’attività politica.
La questione finanziaria sarà sempre presente e a volte peserà come un macinio non solo nella storia del partito socialista ma anche in tutte le formazioni politiche, specie quelle della sinistra.

