di Alessandro Perelli
Mentre i negoziati tra Armenia e Azerbaigian proseguono a fasi alterne con interruzioni e incidenti militari residuo della recente guerra che ha portato in poche ore alla riconquista da parte degli azeri del contestato territorio del Nagorno Karabackh, prosegue il mutamento geopolitico nel Caucaso derivato da questi fatti. Non poteva che essere così dopo l’ abbandono al suo destino di Yerivan da parte di Putin , le cui truppe dovevano essere a garanzia dell’ integrità del territorio armeno ma che non avevano mosso un dito al momento dell’ invasione di Baku. Tanto, in chiara relazione con l’ atteggiamento benevolo della Russia con la Turchia di Erdogan, che si era schierata risolutamente a fianco dell’ Azerbaigian. Turchia, che serviva a Putin per spezzare la solidarietà occidentale e Nato nei confronti dell’ Ucraina, considerando l’ attacco a Kiev molto più importante delle ragioni di Yerivan. Del resto, proprio in seguito alla disfatta militare subita il Premier armeno Nikol Pashinyan, stava subendo inevitabili attacchi interni da parte dell’ opposizione, con rivolte anche armate sul piano interno che ne indebolivano sempre di più la sua già traballante posizione. Il primo effetto internazionale di questa situazione non poteva che essere una caduta libera delle relazioni con Mosca, che negli anni precedenti si erano concretizzate in vari settori, compreso (e soprattutto) quello militare, relazioni rivelatesi poi fallimentari al momento dell’ invasione azera del Nagorno Karabackh. Recentemente Pashinyan ha congelato la partecipazione del suo Paese al Trattato di Sicurezza collettiva (OTSC), che comprende sei Stati resisi indipendenti dall’ ex Unione sovietica e che costituisce un fiore all’ occhiello per i rapporti con Mosca.
Si sono verificati poi una serie di piccoli incidenti significativi del clima di ostilità. Nel gennaio 2024, militari armeni , dopo aver ispezionato un convoglio russo hanno arrestato due soldati per possesso di droga. Vi e’ stato un atto vandalico nella capitale armena su un monumento che ricorda il periodo del passato sovietico che ha causato l’ indignazione di Mosca. Ma il fatto che testimonia di più l’ ira della Russia e’ stato che l’ Armenia sia diventata parte integrante dello Statuto di Roma che, notoriamente, ha istituito la Corte penale internazionale. Cioè, se Vladimir Putin visitasse il Paese potrebbe essere arrestato o incriminato. Senza parlare poi della progressiva diminuzione delle trasmissioni in lingua russa da parte delle emittenti radiofoniche e del blocco da parte della Banca armena dei sistemi di pagamento creati dalla Banca centrale della Federazione russa. Putin, nonostante la coda di paglia per la questione Nagorno Karabackh, poteva non replicare? Lo ha fatto poche settimane fa’, non direttamente ma attraverso il Ministro degli Esteri Lavrov. Il responsabile della politica internazionale del Cremlino ha usato parole di particolare pesantezza contro Pashinyan, accusandolo di aver reso tese le relazioni con Mosca a causa delle sue scelte politiche di cercare legami piu’ solidi con gli Usa e l’ Unione Europea. Ha poi girato la frittata, asserendo che il Premier armeno avrebbe abbandonato il Karabackh al suo destino già quando accettò i confini stabiliti dal Protocollo di Alms Ata, definiti nel 1991 all’ interno del OTSC. Una vera e propria delegittimazione del povero premier armeno preoccupato anche della recente ripresa dei rapporti tra Iran e Azerbaijan, che per gran parte del periodo post Unione Sovietica erano stati alquanto problematici . Non rimane quindi all’ Armenia che guardare all’ Occidente per evitare un isolamento che la renderebbe ancora più vulnerabile.
Il 5 aprile scorso, Pashinyan ha incontrato, a Bruxelles, Ursula von der Leyen, riuscendo a ottenere lo stanziamento UE di 270 milioni di euro, per andare incontro alle esigenze finanziarie di Yerivan, dopo la debacle subita da Baku. Risorse di dollari sono arrivate anche dagli Stati Uniti che, inoltre, hanno inviato istruttori militari nell’ ambito di un programma di cooperazione bilaterale in materia di difesa. Un vero sconvolgimento delle relazioni geopolitiche che interessano questa parte del Caucaso. Peccato per Pashinyan che tutto ciò potrebbe rivelarsi inutile, in quanto Baku, proprio in seguito alle sanzioni contro la Russia, ha ormai sostituito Mosca nei rifornimenti di gas all’ Europa e tutti sappiamo quanto conti l’ energia nel quadro delle alleanze internazionali. Intanto le proteste interne per fare cadere il Governo aumentano di giorno in giorno: centinaia di arresti sono stati compiuti dalle forze di polizia mentre l’ opposizione ha candidato l’ arcivescovo Bagrat Galstanyan come nuovo Primo Ministro. Guarda caso, questi è accusato dai media filo governativi di essere finanziato e al servizio di Mosca.

