Questo articolo susciterà le ire di molti lettori. Anzi, molti saranno quelli che non tarderanno a produrre dissacranti critiche. Però qualcuno deve pur farlo, e stavolta a farlo sarò io.
Sulla stampa americana è apparsa una dichiarazione della biondissima first lady Jill in cui, non molto romanticamente, sostiene: “non si possono bruciare anni e anni di alta politica con 5 minuti di défaillance“.
La nobildonna, (perché questa è l’allure ostentata dalla moglie di un certo Mister Biden), ha voluto dire a chiare lettere al popolo americano che non devono permettersi di infangare il buon nome di suo marito, presidente dello Stato più potente al mondo, soltanto perché, in quella che è stata una serata fondamentale per il futuro della Casa Bianca, ha dimostrato tutte insieme le sue debolezze.
Perché, signore e signori, ci vorrebbe molto coraggio a dire che Joe Biden ha fatto una bella figura davanti a quello sciamannato di Donald Trump l’altra sera nel dibattito testa a testa in vista della delle elezioni presidenziali.
E allora parliamone una buona volta.
Gli anziani al potere: perché, e per quanto ancora? Siamo circondati da eminenze più o meno grigie della politica, anche italiana, che ancora non si rendono conto che in Francia un ventottenne sta per diventare primo ministro della Repubblica di Marianna, e con buona pace di tutti molto probabilmente ne diventerà anche il presidente. 28 anni: da scrivere a lettere cubitali.
Non ci rendiamo conto che l’attuale astensionismo è circoscritto a due grandi fasce di elettori: da una parte gli anziani, che in Italia sappiamo benissimo essere la maggioranza assoluta. E dall’altra i giovani. Se, per quanto riguarda gli anziani, potremmo anche farcene una ragione e lasciare che trascorrano serenamente gli ultimi fine settimana della loro vita al mare o in montagna, (quando grazie al cielo non siano malati o allettati), molto più preoccupante è il discorso sui giovani.
Dovremmo magari chiederci come mai non sono più appassionati di politica, tanto da rifiutarsi di trascorrere mezz’ora o un’ora al massimo dei loro weekend al seggio elettorale.
E non diamo la colpa ai fuori sede, perché sappiamo che l’Italia è fanalino di coda per numero di universitari in Europa.
Il disagio è diffuso. E si tratta di un disagio che, su più ampi orizzonti, arriva fino a Biden. E non nascondiamo la testa sotto la sabbia come gli struzzi, perché gli struzzi non vanno a votare.
Guardiamo un attimo alle nostre Camere: quanti sono gli under 40 a Montecitorio ? E quanti sono gli under 50 a Palazzo Madama?
Vorrei prendermi la briga di andare a consultare le statistiche, perché ce ne saranno. Ma limitandoci a quanto gli strumenti di comunicazione divulgano, non mi pare che le facce proposte dalle televisioni, dai giornali e dai social siano pressoché prive di rughe. Anzi: siamo ormai persuasi che la saggezza di un politico sia direttamente proporzionale al numero di rughe da contare sul suo volto.
Probabilmente in Francia esistono oculisti migliori, oppure esiste un’educazione migliore. Che poi, migliore è una parola grossa: chi scrive non avrebbe votato per Bardella neanche con 10/10 di vista.
Ma a parte queste considerazioni di parte, dobbiamo senza dubbio renderci conto che sì, è giusto ed è utile ad una nazione che un politico, o un grande politico,
si faccia semplicemente da parte quando non più in grado di sostenere il proprio ruolo.
Quando un vecchio saggio non è più capace di esprimere quello che rappresenta con la lucidità dovuta ai suoi elettori in primis, e al resto della nazione poi, deve tirare i remi in barca. E cedere il posto ad altri, magari meno affaticati (per usare un eufemismo).
E dove sarebbero, direte voi, i giovani politici su cui contare, e da votare?
A differenza del passato, per i ventenni di oggi fare politica non può più essere una scelta di vita: c’è lo studio, il lavoro, la famiglia. E cosa dovrebbero fare prima, questi giovani? Lavorare, studiare, mettere su casa: sono imperativi categorici, e sono sfide sempre più ardue. E se volessero dedicarsi alla Politica, quella con la P maiuscola, cosa mangerebbero? Di sogni, purtroppo, non si campa.

Allora, cari vetusti saggi della politica italiana, quando esortate i giovani a seguire le vostre orme, su qualunque schieramento lascino impronte, e verso qualunque direzione conducano, ricordatevi che a metterli in questa impasse siete stati voi.
E quando, per farvi belli davanti alla popolazione, asserite con aria nobile “largo ai giovani!” …pensateci due volte, e contatevi bene le rughe.
La coerenza, così come la saggezza, è merce sempre più rara per garantire il futuro a chiunque. E non solo in politica.


1 commento
Gentile Lucia, la tua provocazione meriterebbe un approfondimento. Dirò solo che se Biden e Trump stanno ancora là e in Francia c’è Bardella primo ministro in pectore significa solo che i “giovini” americani sono mentalmente più bolsi e stanchi di chi li governa, mentre il “giovine” francese, è più vecchio di chi ce lo ha messo. Anche se fa furbamente il paladino dei gay giustamente terrorizzati dall’omofobia degli arabi, che in Francia sono assai. Non a caso RN è il partito che ha eletto più omosessuali. Per cui, inverti pure i fattori ma il risultato non cambia.